Pianeti arroventati

This artist's concept shows a Jupiter-like planet, called Upsilon Andromedae b, soaking up the scorching rays of its nearby star. NASA's Spitzer Space Telescope determined that this planet is two-faced, with one side perpetually in the cold dark, and theUna nuova classe di esopianeti che orbitano in senso orario e con un periodo inferiore alle tre ore. Crediti: NASA/JPL-Caltech/R. Hurt (SSC).

Quando gli astronomi nei primi anni novanta del secolo scorso iniziarono a scoprire mondi massicci delle dimensioni di Giove orbitanti attorno alle loro stelle in un intervallo di tempo di alcuni giorni, ancora non avevano idea sul tipo di esopianeti possibili in natura.

Ora, grazie ai dati dalla missione Kepler della NASA, una nuova classe estrema di esopianeti comporterà una nuova ridefinizione della loro classificazione e delle loro caratteristiche principali.

Quando l’astronomo Brian Jackson del Carnegie Institution di Washington e i suoi colleghi hanno cercato di trovare esopianeti estremamente vicini alla loro stella nell’enorme quantità di dati raccolti da Kepler, non erano ottimisti sul fatto che ne avrebbero trovati alcuni. “Le cose non funzionano così nella stragrande maggioranza dei casi” ha affermato Jackson.

Ma il team ha trovano una forte evidenza dell’esistenza di pianeti con orbite dell’ordine delle tre ore, tra cui il primo dei pianeti osservato transitare di fronte alla stella: Kepler-78b che ha una massa inferiore alle otto masse terrestri (pari a 0,025 masse gioviane), un raggio pari a quello terrestre (1,160 raggi terrestri) e un periodo orbitale di solo 0,3 giorni terrestri.

“Questi pianeti stanno quasi sfiorando la superficie della stella e, se verranno confermati, saranno alcuni tra i pianeti più vicini alla loro stella finora scopertii” ha affermato Jackson.

“I risultati sono stati molto sorprendenti. I primi caldi-Giove (Hot Jupiter), con un’orbita di parecchi giorni sono stati del tutto inaspettati, ma tali pianeti sono pure i più vicini alla stella, quasi a toccarla”.

La scoperta di mondi così estremi viene a formulare nuove domande su come si possano formare pianeti di questo tipo. “Potrebbero essere le carcasse di ex pianeti giganti gassosi che sono stati strappati via completamente dalla gravità della loro stella, lasciando dietro di sé un nucleo delle dimensioni della Terra di ghiaccio e di roccia” ha affermato Jackson. “Ma la realtà è che al momento, non sappiamo da dove possano provenire”.

“E quanto tempo un pianeta possa sopravvivere ad una tale distanza dalla propria stella ospite?” Sappiamo che devono sopravvivere abbastanza a lungo da poterli osservare. Ma, allo stesso tempo, questo esopianeta orbita circa 50 volte più vicino alla sua stella di quanto non lo sica Mercurio al Sole. E’ come se stesse sfiorando la superficie della stella”.

Jackson e il suo team stanno ora tentando di raccogliere le informazioni necessarie per capire questo nuovo tipo enigmatico di classe di pianeti. “Vogliamo trovarne degli altri, e osservarli da più vicino con strumenti da terra di grande potenza in modo da poter tentare di capirli da un punto di vista teorico” ha affermato Jackson.

Questa è sicuramente una grande sfida per gli astronomi e l’obiettivo è quello di spiegare e comprendere questi oggetti lontani. Jackson è sorpreso e gratificato dalla rivoluzionaria nuova scoperta del suo team, e riconosce che il campo degli esopianeti è estremamente vasto e con risultati che potrebbero rivoluzionare le nostre conoscenze.

Quella di capire la grande varietà di mondi nelle vicinanze del Sole (che rappresenta la capacità di osservazione dei nostri strumenti) è una grande sfida. ma sarà emozionante superarla.

Fonte: Planet Quest -Razor’s Edge –  http://planetquest.jpl.nasa.gov/news/119

Articolo: Roberto Sanchis-Ojeda, Saul Rappaport, Joshua N. Winn, Alan M. Levine, Michael C. Kotson, David W. Latham, Lars A. Buchhave, Transits and Occultations of an Earth-Sized Planet in an 8.5-Hour Orbit, arXiv:1305.4180v2 [astro-ph.EP]: http://arxiv.org/abs/1305.4180;

Su: The Astrophysical Journal Letters: Saul Rappaport1, Roberto Sanchis-Ojeda, Leslie A. Rogers, Alan Levine, and Joshua N. Winn,, The Roche Limit for Close-Orbiting Planets: Minimum Density, Composition Constraints, and Application to the 4.2 hr Planet KOI 1843.03, 2013 ApJ 773 L15 doi:10.1088/2041-8205/773/1/L15: http://iopscience.iop.org/2041-8205/773/1/L15/

Altre informazioni sul sito di Kepler-NASA: MIT Team Discovers an Exoplanet that Orbits its Star in 8.5 Hours- http://kepler.nasa.gov/news/nasakeplernews/index.cfm?FuseAction=ShowNews&NewsID=294

Informazioni su Kepler-78b: sul sito di Kepler: http://kepler.nasa.gov/Mission/discoveries/kepler78b/

MIT News:Waking up to a new year – MIT team discovers an exoplanet that orbits its star in 8.5 hours – http://web.mit.edu/newsoffice/2013/kepler-78b-exoplanet-0819.html

Sabrina

~ di Sabrina su 27 settembre 2013.

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