Pioneer 10: il primo messaggio umano verso lo spazio

La placca di alluminio posta a bordo del Pioneer 10 e 11 come messaggio per una possibile forma di civiltà intelligente.  Crediti NASA/JPL.

La ricerca di altre forme di vita e di civiltà non si limita solo allo scandaglio passivo del Cosmo, ma ci sono state anche alcune iniziative che hanno avuto il preciso scopo di dire: “Ehi, siamo qui!”.

Oltre alla ricerca di possibili forme di vita microbica nel corso del tempo abbiamo anche cercato eventuali civiltà nella nostra Galassia con l’invio di messaggi. Un po’ come dei naufraghi che lasciano in balia delle onde un messaggio in una bottiglia, noi abbiamo lasciato a delle ipotetiche civiltà disperse nello spazio cosmico un messaggio.

Il primo tentativo risale al 1972 quando al Pioneer 10, sonda progettata per lo studio dello spazio intorno al pianeta Giove, venne posizionata una placca o cartolina spaziale il cui contenuto venne studiato in tempi molto brevi, circa tre settimane, quando si suggerì di utilizzare la sonda come un messaggero spaziale del primo messaggio umano a ipotetiche civiltà situate al di fuori del nostro Sistema Solare.

A differenza di Star Trek, dove tutti gli alieni sembrano essere umanoidi bipedi che parlano inglese, i veri alieni, se esistono, possono essere diversi da noi.

Eric Burgess, giornalista freelance avvicinò all’epoca l’astronomo Carl Sagan a cui suggerì di includere nel Pioneer 10 un messaggio a una qualsiasi forma di vita intelligente che si potesse trovare. Carl Sagan, all’epoca astronomo che si occupava dello studio delle atmosfere planetarie, e Frank Drake, radioastronomo, che erano stati protagonisti nei primi tentativi di individuare eventuali segnali radio da altre civiltà, erano sicuramente astronomi di spicco già all’epoca.

Carl Sagan propose alla NASA questa idea e la NASA la prese subito sul serio, anche perché alla gente piace l’idea di ricercare forme di vita extraterrestri. Sarebbe stato un ottimo sistema di good public relations tra la NASA e il pubblico.

Carl Sagan (1934-1996) tiene in mano la placca di alluminio che sarebbe stata successivamente posizionata sul Pioneer 10 e 11 come messaggio per una ipotetica civiltà extraterrestre. Crediti: The Encyclopedia of Science.

Carl Sagan e sua moglie Linda, insieme a Frank Drake progettarono una placca dorata da apporre su un lato delle sonde Pioneer 10 (e anche sul Pioneer 11, sonda gemella del Pioneer 10).

Dopo aver compiuto il suo lavoro nei dintorni di Giove, la sonda avrebbe sfruttato la sua azione gravitazionale per sfuggire al pianeta gigante e per allontanarsi indefinitamente nello spazio profondo. Si stima che la sua velocità è tale che potrà coprire una distanza pari a quella che c’è tra il Sole e la Proxima del Centauro, la stella più vicina alla nostra, in circa 100 000 anni. In realtà, Pioneer 10 non è affatto diretto verso questa stella.

Già considerando le enormi distanze che separano una stella dall’altra possiamo intuire quanto “vuoto” sia l’universo e quanto piccola la probabilità che una civiltà tecnologica pari o superiore alla nostra sia in grado di individuare il Pioneer 10 nel suo viaggio interstellare e trovare la placca.

La cartolina spaziale è una placca di alluminio dorato che avrà una vita sicuramente più lunga di qualsiasi artefatto umano terrestre qui sulla Terra, dato che nello spazio interstellare ogni oggetto è soggetto ad un’erosione minima.

In passato, il messaggio in una bottiglia lasciato da un naufrago conteneva in genere le coordinate del naufrago per facilitarne il ritrovamento. Anche per la placca vi sono state incise le nostre coordinate, anche se non sono state riportate longitudine e latitudine, ma la posizione del nostro Sole rispetto a 14 pulsar prese in modo tale da essere distribuite in modo abbastanza uniforme rispetto alle longitudini galattiche.

Vi è inciso il Sistema Solare dove la Terra è leggermente spostata verso l’alto rispetto agli altri pianeti in modo da far capire da quale pianeta la placca e la sonda provengano. La posizione della Terra, o meglio del Sistema Solare (in quanto è possibile andare a trascurare la distanza Sole-Terra), è stata data rispetto a 14 pulsar[1].

Una rappresentazione artistica del Pioneer 10. Crediti: NASA.

Le pulsar sono ottimi indicatori di posizione oltre che dei buoni orologi. La civiltà extraterrestre che arriverà ad individuare la placca dovrà anche arrivare a comprendere, se sufficientemente sviluppata tecnologicamente e con una buona intelligenza, che quella sonda è stata spedita nello spazio da una civiltà che si si trovava in una determinato pianeta in una ben precisa posizione da calcolare rispetto alle pulsar che in un certo istante avevano un determinato periodo di pulsazione.

Le pulsar e le loro pulsazioni sono indicate dai raggi che si dipartono da un medesimo punto sulla parte sinistra del disegno, accanto alla rappresentazione della sonda e degli umani. Misurando in particolare il periodo di pulsazione delle pulsar all’istante del ricevimento del messaggio da parte di questa ipotetica civiltà,  dall’incremento subito nel corso del tempo della loro pulsazione si potrà fare una stima di quanto tempo è intercorso da quanto la sonda è stata lanciata. Possiamo pensare alle 14 pulsar come ad una sorta di timbro postale e data di invio del messaggio postale con la nostra posta tradizionale. In questo caso, però, il messaggio è stato inviato senza indirizzo del destinatario.

Le traiettorie dei Pioneer e del Voyager a confronto. Le missioni Voyager ebbero inizio nel 1977 e furono le prime missioni con l’obiettivo di studiare i principali pianeti gassosi del nostro Sistema Solare. Cliccare sull’immagine per ingrandire. Crediti NASA/JPL.

Ovviamente, non è facile immaginare un testo che possa essere comprensibile ad una civiltà extraterrestre di cui non conosciamo nulla. Che linguaggio usare? Cosa scrivere? Come scriverlo?

Tra gli argomenti proposti in un primo momento e successivamente scartati ci fu anche la possibilità di prendere in considerazione mappe celesti, schematizzazioni dell’apparato vascolare e muscolare umano, o indicazioni sulla complessità del cervello umano per mostrare il grado di evoluzione raggiunto. Ma furono tutti scartati perchè di dubbia comprensione e ci si indirizzò su una migliore rappresentazione del Sistema Solare, riportando anche la traiettoria della sonda e le indicazioni del pianeta da cui era partita, con la transizione dell’atomo di idrogeno e sulla rappresentazione della figura umana, di un uomo  e di una donna. Forse questa parte del messaggio potrà essere quella di più difficile comprensione: anche se gli umani riescono ad individuarsi facilmente, è possibile che una civiltà extraterrestri trovi incomprensibile proprio questa rappresentazione umana.

[1] Le pulsar sono piccoli corpi celesti con dimensioni quasi confrontabili con quelle del nostro pianeta, ma sono anche estremamente massicci ed emettono velocissimi e caratteristici impulsi radio con un periodo che tende ad aumentare nel corso del tempo.

Sabrina

~ di Sabrina su 28 agosto 2012.

2 Risposte to “Pioneer 10: il primo messaggio umano verso lo spazio”

  1. Interessante!! Grazie, Sabrina!🙂

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