Pericoli dallo spazio

di Antonio Pilello
Scritto con Claudio Dutto

“Guardare le stelle mi fa sempre sognare.” Nel 1889, Vincent Van Gogh dipinse la Notte stellata, uno dei suoi quadri più celebri, con Saint-Rémy e le Alpilles sullo sfondo. In una lettera indirizzata al fratello Theo, il pittore olandese parla così della sua opera: “come se il cielo, passando attraverso i suoi gialli e i suoi azzurri, diventasse un irradiarsi di luci in moto per incutere un timor panico agli umani che sentono il mistero della natura.”

È vero, la natura è spesso misteriosa, ma la scienza è in grado di fornirci gli strumenti per comprenderla e modellizzarla. Ogni giorno la nostra visione del mondo diventa sempre più chiara e precisa. Purtroppo non per tutti. Sono molte, in effetti, le persone che si affidano a teorie assurde e che credono alle bufale più improbabili. La diffusione capillare di internet ha dato, infatti, una grande visibilità anche a coloro che fanno pseudo-scienza.

Il cielo, in particolare, fa sicuramente sognare, ma anche paura a causa della cattiva informazione fornita da presunti blog e forum “scientifici”. Basta una rapida occhiata per scoprire che presto saremo colpiti da un asteroide o da una cometa. Come se ciò non bastasse, a breve verranno anche gli alieni a farci visita, ma ovviamente quelli cattivi, ci mancherebbe. È dunque necessario fare un po’ di ordine, cercando di definire in maniera chiara quali possono essere “i pericoli dallo spazio”, quantificando il rischio a essi associato.

Per fare ciò, ci affideremo al parere qualificato del Dr. Simone Marchi, astronomo ricercatore dal 2011 presso il NASA Lunar Science Institute di Boulder in Colorado (USA). Le sue ricerche riguardano soprattutto lo studio del Sistema Solare e dei pianeti extrasolari, con particolare attenzione ai corpi minori, per esempio asteroidi e comete, e ai satelliti naturali. Dopo aver conseguito il dottorato nel 2003 all’Università di Pisa, il Dr. Marchi ha lavorato a lungo presso il Dipartimento di Astronomia a Padova, per poi spostarsi all’estero nella sede berlinese dell’Agenzia spaziale tedesca e all’Observatoire de la Cote d’Azur a Nizza, in Francia. Sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA è disponibile un  glossario con la corretta definizione dei termini astronomici che useremo in seguito (link).

GLI IMPATTI ASTRONOMICI

“È avvenuto in passato, avverrà di nuovo, la questione è solo quando”. Nel 1998, i film “Armageddon” e “Deep Impact” narrarono, a modo loro e con molte imprecisioni scientifiche, le vicende precedenti al possibile impatto di un asteroide o di una cometa con la Terra. Pochi anni prima, nel 1994, gli astronomi di tutto il mondo avevano osservato la caduta della cometa Shoemaker-Levy 9, frammentatasi in 21 parti a causa della forza gravitazionale, sul pianeta Giove. Alcuni impatti, come quello del frammento G, rilasciarono un’energia pari a circa 6 milioni di megaton (milioni di tonnellate di tritolo) e gli effetti furono visibili per mesi sino a quando l’atmosfera di Giove riassorbì le macchie scure provocate dallo scontro. Stiamo dunque parlando di uno scenario catastrofico, ripreso recentemente da Lars Von Trier nel suo film Melancholia (2011), in cui la Terra è addirittura minacciata  dall’imminente collissione con un pianeta errante.

