E-ELT, il botto che dà avvio ai lavori

•24 giugno 2014 • Lascia un commento

Sarà il telescopio più grande al mondo grande quanto un campo di calcio, confrontabile quasi con le dimensioni della Cupola di San Pietro. I 39 metri di diametro dell’E-ELT- European Extremely Large Telescope dell’ESO permetteranno lo studio di regioni del cielo non ancora esplorate, andando alla ricerca anche di nuovi mondi e in particolare di terre simili al nostro pianeta.

Il picco del Cerro Armazones in Cile a 3000 metri di quota è stato in parte livellato per ospitare il nuovo telescopio ottico/infrarosso la cui prima luce è prevista fra dieci anni, nel 2024.

L’evento in numeri:
E’ stata fatta a pezzi circa 5000 metri cubi di roccia.
Verranno rimossi circa 220 000 metri cubi di terra.
La piattaforma dell’E-ELT sarà grande 100 metri x 300 metri.
16 mesi di lavoro (fine 2015).
Prima luce del telescopio: fra 10 anni.

Press release dell’ESO: Inizio esplosivo per l’E-ELT – http://www.eso.org/public/italy/news/eso1419/

Media INAF: Un botto per E-ELT – http://www.media.inaf.it/2014/06/20/un-botto-per-e-elt/

Altre informazioni:
E-ELT il più grande telescopio al mondo – https://tuttidentro.wordpress.com/2013/10/07/e-elt-il-piu-grande-telescopio-al-mondo/
ESO e Cile firmano l’accordo per la costruzione di E-ELT: https://tuttidentro.wordpress.com/2011/10/29/eso-e-cile-firmano-laccordo-per-la-costruzione-di-e-elt/

Sabrina

 

Avamposto42, guida galattica per terrestri in missione

•20 giugno 2014 • 2 commenti

Samantha CristoforettiL’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Samantha Cristoforetti. Crediti ESA/NASA.

E’ stato presentato ieri presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI durante una conferenza stampa Avamposto42, il nuovo sito web ufficiale della Missione Futura dell’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea Samantha Cristoforetti.
Avamposto42 nasce da una collaborazione tra ESA, ASI e l’Aeronautica Militare, oltre ad altri partner tra cui l’Associazione Italiana per l’Astronautica e lo Spaziio (ISAA).

In questo video Samantha Cristoforetti, presenta Avamposto42 e racconta il valore della nutrizione nello spazio. Al momento sta seguendo gli ultimi mesi di addestramento per la sua prossima missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prevista per il prossimo novembre 2014.

“Vorrei che sempre più persone possedessero le semplici conoscenze necessarie per fare scelte alimentari consapevoli, che permettano di godere della vita pienamente e a lungo” racconta Samantha Cristoforetti.” Allo stesso tempo vorrei che sempre più persone conoscessero la sfida dell’esplorazione spaziale, un affascinante viaggio collettivo dell’umanità per allargare le possibilità della nostra specie”.

Come racconta Antonio Pilello di Argotec, “La scelta dei nutrimenti utilizzati da Argotec nella preparazione del bonus food è anche stata fatta sulla base di criteri scientifici molto rigorosi, in modo da selezionare, tra gli ingredienti più sani e nutrienti, quelli maggiormente adatti per la salute e il piacere di Samantha. È molto importante mangiare in modo corretto sulla Terra, ma questo vale ancora di più in condizioni di microgravità”. Argotec è un’azienda di Torino, unica responsabile per il bonus food degli astronauti europei dell’ESA su contratto dell’ESA stessa e fornitore ufficiale di cibo per gli astronauti europei in missione sulla ISS per i quali realizza cibi su richiesta. Argotec ha sviluppato uno spazio di ricerca per lo studio nutrizionale del cibo dedicato agli astronauti, il cosiddetto Space Food Lab.

I cibi che vanno a bordo della ISS devono essere consegnati alla NASA almeno 18-24 mesi prima del lancio in modo che possano essere recapitati in anticipo a bodo della ISS prima dell’arrivo dell’equipaggio. E grazie ad Argotec, Lavazza e l’ASI con Samantha Cristoforetti andrà in orbita anche ISSspresso, il primo caffé espresso nello spazio.

Samantha Cristoforetti addestramento

Samantha Cristoforetti sperimenta l’assenza di gravità. Crediti: ESA/NASA. Fonte: Avamposto42.

