Un pianeta non ancora osservato oltre Plutone?

Rappresentazione artistica di un pianeta gigante delle dimensioni di Giove che è privo di Sole. Da qualche anno si porta avanti l’idea che possano esistere dei pianeti isolati che sono stati allontanati dalla loro stella all’atto della formazione del loro sistema solare. E’ possibile che il nostro Sistema Solare abbia catturato un tale oggetto nelle regioni periferiche della Fascia di Kuiper e che venga ora a perturbare le orbite di alcuni degli oggetti osservati, come Sedna. Crediti: NASA/JPL-Caltech.

Un pianeta quattro volte le dimensioni della Terra potrebbe orbitare ai confini del nostro Sistema Solare interno, oltre l’orbita di Plutone. Troppo distante per essere rilevabile con telescopi da terra, il pianeta non ancora osservato potrebbe essere gravitazionalmente attratto dai piccoli oggetti ghiacciati che si trovano oltre Nettuno, quelli che vengono in genere chiamati oggetti trans-nettuniani, ossia oggetti che stanno al di là dell’orbita di Nettuno e che appartengono alla Fascia di Kuiper. La fascia di Kuiper è una zona di oggetti che ha una forma toroidale, simile ad una ciambella, ricca di frammenti rocciosi con dimensioni dell’ordine del migliaio di chilometri o inferiori, che si è iniziato a rilevare all’inizio del 2000 tra cui Quoar,  Sedna ed Eris.

L’affermazione viene da Rodney Gomes, un noto astronomo del National Observatory del Brasile, a Rio de Janeiro. Gomes ha presentato recentemente al Meeting dell’American Astronomical Society a Timberline Lodge, Oregon, il suo complesso modello ricavato con calcoli eseguiti al computeri che suggerisce l’esistenza di un pianeta molto lontano proprio in questa regione del Sistema Solare.

Coloro che hanno partecipato alla conferenza hanno trovato gli argomenti di Gomes convincenti, ma sono comunque necessarie più prove prima che l’ipotetico pianeta possa venir accettato come pianeta vero e proprio.

Per vari anni i ricercatori astronomi hanno osservato che una manciata di piccoli oggetti ghiacciati, che si trovano nella Fascia di Kuiper tra cui anche Sedna, deviano dal loro cammino intorno al Sole calcolato secondo le leggi dell’attrazione gravitazionale sviluppata da parte di tutti gli oggetti conosciuti del Sistema Solare.

Sedna, per esempio, presenta un’orbita perturbata estremamente allungata attonro al Sole che occupa uno dei due fuochi dell’ellisse secondo le leggi di Keplero. “L’orbita di Sedna è davvero peculiare” ha affermato Mike Brown, astronomo presso il Caltech, a capo del gruppo di ricerca che ha portato alla scoperta di questo oggetto della Fascia di Kuiper nel 2003.

Tuttavia, mentre Gomes faceva girare gli stessi calcoli con l’aggiunta dell’attrazione gravitazionale di un pianeta massiccio alla periferia del Sistema Solare, Sedna e altri oggetti anomali avevano orbite che tornavano con le osservazioni. Il pianeta invisibile sarebbe troppo lontano per perturbare sensibilmente i movimenti della Terra e degli altri pianeti interni, ma abbastanza vicino ad oggetti della Fascia di Kuiper tali da poter perturbare le loro orbite.

Diversi tipi di pianeti potrebbero andare bene con le perturbazioni osservate nei calcoli di Gomes. Per esempio, una pianeta delle dimensioni di Nettuno, circa quattro volte più grande della Terra, potrebbe orbitare a 225 miliardi di chilometri dal Sole e influenzerebbe gli oggetti anomali in accordo con le osservazioni. Oppure, un pianeta delle dimensioni di Marte, con un’orbita estremamente allungata, ma che si è mantenuta stabile oltre l’orbita di Plutone, potrebbe portare agli stessi risultati di Gomes. Quanto al modo in cui sia finito li’, si potrebbe pensare ad un pianeta formatosi in una regione e poi espulso da un sistema stellare distante e successivamente catturato dalla gravità del Sole. Gomes afferma, inoltre, che esso avrebbe potuto formarsi vicino al nostro Sole e gradualmente essere stato spinto all’esterno attraverso varie interazioni gravitazionali con altri pianeti.

Sebbene il lavoro di Gomes “non sia ancora stato sottoposto a peer-reviewed, all’attenta lettura di altri ricercatori per la pubblicazione, i suoi colleghi sono fiduciosi che tale lavoro avrà pieno successo. “Gomes non può aver fatto errori nel suoi calcoli” ha affermato Hal Levison, ricercatore di Studi Planetari presso il Southwest Research Institute of Boulder, Colorado.