Le assurdità raccontate nei blog

Il cielo sembrerebbe quindi infestato da asteroidi, comete e pianeti assassini, almeno al cinema. Dobbiamo preoccuparci? Ovviamente no, non più di tante altre cose. Purtroppo gli eroi di Hollywood non potranno salvare il mondo in eterno, quindi vale la pena di definire meglio il problema, mediando tra catastrofismo cinematografico e sottovalutazione del rischio. In rete il materiale presente è moltissimo, ma il confine tra vera scienza e totale assurdità è molto labile. Scrivendo, infatti, su un qualsiasi motore di ricerca espressioni come “collisione asteroidi” o “impatto asteroidi Terra”, emergono migliaia di siti che annunciano la caduta più o meno imminente di un asteroide sul nostro pianeta. Tutto ciò viene ricollegato alla profezia dei Maya o ad altre previsioni che giungerebbero dal passato per rivelare la fine del mondo. Questo tipo di notizie hanno in larga parte già esaurito il proprio fascino, sia a livello mediatico sia a livello commerciale, ma tornano periodicamente, in concomitanza con “precise” scadenze o anniversari. Com’è logico, si esauriscono nell’arco di pochi giorni come fuochi di paglia. Coloro che cercano di dare maggior sostanza alle proprie farneticazioni si rifanno all’impatto di Baptistina, l’asteroide che nel Cretaceo contribuì alla scomparsa dei dinosauri dalla faccia della Terra. In questo caso vengono calcolate statistiche più o meno improbabili che dovrebbero far emergere una certa ciclicità nella caduta di corpi provenienti dallo spazio. Come detto, il confine tra ciò che ha un riscontro effettivo e ciò che è puro delirio è a volte impercettibile perché partendo dalle scoperte in ambito astronomico vengono teorizzate le conseguenze più tragiche.

Il tema più ricorrente riguarda i cosiddetti asteroidi near-Earth, classe di asteroidi la cui orbita potrebbe intersecare quella della Terra. Il simbolo di questi “pericoli vaganti” è 99942 Apophis, che nel dicembre 2004 è stato oggetto di grandi dibattiti perché dalle osservazioni emergeva una probabilità relativamente alta di collisione con il nostro pianeta nel 2029. Questa scoperta ha alimentato i titoli di giornali e siti internet per mesi (link1 e link2 ), fino a quando, da successivi calcoli, la probabilità d’impatto è stata corretta a valori vicini allo zero e la notizia si è sgonfiata. Naturalmente sono poi emersi i complottisti, secondo cui questo passo indietro sarebbe stata una macchinazione di fantomatici poteri occulti, ma questo è un classico. Le spy stories piacciono sempre (link).

Decisamente meno scientifico, ma degno di nota, è il caso di Memphis 75, un altro oggetto che dovrebbe entrare nell’atmosfera celeste e scatenare una devastazione epocale. Questo caso è sorto nel 2007 e ha dato una scadenza decisamente più ravvicinata: 2012. A differenza di Apophis, però, questo si sarebbe presentato sul pianeta in un giorno e ad un’ora molto precise, 21 dicembre, ore 11:11. Un’esattezza impressionante, anche se potrebbe sorgere un dubbio lancinante: 11:11 di quale fuso orario? Di Greenwich, di Roma, di Tokyo o di New York? La differenza è notevole. Questa ricorrenza rientra nel grande calderone della profezia Maya, ma il 26 febbraio 2007 il Daily Mail vi ha dedicato una pagina intera con un titolo evidente: “Armageddon 2012” (link).

Destino analogo toccherebbe la Terra a causa di 2012 DA14, un altro asteroide, avvistato lo scorso febbraio e di circa 60 metri di diametro. Come riportato su un sito dal nome emblematico, Fine del mondo 2012, “secondo alcuni astronomi della NASA, questo asteroide potrebbe entrare in collisione con la Terra verso il 15 febbraio 2013. Quando l’asteroide si avvicinerà al di sotto dei 27000 km, sarà quasi sicuramente troppo tardi per prevenire la caduta sulla Terra o prevedere con precisione il punto finale d’impatto e le sue conseguenze” (link).