In orbita attorno alla Terra non si è soggetti alla forza di gravità. La massa della Terra è molto più grande rispetto a tutto quello che le sta sopra, persone comprese. Di conseguenza, la forza di gravità terrestre domina e maschera quasi tutte le altre interazioni tra i corpi, quale per esempio l’azione gravitazionale che ognuno di noi esercita sulla Terra stessa, l’azione gravitazionale che noi esercitiamo su tutti gli altri oggetti (e persone) che ci stanno vicino.
Sulla Terra è facile capire che una bottiglia piena di acqua pesa di più di una bottiglia vuota o mezza vuota. Da quando siamo nati, abbiamo inziato a sperimentare la forza di gravità con le nostre cadute per terra, imparando a camminare, quando si fanno gesti molto semplici e abitudinari come quello di bere un bicchiere d’acqua.

“Il peso e quindi la forza di gravita’, influenza profondamente tutta la nostra vita quotidiana, persino nei dettagli” racconta Stefano Sandrelli dell’INAF-Osservatorio dei Brera e collaboratore ESA. “Quando siamo in piedi, per esempio, il sangue si trova in gran parte sotto il livello del cuore: se la circolazione deve funzionare, allora il muscolo cardiaco deve pompare con una forza sufficiente a vincere l’attrazione gravitazionale. Il nostro senso dell’equilibrio dipende dai movimenti degli otoliti, sassolini che si trovano nell’orecchio interno e che si muovono sotto l’azione della gravità: cambiate la gravità e il nostro sistema di orientamento naturale andrà del tutto in tilt. E questi non sono che due casi particolari”.

Ma perché andiamo lassù?
Come dice Paolo Nespoli, astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea che ha già trascorso sei mesi nello spazio, il motivo per cui si va nello spazio è perché lì vi sono condizioni che non si trovano sulla Terra, per cui si riesce a fare quello che non è possibile fare a Terra. “Cose che da un lato ci sono utili e dall’altro ci divertono” afferma. “Ci andiamo anche perché non possiamo fare a meno di farlo: l’avventura, il viaggio, la scoperta sono nella nostra natura”.

Samantha Cristoforetti è nata a Milano ma vissuta a Male’ in provincia di Trento, Samantha Cristoforetti e’ uno dei sei astronauti ESA classe 2009, gli Shenanigans. Si e’ laureata a Monaco in ingegneria meccanica con una specializzazione in propulsione spaziale e strutture leggere e, come parte dei suoi studi, ha frequentato sia l’ Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa in Francia sia per dieci mesi la Mendeleev University of Chemical Technologies a Mosca, durante i quali ha scritto la sua tesi di Master in propellenti solidi per razzi.

Sito web – Avamposto42: http://avamposto42.esa.int/
ESA-Agenzia Spaziale Europea: http://www.esa.int/ESA
Tutte le interviste sono tutte tratte dal sito Avamposto42; le interviste a Paolo Nespoli sono state ricavate da una presentazione pubblica organizzata dal Gruppo Astofili Salese, Santa Maria di Sala, Ve, durante la Mostra di Astronomia e Astronautica, marzo 2013. Vi suggerisco il suo libro “Dall’alto i problemi sembrano più piccoli”, edizioni Mondadori.

Sabrina

Chi si ferma è perduto

•18 giugno 2014 • Lascia un commento

COBE- universo

Image Credit: DMR, COBE, NASA, Four-Year Sky Map

di Marco Castellani

Potremmo ben dire così, vista la situazione: chi si ferma è perduto. Del resto, fermo non c’è proprio nessuno. Tanto meno la Terra. Allora vediamo di fare chiarezza, in questo senso. Approfittiamo dell’immagine presentata un paio di giorni fa da APOD, per aiutarci in questa rapida carrellata… Cominciamo appunto dalla Terra. Ebbene, la Terra non sta ferma di certo: come sappiamo, si muove intorno al Sole, compiendo il suo moto di rivoluzione annuale. Il Sole a sua volta non sta certo in panciolle, ma orbita intorno al centro della Via Lattea.

Al che uno potrebbe pensare: bene, è finita qui.

Invece no. Affatto.

