L’attività vulcanica sul pianeta Io (Seconda Parte)

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Con una densità e una dimensione molto vicine a quelle della nostra Luna, Io è  sicuramente il satellite più attivo da un punto di vista geologico in tutto il sistema solare. Sono stati osservati molti vulcani sulla sua superficie e tutti i suoi crateri sono di origine vulcanica. E’ così attivo nonostante le sue ridotte dimensioni a causa dell’enorme forza che sperimenta dal suo pianeta, Giove. Crediti NAS/John Hopkins University Applied Physics Laboratory Southwest Research Institute. 

Quattro ulteriori eruzioni furono osservate nel maggio 2004 durante questa survey tra cui un vulcano molto attivo che si trovava in una regione che non aveva mai mostrato alcuna attività nel passato. Questo nuovo e sporadico outburst (o esplosione) ebbe una potenza pari al 10% di quella termica di Io, per cui risultava più energetica di quella del Tvashtar del 2001, il che implicava un’eruzione con stile fondana di fuoco. E’ interessante notare che il team di ricercatori non osservò alcun “mega outburst” durante questa survey con rendimento energetico simile all’eruzione Surt nel 2001, che è considerato l’outburst più energetico mai registrato in tutto il Sistema Solare. Il team ha concluso che questi outbust dovrebbero essere estremamente rari e molto sporadici, della durata di alcuni giorni.

Il gruppo di ricerca e altri numerosi gruppi stanno ancora monitorando l’attività vulcanica di Io. Hanno notato che dal settembre 2010 tale attività è stata alquanto quiescente. Una dozzina di eruzioni permanenti a bassa temperatura, che rappresentano l’attività effusiva, sono ancora osservati sulla superficie di Io, ma recenti osservazioni del satellite Io rivelano l’assenza di recenti eruzioni brillanti e di outbust. L’ultima eruzione osservata durante la survey è quella di Loki Patera del 24 luglio 2009, un lago di lava attiva conosciuto per la sua attività episodica.

“Le sonde sono state in grado di catturare l’attività vulcanica, il Voyager 1 per poche settimane, Galileo per alcuni anni e New Horizons per alcuni giorni. Le osservazioni compiute coi telescopi terrestri, d’altra parte, possono continuare il monitoraggio dei vulcani per un tempo più lungo” ha affermato Julie Rathbun della Redlands University, una ricercatrice planetaria non direttamente coinvolta nello studio, ma che ha condotto il monitoraggio di Io con il telescopio IRTF di tre metri per oltre 15 anni. “Le osservazioni AO coi telescopi di 8-10 metri di diametro hanno aumentato la loro risoluzione spazile rispetto alle precedenti osservazioni fatte da Terra. Presto non sarà solo il nostro unico modo per monitorare i vulcani di Io ma sarà il modo migliore per farlo. Dovremmo fare questo tipo di osservazioni molto più spesso”.

Il monitoraggio dell’attività vulcanica di Io continuerà per costruire una sorta di linea temporale dell’attività vulcanica e una variabilità dell’emissione termica, che saranno completata dai dati ottenuti da altre missioni legate al sistema gioviano, come la missione dell’Agenzia Spaziale Europea, JUICE, futura missione dedicata allo studio di un’altra luna gioviana, Europa. Fino a quando queste missioni non partiranno, il compito di monitorare l’attività vulcanica di Io sarà dei soli telescopi terrestri in grado di farlo.

La nuova generazione di sistemi AO fornirà una migliore qualità dell’immagine e aprirà l’intervallo di lunghezze d’onda  nel visibile agli astronomi planetari. Questi sistemi sono attualmente in fase di sviluppo e avranno la loro prima luce negli anni a venire. I cambiamenti della superficie colorata dovuta all’attività vulcanica, come i depositi dei pennacchi o i campi di lava ancora fluida, saranno rilevati da terra.

“Il prossimo gigantesco salto nel campo dell’astronomia planetaria sta nell’arrivo dei Giant Segmented Mirror Telescope, come il Telescopio di 39 metri, l’E-ELT in Cile, di diametro che dovrebbe essere disponibile nel 2021. Esso fornirà una risoluzione spaziale di 35 chilometri nel vicino infrarosso, che equivale alla risoluzione spaziale delle osservazioni totali ottenute dalla sonda Galileo. Quando verrà puntato su Io, questi telescopi offriranno l’equivalente di un flyby di una sonda col satellite” ha affermato Marchis.

Io venne scoperto dallo scienziato pisano Galileo Galilei nel gennaio 1610 e la scoperta fu annunciata nel Sidereus Nuncius pubblicato nel marzo 1610 a Venezia in sole 500 copie. Simon Maius affermò di aver scoperto Io e gli altri satelliti galileiani, Europa, Ganimede e Callisto, indipendentemente, scoperta raccontata in Mundus Iovalis pubblicato nel 1614. I nomi delle lune del gigantesco pianeta Giove furono suggerite dall’astronomo Johannes Kepler e proposte da S. Marius. Il centro dell’eruzione rilevato nel maggio 2004 non ha ancora ricevuto un nome ufficiale.

Gli autori della presentazione DPS sono stati: Franck Marchis del Carl Sagan Center presso il SETI Institute, California, e Ashley Davies del Jet Propulsion Laboratory, California. Gli autori ringraziano Christian Marois del National Research Council of Canada per aver fornito il materiale utile per la simulazione TMT. Parte dei dati sono stati estratti dall’Archivio del Keck Observatory, da quello dell’ ESO Science e dall’Archivio del Gemini Science. I Principal Investigator di queste osservazioni rese pubbliche è Seran Gibbard del Lawrence Livermore National Laboratory, Bruce Macintosh del Lawrence Livermore National Laboratory, Keith Matthew del Caltech, Mark Showalter del SETI Institute, Imke de Pater dell’University of California a Berkeley. Gli autoiri ringraziano l’Outer Planets Research Program della NASA, il Center for Adaptive Optics, e l’NSF Science and Technology Center.

Fonte JupiterToday.com-Monitoring Io’s Insane Volcanic Activity from the Comfort of Earth- http://www.jupitertoday.com/news/viewpr.html?pid=38953

Seti Institute: http://www.seti.org/

Sabrina

~ di Sabrina su 31 dicembre 2012.

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