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma l’antifona è all’incirca sempre la stessa. Discorso a parte lo meritano le comete, oggetti spaziali che sono nell’immaginario comune da millenni, nel bene e nel male. Spesso associato a terremoti e catastrofi, il mondo delle comete fu parzialmente redento dopo l’anno Zero, perché la cosiddetta Stella di Betlemme, che avrebbe guidato i Re Magi alla mangiatoia di Cristo, sarebbe stata una cometa. Decisamente meno attesa, però, fu C/2010 X1, meglio nota come Elenin. Questa cometa venne scoperta dall’astronomo russo Leonid Elenin il 10 dicembre del 2010, grazie all’osservatorio robotico International Scientific Optical Network nei pressi di Mayhill, nello stato del New Mexico (USA). Dai calcoli essa avrebbe dovuto impattare con il pianeta nell’autunno del 2011 o comunque creare notevoli rivolgimenti sulla Terra. Anche qui le speculazioni non sono mancate e in alcuni casi ad essa è stato associato il terremoto che causò lo tsunami a Fukushima, l’11 marzo 2011, all’arrivo di Elenin (link).

A parte questo caso, non sono rari i tentativi di creare una correlazione diretta tra corpi spaziali e eventi terrestri. Come si può trovare in un forum (link), “Negli ultimi anni la prova che le estinzioni di massa della vita sulla Terra possano essere attribuite alle conseguenze dell’impatto di una cometa o di un asteroide sono diventate schiaccianti”. Queste affermazioni estemporanee sono prive di dati, ma sono molto suggestive e sono per questo il filo conduttore delle centinaia di articoli e servizi che spopolano anche sulle principali testate italiane. Negli ultimi anni, trasmissioni come Voyager e Mistero (link) hanno fatto la propria fortuna trattando questo tipo di argomenti.

La parola all’esperto

Gli asteroidi potenzialmente pericolosi (PHA, Potentially Hazardous Asteroids) sono un sottoinsieme del più vasto gruppo di asteroidi che orbitano vicino alla Terra, i cosidetti NEO (Near Earth Objects). I PHA hanno orbite che arrivano a spingersi anche sino a pochi milioni di km dalla Terra e dimensioni tali da provocare danni a livello regionale o, nei casi più estremi, addirittura globali in caso di impatto.

Dr. Marchi, come viene calcolato il rischio di un impatto con un asteroide o una cometa?

Il primo passo è determinare l’orbita del corpo stesso e vedere se questa è vicina a quella della Terra. L’asteroide viene messo sotto osservazione in base alla minima distanza a cui le due orbite si trovano, se questa è inferiore a 0,05 UA pari a circa 20 volte la distanza Terra-Luna. Questo parametro viene detto “minimum orbit intersection distance”. Se questo avviene, allora c’è un possibile rischio di impatto. Non è comunque detto che questo avvenga effettivamente. Poi c’è un secondo parametro legato alla dimensione dell’oggetto. Per essere catalogato come pericoloso l’asteroide deve essere più brillante di una magnitudine assoluta pari a 22, un valore che corrisponde a una dimensione di circa 150 metri. Tra gli oggetti vicini alla Terra (chiamati “near earth objects”), ci sono al momento poco più di 1300 oggetti che sono catalogati come potenzialmente pericolosi. Quello che conta è l’energia associata all’impatto, che dipende dalla velocità con cui l’oggetto arriva e dalla sua massa, quindi anche la composizione ha una certa rilevanza. A parità di dimensione, fare un impatto con un asteroide di ghiaccio è molto diverso da fare un impatto con uno di puro metallo.

Cosa può comportare un eventuale impatto? Quali sono i fattori che possono aumentare la pericolosità?