La Via Lattea compie la sua orbita intorno all’interno del Gruppo Locale di Galassie (il nome vi dice qualcosa, per caso?). Il quale Gruppo Locale, lungi dal vegetare tranquillamente a galla nello spazio, si trova altresì coinvolto in una vertiginosa caduta verso il gruppo di galassie dell’Ammasso della Vergine. E’ uno degli ammassi di galassie più grossi vicino al Gruppo Locale, con più di un migliaio di galassie che vi fanno parte. Dunque si capisce che eserciti una rilevante attrazione gravitazionale.

Ma non è finita qui.

E’ che tutte queste velocità messe insieme non raggiungono quella del moto combinato di questi oggetti rispetto alla radiazione cosmica di fondo. Tale radiazione è forse il criterio più valido per poter distinguere, nell’Universo, ciò che sta fermo da ciò che si muove. Se ci pensate, ogni cosa è in movimento rispetto ad un’altra, e l’unico sistema di riferimento affidabile sembra essere quello solidale con la radiazione di fondo.

Nella mappa che presentiamo qui sopra, ottenuta per mezzo del satellite COBE, che tanto ha dato alla cosmologia moderna, la radiazione nella direzione del moto terrestre appare più blu e dunque più calda, mentre quella dal lato opposto è spostata verso il rosso e dunque più fredda. La differenza di colori rappresenta pertanto l’evidenza più diretta del fatto che la Terra è in (rapido) movimento rispetto ad un sistema di riferimento solidale con la radiazione di fondo.

Sì, va bene. Ma quanto rapido? Avete mai pensato a formulare questa domanda? A che velocità, in ultima analisi, ci stiamo muovendo nel cosmo? Ebbene, dalla mappa si ricava che il Gruppo Locale si muove alla velocità di circa 600 chilometri per secondo in rapporto alla radiazione primordiale. Questa velocità appare piuttosto alta (parliamo di più di due milioni di chilometri all’ora, non proprio bruscolini…) e per molti versi la sua entità rende perplessi gli scienziati, che si sarebbero aspettati un valore più basso. Perché mai ci muoviamo così velocemente? Perché sfrecciamo nello spazio cosmico a questa velocità decisamente sconveniente (in barba ad ogni regolamentazione del traffico che vi può essere a larga scala)? Verso dove siamo diretti? Chi è che ci attira così tenacemente?

La risposta c’è. Si chiama Grande Attrattore (e mai nome fu più indovinato, probabilmente); con la sua massa decisamente elevata (stiamo parlando di decine di migliaia di galassie, ognuna delle quali potrebbe essere paragonabile alla nostra Via Lattea) esercita una irresistibile attrazione (gravitazionale) per le galassie della Via Lattea e per milioni di altre galassie, che da tempo dunque si trovano coinvolte nel moto verso di lui.

Il viaggio comunque si preannuncia piuttosto lungo; siamo ancora a 250 milioni di anni luce di distanza, non c’è davvero da aver troppa fretta di arrivare…

Marco

 

Il caffè espresso va in orbita

•17 giugno 2014 • 2 commenti

ISSpresso

La nuova macchina per il caffè espresso si chiama ISSpresso. Crediti: Argotec, http://www.argotec.it/argotec/.

Da oggi un buon caffè italiano si può gustare anche nello spazio. Si chiama ISSpresso ed è un sistema a capsule davvero innovativo in grado di lavorare in condizioni estreme, come quelle dello spazio.

Argotec e Lavazza stanno lavorando, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), per portare l’espresso autentico, quello italiano, sulla Stazione Spaziale Internazionale con la prossima missione Futura di Samantha Cristoforetti che partirà a novembre 2014.

futura logo ISS

Logo della prossima missione di Samantha Cristoforetti, Futura. Sarà proprio durante questa missione spaziale che Samantha Cristoforetti, oltre ad essere la prima donna italiana ed europea a volare nello spazio, avrà anche l’onore di essere la prima astronauta a bere un caffè espresso a bordo della ISS. Crediti ESA. 

Argotec è un’azienda di Torino, unica responsabile per il bonus food degli astronauti europei dell’ESA su contratto dell’ESA stessa e fornitore ufficiale di cibo per gli astronauti europei in missione sulla ISS per i quali realizza cibi su richiesta. Argotec ha sviluppato uno spazio di ricerca per lo studio nutrizionale del cibo dedicato agli astronauti, il cosiddetto Space Food Lab. I cibi che vanno a bordo della ISS devono essere consegnati alla NASA almeno 18-24 mesi prima del lancio in modo che possano essere recapitati in anticipo a bordo della ISS prima dell’arrivo dell’equipaggio.