“Rodney Gomes è continuamente attivo alla ricerca di ulteriori prove e sto aspettando con interesse le sue scoperte” ha affermato Douglas Hamilton, un astronomo dell’Università del Maryland. “Ha scelto un argomento difficile, ma sta seguendo il giusto approccio. Si tratta sicuramente di un argomento rischioso, ma è anche una scoperta di un nuovo mondo che potrebbe essere spettacolare!”.

Si tratta di una nuova stella o di un nuovo pianeta?

Questa non sarebbe  la prima volta che un pianeta viene rivelato attraverso i suoi effetti gravitazionali su altri corpi celesti. L’esistenza di Nettuno è stata ipotizzata agli inizi del XIX secolo, molto prima che il gigante gassoso diventasse visibile attraverso un un telescopio del 1846 e venisse scoperto per davvero. Trovare e individuare orbite di altri oggetti distanti simili a Sedna o Eris, permetterà di aggiungere molti più punti dati ai modelli ottenuti dai computer. “Noi, ed un paio di altri gruppi di astronomi, stiamo lavorando intensamente per vedere se è possibie andare un po’ più giù e capire questo “mistero” ha affermato Brown.

D’altra parte molti astronomi hanno trascorso gran parte del 1900 alla ricerca di un altro pianeta, soprannominato Pianeta X, oltre l’orbita di Nettuno, perchè credevano che ci fossero anomalie nelle orbite di Nettuno e in quelle degli degli altri pianeti giganti gassosi. “Ma si è scoperto che l’anomalia nell’orbita di Nettuno non era altro che il risultato di calcoli sbagliati” ha affermato Levison. La ricerca del Pianeta X venne messe da parte.

Ma proprio perchè ora non c’è una giusta spiegazione alle orbite degli oggetti della Fascia di Kuiper a parte introdurre un nuovo pianeta X, questo non significa che non riusciremo in futuro a trovare una nuova spiegazione, quella corretta.

Brown, che ha scoperto Sedna, affermava che un’ulteriore plausibile spiegazione per il strano comportamento del pianeta nano avrebbe potuto essere la presenza di una stella che all’inizio della formazione del Sistema Solare si sarebbe dovuta trovare in quelle remote regioni. Se tornassimo indietro nel tempo, 4,6 miliardi di anni fa, all’atto della formazione del Sole, è possibile che la nostra stella si sia formata in un ammasso stellare. Se fosse così, tale ammasso avrebbe dovuto essere sufficientemente vicino tanto da influenzare tutti gli altri pianeti del sistema solare, come Sedna stesso.

E’ necessario del lavoro ulteriore per determinare se Sedna e gli altri oggetti della Fascia di Kuiper siano stati posti in orbita intorno al Sole da una stella che è passata nelle loro vicinanze molto tempo fa, oppure dall’azione gravitazionale di un pianeta mai osservato che si trova ancora oggi nel nostro Sistema Solare. Trovare e osservare le orbite di lontani oggetti simili a Sedna permetterà di aggiungere altri punti fondamentali nei modelli. Vi sono due gruppi di ricercatori che stanno lavorando per capire se possiamo scoprire e risolvere questo mistero.

Fonte Space.com: http://www.space.com/15822-planet-edge-solar-system.html

Sabrina

~ di Sabrina su 22 giugno 2012.

4 Risposte to “Un pianeta non ancora osservato oltre Plutone?”

  1. Sembra che il lavoro pubblicato da Gomes non sia accessibile online… Sapete se è possibile leggerlo da qualche parte? Grazie.

    • Al momento non ho trovato alcun riferimento all’articolo. Se si guardano gli abstract delle presentazioni al Meeting: http://dda.harvard.edu/meetings/2012/DDA2012Abstracts.pdf a pagina 7 c’è un accenno a questo lavoro. Immagino che ora il lavoro verrà pubblicato come “Atti del Convegno” in formato cartaceo… Online non sarà disponibile.
      Grazie!

      • Ciao Sabrina, avevo letto l’abstract che hai linkato. Possibile che studi di questo tipo, con risultati – per quanto parziali – di questo tipo, non vengano pubblicati online?! Qual’è il motivo? E meno male che si parla di scienza… -.-

      • Ciao Eneru, se pensiamo ai quotidiani abbiamo la versione online e una versione cartacea. Spesso, quest’ultima però ha dettagli che in quella online non si trovano. In qualche modo, la carta deve ancora essere venduta, la rivista deve sopravvivere, ci sono risvolti economici importanti; in alcuni casi la versione cartacea di un articolo è più prestigiosa per un ricercatore, ha più valore nel curriculum che non una versione online (che ti assicuro non vale niente). Però, la comunicazione della scienza è importante e nella stragrande maggioranza delle volte è fatta in inglese. Noi siamo piuttosto carenti come pubblicazioni, buone pubblicazioni.
        Ti ringrazio per la tua attenzione. Grazie per seguire il Blog.

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