Bisogna dire che, ogni giorno, la Terra riceve impatti con corpi celesti, nella maggior parte dei casi sotto forma di polvere cosmica. Ogni giorno la Terra riceve circa 100 tonnellate di polvere, i cui grani hanno dimensioni dell’ordine di decine-centinaia di micron. Se aumentiamo le dimensioni, le stime ci dicono che la Terra impatta un oggetto di circa due metri di diametro che si disgrega nell’atmosfera una volta ogni anno. Si ha un impatto con oggetti con un diametro di 50m circa una volta ogni 100 anni e questi sono in grado di raggiungere la superficie della Terra. In questo caso, l’impatto è in grado di produrre un disastro a livello locale. L’impatto con un corpo di 1 km di diametro può accadere una volta nell’arco di qualche centinaia di migliaia di anni. Gli effetti sono purtroppo su scala globale. Una zona prossima all’impatto, grande qualche centinaio di km, verrebbe completamente distrutta. Potrebbe anche crearsi una densa nube di polvere con effetti negativi su scala globale. Si tenga comunque presente che ci può essere una fluttuazione notevole su queste stime, ma possono darci un’idea sull’intervallo temporale con cui aspettarsi questi eventi.

Il rischio di un impatto con un corpo celeste si può definire tramite la scala di Torino (link) e quella di Palermo (link). La prima è stata creata per comunicare al pubblico il rischio associato all’approccio con la Terra da parte di un asteroide o di una cometa. Questa scala, che ha valori interi da 0 a 10, prende in considerazione l’energia rilasciata prevista a seguito dell’impatto nonché la probabilità che questo avvenga effettivamente. La seconda è invece utilizzata dagli specialisti per catalogare e classificare i rischi potenziali di impatto su una vasta gamma di date, energie e probabilità. Questa scala confronta la probabilità di impatto con il rischio potenziale medio rappresentato da oggetti di dimensioni uguali o superiori nel corso degli anni fino alla data prevista per l’impatto. Per comodità, la scala è logaritmica, così, per esempio, un valore pari a -2 indica che l’impatto potenziale ha solo l’1% di probabilità rispetto al rischio medio che un altro oggetto maggiore o uguale possa impattare la Terra nello stesso periodo, cioè fino al tempo del possibile impatto. Un valore 0 indica un rischio pari a quello di fondo, mentre un valore +2 rappresenta un rischio 100 volte maggiore.

La lista degli oggetti potenzialmente pericolosi, osservati almeno una volta negli ultimi due mesi, è disponibile sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA (link). Tutti i corpi hanno al momento un valore 0 sulla scala di Torino. La probabilità di collisione con la Terra è quindi al momento pressoché nulla. In passato, alcuni oggetti hanno destato una certa preoccupazione, non tanto tra gli specialisti quanto tra il pubblico, influenzato da una comunicazione decisamente troppo catastrofista e poco oggettiva. È il caso, per esempio, del già citato Apophis. Come detto in precedenza, questo NEO con un diametro di circa 270 metri ha destato sin da subito, a partire dal 2004, una certa preoccupazione, spesso a causa di una cattiva informazione. Nel dicembre dello stesso anno, infatti, le prime osservazioni hanno indicato una piccola probabilità (fino al 2,7%) che l’asteroide avrebbe colpito la Terra nel 2029. Ulteriori analisi hanno invece fornito previsioni più precise, smentendo definitivamente un impatto con la Terra o la Luna. Tuttavia, è rimasta una piccolissima possibilità di impatto per il 13 aprile 2036, un’eventualità che ha mantenuto l’asteroide al livello 1 sulla Scala di Torino fino all’agosto 2006. Apophis ha anche raggiunto, per un breve periodo di tempo, addirittura il livello 4, prima che questo fosse abbassato. A partire dall’ottobre 2009, la probabilità di un impatto per il 13 aprile 2036 è stata stimata ridotta ulteriormente, sino a un valore di uno su 250000.

In rete ci sono parecchi siti che fanno disinformazione e previsioni azzardate su ipotetici impatti, per esempio quello di Apophis, anche a distanza di molti anni.  Quanto avanti è possibile spingersi nelle previsioni?