 “Il caffè italiano è una bevanda senza confini – commenta Giuseppe Lavazza, vice presidente di Lavazza – e pensiamo alla sfida di portare l’espresso anche nello spazio da tempo. Già dieci anni fa, infatti, avevamo “mandato in orbita” l’espresso artisticamente con gli scatti di Thierry Le Gouès e con il calendario Mission to Espresso, che all’epoca poteva sembrare un’opera di fantascienza e che, invece, era solo visionaria. Oggi infatti siamo in grado di rompere i limiti dell’assenza di peso e di bere davvero un buon espresso, simbolo indiscusso del made in Italy, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale”.

16 agosto 2011 ISS

La Terra ripresa dalla Stazione Spaziale Internazionale. Crediti NASA/ISS.

“I nostri ingegneri aerospaziali – dichiara David Avino, Managing Director di Argotec – hanno progettato un nuovo concetto di macchina per il caffè, sicura per gli astronauti e in grado di funzionare in condizioni di microgravità, integrandosi con l’esperienza di un leader nei sistemi di estrazione a capsule come Lavazza. Si tratta di un’opera di altissima ingegneria che ha portato a soluzioni innovative, applicabili anche con ritorni immediati sulla Terra. Lo schema funzionale era pronto già a giugno 2013: Argotec ci stava lavorando da circa un anno. ISSpresso è una sfida tecnologica che soddisfa requisiti molto severi, imposti dall’ASI , in termini di funzionalità tecnica e di sicurezza”.

“ISSpresso – aggiunge Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – è un perfetto esempio di come l’iniziativa ASI di rendere disponibili i diritti nazionali di utilizzo della ISS a progetti di partenariato pubblico-privato produca effetti di valorizzazione di risorse pubbliche a fini tecnologici, economici e sociali: l’ASI porterà ISSpresso a bordo della ISS, grazie agli accordi bilaterali di cooperazione con la NASA, condividendo con i Partner del progetto l’obiettivo comune di contribuire al miglioramento della qualità della vita degli astronauti sulla ISS, così come nei futuri lunghi viaggi di esplorazione interplanetaria. Al contempo, siamo orgogliosi di concorrere alla promozione dell’immagine e alla diffusione del marchio Made in Italy a livello internazionale, anzi “spaziale”.

ISSpresso verrà ad aumentare la varietà di gusto nei menù degli astronauti ma aumenterà a migliorare le conoscenze sui principi di fluidodinamica e sulle condizioni di microgravità. Lo studio che ha portato alla nascita di ISSpresso è così vasto che ha avuto e avrà ricadute in un immediato futuro anche su altre applicazioni terrestri oltre che spaziali.

Comunicato stampa di Argotec – http://www.argotec.it/argotec/
In formato pdf: http://www.argotec.it/argotec//docs/CS_ISSpresso_it.pdf
Tagboard- Missione Espresso – https://tagboard.com/MissionEspresso/177038
Video Sky.it – Nasce a Torino l’espresso spaziale da bere tra le stelle – http://video.sky.it/news/mondo/nasce_a_torino_lespresso_spaziale_da_bere_tra_le_stelle/v202731.vid

Lavazza: http://www.lavazza.it/
Lavazza – 2014: Caffé nello spazio – http://www.lavazza.it/it/media-center/pressreleasedetail/cb2cd79c-f217-11e3-b615-c90c8a507add/

ASI- Agenzia Spaziale Italiana – http://www.asi.it/ e 2014: caffè nello Spazio – L’espresso italiano in orbita con Argotec, Lavazza e l’Agenzia Spaziale Italiana – http://www.asi.it/it/press_room/comunicati_stampa/2014_caffe_nello_spazio_lespresso_italiano_in_orbita_con_arcotec_lavazz

Le interviste qui riportate sono tratte dal comunicato stampa di Argotec.

Sabrina

I finalisti delle Olimpiadi di Astronomia 2014 al Telescopio Nazionale Galileo

•16 giugno 2014 • 1 commento

Telescopio Nazionale Galileo

Telescopio Nazionale Galileo (TNG) nelle Isole Canarie. Crediti e copyright: Giovanni Tessicini /FGG-TNG. 

