Le origini della Vita (prima parte)

Asteroid BeltRappresentazione artistica di un asteroide. Crediti: NASA.

di Umberto Genovese

«Da questo spirito poi, che è detto vita dell’universo, intendo nella mia filosofia provenire la vita et l’anima a ciascuna cosa che have anima et vita, la qual però intendo essere immortale; come anco alli corpi. Quanto alla loro substantia, tutti sono immortali, non essendo altro morte».
Giordano Bruno

Tempo fa Stephen Hawking fece un’affermazione che per gli scienziati è abbastanza scontata, basta leggersi qualsiasi intervista o lavoro sull’argomento “forme di vita extraterrestri” prodotto dalla comunità scientifica per scoprire le stesse cose. Hawking presentò una serie di documentari per Discovery Channel che subito i media, profani, di tutto il mondo gridarono al pericolo extraterrestre.

Ma cosa disse mai Hawking?
Hawking cercò solo di spiegare che in universo composto da miliardi di galassie ognuna di esse con centinaia di milioni di stelle è assai improbabile che la vita si sia sviluppata soltanto qui sulla Terra.
Questo è quello che da sempre la Scienza cerca di dire e alle persone di buon senso questa affermazione appare ovvia.

Hawking affermò anche che molte di queste altre forme di vita sarebbero potute essere soltanto degli organismi semplici, anche per la Terra è stato così per gran parte della sua esistenza (da 3,8 miliardi di anni fa fino a 600 milioni di anni fa, Precambriano).

Le relativamente poche forme di vita intelligente, potrebbero costituire una potenziale minaccia per il genere umano come lo è stato nella nostra storia ogni volta che civiltà tecnologicamente più evolute si sono incontrate con quelle meno progredite, per questo bastano e avanzano gli esempi storici dell’avanzata europea nel mondo: gli spagnoli in Sud America, gli inglesi in Asia e Nord America, etc.

Un’altro pericolo reale è che queste altre forme di vita possono essere portatori di letali malattie per noi come lo è stata per noi la peste nel XIV secolo o l’attuale virus Ebola [1],  ma lo stesso può valere per l’inverso.

Più o meno le stesse cose le affermava anche Carl Sagan ad esempio, anche se per Sagan il contatto con altre civiltà sarebbe potuto esserci solo via radio, viste le distanze siderali che ci separano dalle altre civiltà, praticamente insormontabili per la fisica come la conosciamo.

Una ricerca guidata dall’astronomo Andrew Rivkin della Johns Hopkins University durata sei anni, ha portato alla scoperta di acqua e composti organici a base carbonio sull’asteroide 24 Themis, che orbita nella fascia principale di asteroidi a 479 milioni di chilometri dal Sole, L’eccezionalità della scoperta è che a quella distanza si riteneva improbabile che l’acqua si potesse essere conservata per 4,6 miliardi di anni, dalla nascita del Sistema Solare, ma il bello della Scienza è quello di dubitare sempre sui dogmi e di rimettersi continuamente in gioco e così che è stata fatta la scoperta.

La scoperta di acqua nel nostro sistema solare non è propriamente una novità, sappiamo che essa esiste sulle lune dei pianeti esterni, nelle comete e recentemente è stata scoperta anche sulla Luna. Sappiamo anche di composti organici a base carbonio scoperti nelle comete (sonda Giotto – cometa di Halley, 1986) e nell’Universo grazie ai radiotelescopi.
Quello che sta a significare la scoperta è che essa è un’altro importante punto a favore all’ipotesi che la vita, o comunque i suoi mattoni fondamentali possono essere nati al di fuori ,e comunque non necessariamente, sulla Terra.
Questa è la teoria della Panspermia.

(continua)

[1] Nel libro “La guerra dei mondi”  Herbert George Wells immagina un attacco da parte di una più evoluta civiltà marziana che devasta le città terrestri. Però gli invasori vengono sconfitti dalle malattie di cui noi possediamo gli anticorpi.

Pubblicato originariamente su Progetto Drake: http://drake.ilpoliedrico.com/le-origini-della-vita-prima-parte.html.

Umberto

~ di Sabrina su 17 novembre 2012.

Una Risposta to “Le origini della Vita (prima parte)”

  1. A.C. Clarke offre un approcio distinto ( e io concordo con lui…) Lui diceva che il lungo tempo che una  civiltà aveva bisogno per sviluppare la capacità di viggiare traverso le stelle e la difficoltà di tale viaggio faceva avere una mentalità di guerra una cosa non probabile.

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