Bisogna determinare l’orbita dell’asteroide e come essa evolve nel tempo, perché si tratta di oggetti piccoli soggetti a molteplici perturbazioni nel loro moto intorno al Sole. Un piccolo errore nel calcolo e nella stima dei parametri orbitali può in realtà propagarsi nel tempo e produrre un’orbita completamente diversa rispetto a quella calcolata precedentemente. Per determinare l’orbita con precisione gli astronomi usano dei telescopi che misurano la posizione degli asteroidi a tempi diversi. Tuttavia, come in fisica, a qualsiasi misura è sempre associato un errore intrinseco. Questo, seppur piccolo, è sufficiente nella maggior parte dei casi a far sì che una previsione di alta probabilità di impatto evolva nel tempo in una situazione a probabilità di impatto praticamente nullo, man mano che si aggiungono nuove osservazioni dello stesso asteroide. Le previsioni a lungo termine non hanno molto senso. Da qui al 2029, l’oggetto sarà probabilmente in una posizione completamente diversa rispetto a quella che possiamo calcolare oggi. Sono dunque necessarie continue osservazioni di questi oggetti.

GLI ALIENI

Ma se gli asteroidi non sono un pericolo imminente, si può dire altrettanto degli extraterrestri? “Quasi tutti quelli che lavorano alle poste sono alieni”. Con questa frase l’agente J, alias Will Smith, cerca di far ricordare all’agente K, Tommy Lee Jones, il suo passato da man in black, nel secondo episodio dell’omonimo film. La saga cavalca un tormentone classico, secondo cui negli ultimi anni il pianeta sarebbe stato “invaso” decine di volte. Anche film come “Battleship”, “World Invasion”, “Skyline” o “La guerra dei mondi” hanno mostrato scenari apocalittici e di distruzione, avvicinandosi più a dei videogame che a delle opere cinematografiche. Sempre di alieni, ma in toni decisamente diversi, tratta per esempio “E.T. l’extraterrestre”, il film cult di Steven Spielberg del 1982.

Le assurdità raccontate nei blog

Naturalmente il popolo di internet non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di dare un proprio giudizio in proposito. Le tesi sono molteplici e vanno dalla presenza degli omini verdi sul pianeta già da diversi anni all’invasione imminente e catastrofica. Si trovano dunque espressioni come “«Ci sono sempre più prove che il nostro pianeta sia stato visitato dai nostri vicini alieni, forse da centinaia di anni». Non è un hippy appassionato di fantascienza a raccontarlo ma un astronauta della Nasa, il sesto uomo a camminare sulla Luna, Edgar Mitchell, che è intervenuto a New York a una conferenza sugli UFO intitolata “Ufos and the evolution of consciousness”, presso la Community Church di Manhattan.”(link) e altre del calibro di “ L’U.N. Panel, guidato dal dottor John Malley, ha previsto che l’invasione avverrà entro il dicembre 2015 e in quel momento la Terra sarà sotto il totale controllo di alieni giunti da Zeeba” (link).

Anche in questo caso si potrebbe andare avanti per pagine e pagine, cambiando nome del pianeta e data di arrivo. Il filone principale di informazioni legate a questo argomento si correla al fantomatico pianeta Nibiru, descritto dallo scrittore Zecharia Sitchin sulla base di una personale interpretazione delle scritture babilonesi. Questo pianeta avrebbe ospitato un mondo simile al nostro, popolato da una civiltà extraterrestre, che dopo l’impatto con il pianeta Tiamat si sarebbe diviso, dando origine alla Luna e alla Terra (link). Queste teorie sono state ampiamente smentite sia dagli astronomi sia dai filologi sumeri, che hanno dimostrato l’infondatezza delle interpretazioni dell’ufologo Sitchin. A partire da questa idea, però, è nato un fiorente mercato di speculazioni intorno all’argomento alieni. Il più d’attualità correla Nibiru e, guarda caso, la profezia dei Maya: nel 2012 la Terra sarà distrutta dal passaggio di un grande pianeta denominato Nibiru o Pianeta X o Wormwood (link).