I primi due classificati nella Categoria Senior nelle Olimpiadi di Astronomia 2014, Miglionico Pasquale del Liceo Scientifico Statale “Federico II di Svevia”, Altamura (BA e Santoni Giacomo del Liceo Scientifico “G.Galilei”, Macerata sono in viaggio per iniziare il loro stage al Telescopio Nazionale Galileo della durata di cinque giorni.

squadra-olimpica

Qui sopra, la squadra olimpica formata da cinque campioni: tre della categoria Junior, Mariastella Cascone, Luca Latella e Giuseppe Gurrisi e due della categoria senior, Pasquale Miglionico e Giacomo Santoni. Crediti Giulia Iafrate/Olimpiadi Italiane di Astronomia.

Al Telescopio Nazionale Galileo saranno seguiti dal Direttore del TNG Emilio Molinari e dalla Responsabile della Divulgazione e Didattica al TNG Gloria Andreuzzi. Ad accompagnarli anche Angela Misiano della SAIt (Società Astronomica Italiana) ed ex insegnante, e Caterina Spezzano del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’ Università e della Ricerca).

Ecco che cosa scrivono i due olimpionici del 2010, Marco Monaci e Simone Polimeni, nel loro diario dello stage al TNG:
Ci sono stati alcuni problemi su uno strumento, Dolores, che hanno ritardato l’inizio delle osservazioni. Abbiamo prima tentato di fare osservazioni infrarosse ma poi per fortuna Dolores è stato sistemato, perciò abbiamo potuto seguire il programma prestabilito per l’imaging di tre oggetti: M16, NGC 6946 e M56. Abbiamo usato vari filtri per l’acquisizione delle immagini, B, V, R, H-alpha, Zolfo. Dopo averle prese siamo passati a lavorare sulla tricromia, e quindi a creare le immagini complessive di M16 e NGC 6946. Le Colonne della Creazione in M16 spiccavano rispetto al mare di gas e polveri sottostante, mentre le nebulose della galassia apparivano di un bel rosso brillante, dovuto all’enorme aiuto del filtro H-alpha. Il tempo in cui potevamo osservare in modo proficuo è finito in fretta, e dopo poco siamo scesi in Residencia accompagnati da un’alba infuocata e da un Sole che presto sarebbe sorto dal mare di nuvole sottostante“.

2010-stagetng-m16

Tricromia della nebulosa M16. Le immagini sono state prese usando lo strumento DOLORES al Telescopio Nazionale Galileo (TNG) durante un run osservativo effettuato da vincitori seniores dell’edizione 2010 delle Olimpiadi Italiane Di Astronomia, Marco Monaci e Simone Polimeni. Crediti: FGG/TNG/Dolores. Fonte delle informazioni: Stefano Sandrelli, INAF-Brera.

Altre informazioni:

Telescopio Nazionale Galileo: http://www.tng.iac.es/

TNG – Avventura al Roque de los Muchachos per i vincitori delle Olimpiadi Italiane di Astronomia – http://www.tng.iac.es/news/2010/06/17/olimpiada/

TNG – The TNG and the “Olimpiadi italiane di astronomia” – http://www.tng.iac.es/news/2011/06/16/olimpiadi/

TuttiDentro – Un’astronoma tra i finalisti delle Olimpiadi di Astronomia 2014
https://tuttidentro.wordpress.com/2014/04/18/unastronoma-tra-i-finalisti-delle-olimpiadi-di-astronomia-2014/
Olimpiadi Italiane di Astronomia – La squadra italiana selezionata nella finale di Siracusa – See more at: http://www.iaps.inaf.it/olimpiadiastronomia/la-squadra-italiana-selezionata-nella-finale-di-siracusa/#sthash.k249x4iW.dpuf
http://www.iaps.inaf.it/olimpiadiastronomia/la-squadra-italiana-selezionata-nella-finale-di-siracusa/
Olimpiadi Italiane di Astronomia – Stage alle Canarie 2010: http://www.iaps.inaf.it/olimpiadiastronomia/stage/special-stage-al-tng-delle-canarie/
Olimpiadi Italiane di Astronomia – Stage alle Canarie 2011: http://www.iaps.inaf.it/olimpiadiastronomia/stage/2011-stage-alle-canarie/

Sabrina

Giuseppe Lorenzoni – L’uomo, l’Astronomo e il Maestro

•16 giugno 2014 • Lascia un commento

Specola

La Specola di Padova, sede dell’Osservatorio Astronomico, INAF. Crediti: Valeria Zanin.

