Una fine insolita per Deep Impact

Deep_impact_su_Tempel1_PIA02137Il nucleo della cometa Tempel 1. La zona illuminata rappresenta lo scontro sulla sua superficie del proiettile sganciato dalla sonda Deep Impact (4 luglio 2005). Crediti NASA-JPL. 

Dopo quasi nove anni nello spazio, tra cui un impatto e un flyby con la cometa Tempel-1, un ulteriore passaggio ravvicinato con un’altra cometa, e l’invio di circa 500 000 immagini di oggetti celesti, la missione Deep Impact della NASA si è definitivamente conclusa.

Il team del progetto al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA in Pasadena, California, a malincuore ha deciso di far concludere la missione, non essendo stato più in rado di comunicare col veicolo spaziale per oltre un mese. L’ultima comunicazione con la sonda si è avuta lo scorso 8 agosto. Deep Impact è stata la missione che ha viaggiato più di tutte le altre tra le comete, con un percorso di 7,58 miliardi di chilometri.

“Deep Impact è stata fantastica, una sonda di lunga durata che ha prodotto molti più dati di quelli che avevamo programmato” ha affermato Mike A’Heam, Principal Investigator di Deep Impact all’Università del Maryland in College Park. “Ha rivoluzionato la nostra conoscenza delle comete e della loro attività”.

Deep Impact ha completato con successo la sua missione estremamente audace di sei mesi nel 2005 per andare a studiare la superficie e la composizione interna di un cometa, e ha completato pure una seconda missione di un altro passaggio ravvicinato con una cometa e anche l’osservazioni di pianeti intorno ad altre stelle dal luglio 2007 al dicembre 2010. Da allora il veicolo spaziale è stato continuamente utilizzato come osservatorio planetario per catturare immagini e dati scientifici su diversi bersagli con i loro telescopi e con la loro strumentazione.

Lanciato nel gennaio 2005, la sonda ha viaggiato per circa 431 milioni di chilometri per avvicinarsi alla cometa Tempel 1. Il 3 luglio 2005, la sonda ha lanciato un proiettile che ha impattato sul nucleo della cometa il giorno successivo, il 4 luglio. Il materiale che proveniva da sotto la superficie si scagliò nello spazio e fu analizzato dai telescopi terrestri e dalla strumentazione della sonda. Sedici giorni più tardi dopo l’incontro con la cometa, il team di Deep Impact posizionò la sonda in una traiettoria per un secondo flyby con la cometa Hartley 2 in programma per il 2 novembre 2010. Per questo motivo la sonda sfruttò un ravvicinamento con la Terra sul finire del dicembre 2007.

“Sei mesi dopo il lancio la sonda aveva già completato la sua missione di studiare la cometa Tempel 1” ha dichiarato Tim Larson, Project Manager di Deep Impact al JPL. “Ma il team scientifico continuava a trovare delle cose interessanti da far fare alla sonda e grazie all’ingegno del nostro team di missione e ai navigatori oltre che al supporto del Discovery Program della NASA, questa sonda è rimasta attiva per oltre otto anni, producendo risultati sorprendenti”.

La missione estesa della sonda ha culminato nel flyby di successo con la cometa Hartley 2 il 4 novembre 2010. Lungo il suo percorso, la sonda ha osservato anche delle stelle per confermare il moto dei pianeti che vi orbitavano attorno e ha preso le immagini della Terra, della Luna e di Marte. Questi dati hanno contribuito a confermare l’esistenza di acqua sulla Luna, e hanno tentato di confemare la firma di metano nell’atmosfera di Marte.

Nel gennaio 2012 Deep Impact ha eseguito l’imaging e ha confermato la composizione della cometa (distante) C/2009P1 (Garradd). Nel giugno scorso Deep Impact ha preso immagini della cometa ISON che sta per arrivare in prossimità del Sole.

Dopo aver perso i contatti con la sonda nell’agosto scorso, i controllori di missione hanno speso parecchie settimane nel tentativo di ripristinare le telecomunicazioni per riattivare il sistema di bordo. Sebbene la causa esatta della perdita di contatti non sia nota, l’analisi ha mostrato un potenziale problema con un computer di bordo che ha portato alla perdita di controllo dell’orientamento di Deep Impact. Questo avrebbe influenzato sul posizionamento delle sue antenne radio rendendo così difficile la comunicazione, così pure sui pannelli solari, che a loro volta impediscono di ottenere potenza e permettono il mantenimento di basse temperature al fine di non rovinare le apparecchiature di bordo, congelando la sua batteria e il sistema di propulsione.

“Nonostante questo finale inatteso, Deep Impact ha già ottenuto più di quanto si era immaginato” ha affermato Lindley Johnson, Discovery Program Executive presso il Quartier Generale della NASA e Program Executive per la missione da un anno prima del suo lancio. “Deep Impact ha capovolto completamente quello che pensavamo di sapere sulle comete e ci ha anche fornito un tesoro ulteriore di dati sulla scienza planetaria che saranno la sorgente di dati di ricerca per gli anni a venire”.

NASA’s Deep Space Comet Hunter Mission Comes to an End – http://www.nasa.gov/press/2013/september/nasas-deep-space-comet-hunter-mission-comes-to-an-end/#.Uj6QvdK8DKN

Sabrina

~ di Sabrina su 23 settembre 2013.

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