Decisamente più dogmatica e religiosa è la connessione tra gli alieni e gli Elohim, divinità che vivono nell’universo e governano gli elementi fondamentali del cosmo stesso. Descrivere le proprietà di questi esseri non è semplice. Una descrizione “completa” giunge da un blog (link):  “Questi Signori della Luce espletano pure la funzione di coordinare ed istruire il costrutto esecutivo nelle Macrocellule attive (pianeti), determinando anche il complesso e vario gruppo enzimatico (in cui rientra l’uomo) destinato ad elaborare l’energia vitale della Macromolecola (sistema solare), assecondando la specifica genetica innestata dallo Zoide Cosmico (cometa)”.Questa visione ha però meno presa, anche a livello mediatico, perché va a scontrarsi con la concezione cristiana che permea l’Occidente.

Decisamente meno problemi crea il pensiero che gli extraterrestri siano presenti tra noi da diversi anni e che, addirittura, siano stati catturati e nascosti da qualche parte. Il mito dell’Area 51, zona militare di ventiseimila metri quadrati nel Nevada meridionale, domina incontrastato la scena. Secondo i complottisti, qui sarebbero celati decine di piani interrati di laboratori, uffici e magazzini dove il governo USA intratterrebbe collegamenti con gli alieni. A infittire le maglie del mistero c’è il cosiddetto “incidente di Roswell”: nel 1947 in questa cittadina del New Mexico si schiantò un oggetto volante. Per gli ufologi sarebbe stata una navicella spaziale che stava trasportando un equipaggio di ET: i militari avrebbero rapito questi esseri e li avrebbero rinchiusi nell’Area 51 per studiarli. Questa vicenda è molto nota e anima un dibattito infinito, fatto di continui avvistamenti di oggetti spaziali, cerchi nel grano, luci sospette e chissà cos’altro. L’idea che un governo leader nel mondo, nello specifico gli Stati Uniti, nasconda l’esistenza di queste scoperte lascia aperti numerosi spiragli all’immaginario comune e infonde un livello di dubbio che supera di molto il sano scetticismo. “Il presente articolo è stato ricavato da informazioni ricevute tramite posta elettronica da un individuo che si qualifica come “ex-componente del Consiglio di Sicurezza Nazionale USA”. […] Il numero attuale di specie aliene che ha contatti con il pianeta Terra è nove, con sette specie di stanza in maniera relativamente permanente. Contrariamente alle informazioni rilasciate dal governo, non tutte le razze aliene sono rappresentanti amichevoli della Confederazione Galattica Spaziale.” (link ).

Questo fenomeno non riguarda solo l’Occidente: “Una base sotterranea extraterrestre nell’Himalaya? I governi cinesi e indiani sarebbero informati? Kongka La, a un passo dell’Himalaya, è situato nel Ladakn, nella regione di confine che si contendono l’India e la Cina. E’ una delle regione meno frequentate al mondo e, di comune accordo, la Cina e l’India si astengono di controllare questa parte della frontiera. Gli abitanti della regione, sia del lato cinese che del lato indiano, hanno riferito di aver visto degli UFO, uscire fuori dal terreno, in questa zona. Secondo queste testimonianze, esisterebbero della basi sotterranee extraterrestri nella regione e i governi cinesi e indiani sarebbero informati” (link). Occorre aggiungere qualcosa?

In Italia questo argomento trova particolarmente attenti, oltre ai programmi già citati (link), i servizi di Studio Aperto che a più riprese hanno proposto video amatoriali e fotografie, accompagnate da musiche apocalittiche e senza mai l’intervento di studiosi o ricercatori d’alcun genere.