 

di Caterina Boccato e Valeria Zanini

L’UOMO, L’ASTRONOMO E IL MAESTRO
Convegno in commemorazione dei 100 anni dalla morte
7 – 8 Luglio 2014
Aula Japelli e Cortile Antico della Specola di Padova
Vicolo Osservatorio 5, Padova

 

Il convegno mira a commemorare il IV Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Padova, Giuseppe Lorenzoni, che contribuì in modo rilevante a rendere la Specola patavina non solo uno dei più importanti Osservatori italiani, competitivo anche a livello internazionale, ma anche a far diventare la scuola padovana il punto d’eccellenza nella formazione delle nuove generazioni di astronomi.

POSTI LIMITATI – REGISTRAZIONE GRATUITA RICHIESTA ENTRO VENERDÌ 27 GIUGNO IN QUESTA PAGINA

Giuseppe Lorenzoni (1843-1914)

Divenuto direttore all’indomani dell’Unità d’Italia, Lorenzoni è stato il primo astronomo padovano a compiere ricerche astrofisiche: studiando le righe di emissione della cromosfera solare in pieno sole, scoprì la nuova riga che si rivelò poi essere la 4471Å della serie diffusa dell’elio neutro, osservata indipendentemente poco prima anche da C.H. Young negli Stati Uniti. Lorenzoni si specializzò poi negli studi geodetici, divenendo un punto di riferimento per la comunità scientifica italiana e non solo: dal 1869 al 1885 ricoprì la cattedra di geodesia dell’Università di Padova e fino al termine della sua vita svolse importanti incarichi all’interno della Commissione geodetica italiana. Lorenzoni si dedicò con passione soprattutto all’insegnamento: è sotto la sua guida che la ‘scuola padovana’ di astronomia diventa celebre, e dalla sua scuola uscirono personaggi quali Antonio e Giorgio Abetti – padre e figlio – entrambi direttori dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Emilio Bianchi, direttore dell’Osservatorio di Brer e Giuseppe Ciscato, che diresse la stazione di Carloforte.

Il Programma – Giuseppe Lorenzoni: l’uomo, l’astronomo, il maestro

Il Convegno sarà suddiviso in due giornate.
Nel pomeriggio di lunedì 7 luglio vi saranno diversi interventi di carattere storico scientifico sulla figura di Giuseppe Lorenzoni e sul contesto in cui egli operò. Gli iscritti al convegno potranno poi godere di un rinfrescante cocktail prolongée nella splendida cornice dell’antica torre della Specola Padovana. La serata terminerà con uno spettacolo teatrale, aperto al pubblico, durante il quale l’attore Filippo Tognazzo, con accompagnamento musicale dal vivo, racconterà la vita e la passione per la scienza di questo nostro astronomo padovano. La mattina di martedì 8 luglio i partecipanti al convegno proseguiranno con una speciale visita guidata al Museo La Specola e agli strumenti di Lorenzoni, e concluderanno i lavori con una Tavola Rotonda sulla peculiarità dell’astronomia italiana all’alba dell’Unità d’Italia, e sulla sua eredità ancora attuale.

ATTENZIONE: I POSTI SONO LIMITATI

Per la partecipazione al convegno e al cocktail prolongée è richiesta la registrazione, lo spettacolo è aperto a tutti fino a esaurimento posti.
LA REGISTRAZIONE AL CONVEGNO È GRATUITA DA EFFETTUARSI ENTRO E NON OLTRE VENERDÌ 27 GIUGNO SU QUESTA PAGINA.

Il programma e i titoli degli interventi

(sono in corso di definizione)

Lunedì 7 luglio – Aula Jappelli

14:30 Accoglienza e Registrazione

15:00 Saluti Accademici e Istituzionali

15:20 Giuseppe Lorenzoni: profilo biografico, Valeria Zanini (INAF Osservatorio Astronomico di Padova)

15.40 L’astronomia in Italia alle soglie dell’Unità, Fabrizio Bònoli (Dip. di Fisica e Astronomia, Università di Bologna)

16.00 Lorenzoni presidente dell’Accademia di Padova, Paolo Maggiolo (Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti in Padova)

16:20 Coffee break

16.40 La cattedra di geodesia e gli strumenti di geodesia, Matteo Realdi e Sofia Talas (Dip. di Fisica e Astronomia, Università di Padova)

17.10 Da Padova a Palermo e poi a Roma: la lunga amicizia scientifica tra Giuseppe Lorenzoni e Pietro Tacchini, Ileana Chinnici (INAF Osservatorio Astronomico di Palermo)

17.30 Lorenzoni maestro di Antonio e Giorgio Abetti – Il fondo Lorenzoni conservato ad Arcetri, Simone Bianchi e Antonella Gasperini (INAF Osservatorio Astrofisico di Arcetri)

17:50 Gli astronomi milanesi e Lorenzoni, Mario Carpino (INAF Osservatorio Astronomico di Brera)

18:10 Giuseppe Lorenzoni, fondazione e avvio della Stazione Astronomica di Carloforte, Pino Calledda (INAF Osservatorio Astronomico di Cagliari)

18:30 L’astronomia a Napoli e i rapporti con Padova, Mauro Gargano (INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte)

18.50 Arminio Nobile: io speriamo che me la cavo, Massimo Capaccioli (Dip. Scienze fisiche, Università Federico II di Napoli)

19:10 Fine lavori della giornata

19:30 Cocktail prolongée

21:30 Inizio spettacolo teatrale

Martedì 8 luglio

9.30 Visita alla torre della Specola e agli strumenti di Lorenzoni

11:00 Tavola rotonda: “Otto Osservatori per un solo Regno: la peculiarità dell’astronomia italiana all’alba dell’Unità d’Italia. Un’eredità ancora attuale”. Modera Fabrizio Bònoli

12:30 Chiusura lavori

 

GIUSEPPE LORENZONI: L’uomo, l’astronomo e il maestro

Spettacolo_LorenzoniDi e con Filippo Tognazzo

Con la collaborazione dell’INAF Osservatorio Astronomico di Padova
Accompagnamento musicale dal vivo a cura di Claudio Conforto

Prodotto da Zelda – compagnia teatrale professionale

Lunedì 7 luglio 2014 | Cortile Antico dell’Osservatorio Astronomico (La Specola) | 21:30

Scritto in occasione del centenario dalla morte di Giuseppe Lorenzoni (1843-1914), quarto direttore dell’Osservatorio Astronomico di Padova, lo spettacolo racconta la storia di uno dei protagonisti dell’astronomia moderna. Figura scientifica e umana di grande rilievo, Lorenzoni contribuì in modo decisivo a rendere la Specola patavina uno dei più importanti osservatori italiani, rendendolo competitivo anche a livello internazionale. Grazie a lui, la scuola padovana divenne il punto d’eccellenza nella formazione delle nuove generazioni di astronomi, che conservarono nel tempo un ricordo affettuoso del loro maestro.

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Per informazioni scrivere a: museo.laspecola@oapd.inaf.it

Giuseppe Lorenzoni – L’uomo, l’astronomo e il maestro – http://www.oapd.inaf.it/wordpress/convegnolorenzoni/

INAF-Osservatorio Astronomico di Padova: http://www.oapd.inaf.it/index.php/it/

Caterina e Valeria

Scoperto il più vecchio pianeta che potrebbe ospitare vita

•14 giugno 2014 • 2 commenti

kapteyn-b-0mega-centauri

Una rappresentazione artistica di Kapteyn b, un potenziale mondo abitabile e sullo sfondo Omega Centauri. Si ritiene che Omega Centauri sia il nucleo di quello che rimane della galassia nana catturata dalla nostra Galassia miliardi di anni fa. Anche la stella Kapteyn, attorno alla quale si trova un sistema di due pianeti, è stata catturata dalla nostra Galassia. Crediti: PHL @ UPR Arecibo, Aladin Sky Atlas

 

E’ stato scoperto il pianeta più vecchio finora conosciuto che potrebbe ospitare la vita. E’ molto vicino alla Terra, a soli 13 anni luce di distanza. Si chiama Kapteyn b e ha un età di 11,5 miliardi di anni, che lo rende 2,5 volte più vecchio della Terra e 2 miliardi di anni circa più giovane dell’Universo stesso, se teniamo conto che le stime sull’età dell’universo sono dell’ordine di 13,8 miliardi di anni.

“Ci si chiede che tipo di vita potrebbe evolvere su un tale pianeta su tempi scala così lunghi” ha affermato il primo autore dell’articolo, Guillem Anglada-Escude del Queen Mary University di Londra.
Oltre a Kapteyn b vi è un altro pianeta, Kapteyn c che orbita attorno alla stella nana rossa, la stella Kapteyn, ma solo Kapteyn b è una “super Terra” circa cinque volte più massiccia della nostra Terra e potenzialmente abitabile, dato che Kapteyn c, più grande, è probabilmente troppo freddo.