La parola all’esperto

Ma questi alieni esistono veramente o sono frutto della nostra immaginazione? Se la nostra Galassia brulica di alieni, dove sono nascosti? Il paradosso di Fermi è stato coniato dal fisico italiano durante un pranzo presso il laboratorio di Los Alamos negli anni ’50: “Se nell’universo esiste un gran numero di civiltà aliene, perché la loro presenza non si è mai manifestata?” La dimensione apparente e l’età dell’universo suggeriscono l’esistenza di molte civiltà extraterrestri, anche tecnologicamente avanzate. Tuttavia, questa ipotesi sembra in contrasto con la mancanza di evidenze osservative per sostenerlo.

Al momento, sono stati scoperti centinaia di pianeti extrasolari, la maggior parte non adatti a ospitare la vita. Si tratta di un bias osservativo, cioè una selezione causata dai metodi di ricerca che si utilizzano e dalla sensibilità limitata della nostra strumentazione, o dobbiamo considerarci un’eccezione?

È un forte bias osservativo perché le tecniche per rivelare i pianeti extrasolari che utilizziamo oggi sono indirette, non hanno cioè la sensibilità per vedere direttamente i pianeti attorno a un’altra stella. Queste tecniche sono più facili da applicare quanto più grande è la massa del pianeta. Tuttavia, forse potrebbe bastare un decennio per scoprire i pianeti simili alla Terra. Questo campo dell’astronomia sta procedendo molto velocemente. Oltre a scoprire un anologo terrestre attorno a una stella di tipo solare, bisognerà capire di cosa è fatto questo pianeta per verificare che esso sia effettivamente di tipo roccioso con un’atmosfera adatta alla vita. Questo richiederà ancora molto tempo.

Ipotizzando l’esistenza degli alieni, perché non siamo ancora in contatto con loro? Siamo troppo distanti?

Non mi occupo personalmente di ricerche in questo settore, ma la mia interpretazione di questa problematica è in realtà relativamente semplice. Si devono concatenare una serie di eventi per arrivare a questo risultato che sono di per sè estremamente complessi. Primo, deve esserci una civiltà in prossimità del nostro sitema solare. Stelle non troppo distanti devono ospitare dei pianeti che abbiano sviluppato la vita, ma questo non è sufficiente. Deve anche esserci l’esigenza di questa civiltà di comunicare e deve disporre dei mezzi tipici di una civiltà moderna. Pensiamo all’evoluzione dell’uomo: la civiltà tecnologica si è sviluppata solo negli ultimi 100 anni. La capacità di poter spedire e ricevere segnali nello spazio si è sviluppata negli ultimi 50 anni, cioè una finestra estremamente limitata. Devono dunque combinarsi insieme una serie di fattori di per sè estremamente poco probabili, questo è il nodo cruciale per cui sia così complicato interagire con un altro sistema intelligente sviluppatosi su un altro pianeta.

Nel 1961, l’astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, formulò l’equazione che permette di stimare il numero di civiltà extraterrestri in grado di comunicare presenti nella Galassia. Molti parametri sono decisamente difficili da stimare. La formula dell’equazione di Drake è la seguente:

N = R* fp ne fl fi fc L

dove:

N: numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali è possibile comunicare;
R*: tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea;
fp: frazione di stelle che possiedono pianeti;
ne: numero medio di pianeti per sistema solare in grado di ospitare forme di vita;
fl: frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
fi: frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
fc: frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L: stima della durata di queste civiltà evolute.

Quali sono i parametri chiave dell’equazione? Non ci sono troppi termini speculativi?

È un tentativo di esprimere in un’equazione quanto detto da Fermi, per avere un’idea di quale sia la probabilità di trovare la vita. Alcuni termini sono prettamente astronomici e quindi potenzialmente misurabili con osservazioni. Tanto per dire, il primo termine R* è la percentuale di formazione annua di stelle nella nostra galassia. Si tratta di un parametro determinabile se disponessimo di strumenti perfetti, ma in pratica è molto difficile fare questa misura. Anche il numero di stelle con dei pianeti è misurabile solo in linea teorica. Sono parametri facili da descrivere, estremamente intuitivi e capiamo anche perché queste siano quantità importanti. Tuttavia, la loro misura è estrememamente difficile. Poi ci sono gli altri parametri (per esempio fl – fi – fc – L), che sono totalmente speculativi quindi il numero N finale è in realtà totalmente inutilizzabile, proprio perché i parametri stessi sono in gran parte sconosciuti.