I ricercatori astronomi sono stati in grado di individuare questi due pianeti dalle variazioni della velocità radiale della stella, in particolare dagli effetti gravitazionali che i due oggetti producono sulla velocità della stella lungo la direzione di osservazione calcolati e osservati grazie allo spettrografo HARPS dell’European Southern Observatory, ESO, a La Silla Observatory, Cile. Ulteriori osservazioni di altri due spettrografi, HIRES montato al Keck Observatory, Hawaii e il PFS montato al Magellan II Telescope in Cile, permetteranno di perfezionare i dati.

Il team di ricercatori non si aspettava di trovare un possibile mondo abitabile attorno alla stella Kapteyn, ossia un mondo che cadesse entro la fascia di abitabilità della stella, dove l’acqua si può trovare in forma liquida. La stella infatti è circa un terzo della massa del Sole ma così vicina al nostro pianeta che si può osservare anche coi telescopi amatoriali nella costellazione del Pittore, nell’emisfero australe.

“Siamo stati sorpresi nel trovare pianeti in orbita attorno alla stella Kapteyn” ha affermato Anglada-Escude. “I dati precedenti avevano mostrato qualche eccesso moderato di variabilità quindi abbiamo cercato pianeti con periodo molto corto nel momento in cui i segnali si sono presentati forti e chiari”.
Kapteyn b compie un’orbita ogni 48 giorni. Kayteyn c invece è più freddo e più lontano e orbita attorno alla stella ogni 121 giorni.

Oltre al fatto di essere una stella molto vicina al nostro Sole, vi è un altro aspetto interessante che rende il sistema particolarmente unico nel suo genere. Scoperta alla fine del XIX secolo e chiamata così in onore dell’astronomo scopritore di origine olandese Jacobus Kapteyn , la stella Kapteyn è la seconda stella più veloce nel nostro cielo. Molto probabilmente doveva appartenere ad un’altra galassia nana inglobata e distrutta dalla nostra, catturando in questo modo Kapteyn e i suoi pianeti lungo un’orbita fortemente ellittica nell’alone galattico, ossia nella regione che avvolge il disco con i suoi bracci di spirale. Ciò che rimane di quella primitiva galassia nana è probabilmente Omega Centauri, un ammasso globulare a cica 16000 ani luce di distanza da noi che contiene molte migliaia di stelle con un’età di circa 11,5 miliardi di anni, la stessa età stimata della stella Kapteyn. In genere i sistemi planetari osservati dalla missione Kepler della NASA sono centinaia di anni luce di distanza. Per contrasto, la stella Kapteyn è la 25 esima stella più vicina al nostro Sole ed è a soli 13 anni luce di distanza dalla Terra.

“La presenza e la sopravvivenza di così lungo termine di un sistema sembra un’impresa notevole data l’origine peculiare e la storia cinematica della stella Kapteyn” hanno scritto i ricercatori nel loro paper che verrà pubblicato nel Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. “La scoperta di pianeti di tipo Super-Terre intono a stelle dell’alone galattico fornisce importanti intuizioni nei processi di formazioni planetaria nei primi giorni della Via Lattea”.

La scoperta è sicuramente importante perché suggerisce l’idea di poter trovare dei mondi abitabili nei prossimi anni proprio nelle immediate vicinanze del Sole grazie all’uso dei telescopi terrestri e spaziali, come potrà fare PLATO- Planetary Transit and Oscillations of stars, missione dell’ESA in programma per il 2017.

Su PHL – http://phl.upr.edu/press-releases/kapteyn sono disponibili immagini che mettono a confronto la nostra Terra con la super-Terra Kapteyn b e il nostro Sistema Solare a confronto con questo sistema planetario.

Fonte PHL – Planetary Habitabily Laboratory – Oldest Known Potentially Habitable Exoplanet Found – http://phl.upr.edu/press-releases/kapteyn
Space.com -Found! Oldest Known Alien Planet That Might Support Life – http://www.space.com/26115-oldest-habitable-alien-planet-kapteyn-b.html?utm_medium=facebook&utm_source=twitterfeed
ESA-Plato Mission- http://sci.esa.int/plato/
ESA selects planet-hunting Plato Mission – http://sci.esa.int/plato/53707-esa-selects-planet-hunting-plato-mission/

Sabrina

 
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