Il progetto SETI è un progetto che cerca, in modo sistematico o serendipity, cioè inatteso e casuale, di individuare possibili segnali radio prodotti da una civiltà intelligente provenienti dal cosmo. Vista la grande mole di dati, dal 1999 possono contribuire anche i singoli cittadini attraverso il programma Seti@home, che con oltre 5 milioni di utenti in tutto il mondo, è attualmente l’esempio di maggior successo di elaborazione distribuita.

Il progetto SETI@home è un grande esempio di calcolo distribuito, ma potrà mai avere successo?

Le probabilità di successo non sono molte alte, ma non possiamo conoscere la risposta a priori. La natura della misura del segnale che si vuol fare non è scontata. Si tratta di un segnale radio a banda stretta, quindi di origine non naturale. In realtà, anche se si arrivasse alla misura di uno di questi segnali, esso non sarebbe comunque la prova definitiva della scoperta della vita. Servirebbero, eventualmente, altre analisi più dettagliate. Tuttavia, si tratta sicuramente di un esperimento estremamemente interessante proprio per come viene condotto. La mole enorme di dati difficilmente potrebbe venire analizzata da un singolo istituto di ricerca, allora l’idea per poter superare questo scoglio è di distribuire i dati a tutte le persone interessate, ognuna delle quali con il suo computer riesce a dare un contributo all’analisi di questi dati. Questà è un’idea estremamemente interessante e vale la pena di essere portata avanti. Non è l’unica iniziativa di questo tipo, ci sono anche altri settori dell’astronomia e della scienza in generale che usano il calcolo distribuito. Per esempio, GalaxyZoo è un grande studio del cielo dedicato alla classificazione delle galassie, il cui numero esorbitante rende necessaria la collaborazione dei non esperti.

Il Dr. Marchi ci ha permesso di chiarire quali sono i rischi legati a un impatto astronomico e quante sono le possibilità che prima o poi si riesca a entrare in contatto con qualche civiltà extraterrestre. Le notizie pseudo-scientifiche presenti in rete non sembrano preoccuparlo più di tanto. Negli ultimi anni, infatti, gli istituti di ricerca hanno fatto molto per trasferire al grande pubblico le informazioni corrette, avvalendosi del contributo degli esperti in comunicazione della scienza.

La comunità scientifica si sente in qualche modo danneggiata da tutta questa disinformazione e pseudo-scienza fatta non solo da blog e forum, ma spesso anche in televisione?

Personalmente, ma penso che la mia opinione sia condivisa dai miei colleghi, non mi sento preoccupato da questo fatto. Certamente è una situazione spiacevole perché il dilagare di informazioni sbagliate su internet, radio e tv non è certamente una cosa positiva. Le informazioni scientifiche dovrebbero sempre essere riportate in maniera corretta. Comunque non c’è alcun danno alla nostra ricerca. Il finanziamento che noi riceviamo per fare le nostre ricerche non dipende da quanto affermato su internet o in tv.

Fonte Blog di Antonio Pilello: http://antoniopilello.wordpress.com/2012/07/03/pericoli-dallo-spazio/

Blog di Antonio Pilello: http://antoniopilello.wordpress.com/

Blog di Claudio Dutto: http://claudiodutto.wordpress.com/

Antonio e Claudio

~ di Sabrina su 8 luglio 2012.

2 Risposte to “Pericoli dallo spazio”

  1. Affascinante e da leggere, come sempre.

  2. […] Pubblicato con Antonio Pilello su TuttiDentro […]

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