Il sangue umano più antico è di Otzi

Ricostruzione di Otzi di Kennis © Museo Archeologico dell’Alto Adige, Foto Ochsenreiter. Disponibile su National Geographic – I volti di Otzi in mostra: http://www.nationalgeographic.it/scienza/2011/03/01/foto/otzi-194162/index.html . Museo Archeologico di Bolzano: http://www.bolzano.net/museoarcheologico.htm

Il campione di sangue umano più antico proviene da Otzi: ha cinque mila anni.

”L’Uomo venuto dal ghiaccio” esposto al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano è una delle mummie più famose e importanti del mondo. Si tratta sicuramente della mummia più studiata tenendo conto anche di quelle egiziane.

Dopo aver decifrato il suo DNA e aver ricostruito i suoi ultimi pasti prima della morte, ora abbiamo anche un’altra informazione: il suo sangue . Infatti, l’analisi dell’aorta di Otzi, compiuta da un gruppo di ricercatori italo-tedeschi di Eurac di Bolzano e della Technische Universität di Darmstadt in Germania, ha mostrato la presenza di globuli rossi sulle sue ferite grazie all’applicazione delle nanotecnologie.

Non si pensava di poter recuperare il sangue, e quindi i globuli rossi, di una persona vissuta durante l’età del rame. Questi risultati potrebbero portare ad un risultato davvero sorprendente. Finora, infatti, nella storia della medicina legale non si è mai capito come datare l’età di una macchia di sangue sulla scena del crimine. Le nanotecnologie, grazie alle quali i tre autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of the Royal Society Interface, Albert Zink, Marek Janko e Robert Stark hanno analizzato la microstruttura delle cellule sanguigne e dei più piccoli coaguli di sanuge.

Grazie ad un microscopio in grado di ingradire le strutture fino a livello atomico, sono stati analizzati dei campioni di tessuto prelevati dalla ferita sulla schiena dell’Uomo venuto dal Ghiaccio, causata dalla freccia che lo colpì a morte, e da una ferita sulla mano destra. Grazie a questo microscopio è possibile ottenere un modello in 3D del tessuto da un’analisi dettagliata della sua superficie. Proprio sulla superificie del tessuto sono state rilevate delle cellule, i globuli rossi, dalla caratteristica forma ovale o a ciambella. Con l’uso della spettroscopia Raman è stato confermato che si trattava di impronte di cellule umane, scartando così la possibilità di pollini, batteri o di impronte lasciate da altre cellule.

 

Con un Atomic Force Microscope (AFM) e uno spettroscopio Raman è stato possibile rilevare cellule dei globuli rossi (Red Blood Cells, RBCs) in campioni di tessuto dall’Uomo venuto dal Ghiaccio (Iceman). Sono state trovate singoli RBCs e gruppi di RBCs e le loro caratteristiche sono state ottenute con la spettroscopia Raman.
Qui sopra, immagini ottenute con il microscopio AFM dei globuli rossi RBCs. In a e b si osservano singoli RBCs da un tessuto umano recente. In c si osserva un’insieme di RBCs; in d ed e vi sono singoli corpuscoli trovati in un campione A e in un campione B di Otzi. Un insieme di parecchi corpuscoli distribuiti in modo casuale simili a quelli trovati entro un recente campione (c) vengono mostrati nell’immagine f. I corpuscoli osservati (e-f) evidenziano la tipica superficie concava e a disco dei globuli rossi (RBCs). Crediti: Marek Janko et al.

I globuli rossi di Otzi hanno un aspetto identico a quello dei campioni moderni di sangue umano. Oltre ai globuli rossi sono state trovate anche tracce di fibrina, una proteina che regola la coagulazione del sangue, che emerge nelle ferite fresche e che, col passare del tempo, tende a diminuire. Anche questo porta ad avvalorare l’ipotesi che Otzi sia morto praticamente subito dopo essere stato trafitto dalla freccia, non nei giorni successivi come invece era stato ipotizzato in un primo momento.

Otzi fu ritrovato per caso, il 19 settembre 1991 verso le ore 13.30 da due turisti di Norimberga (Germania) di nome Erika ed Helmut Simon dopo che persero il sentiero originario sulle Alpi Venoste, a Punta di Finale, nei pressi del Giogo di Tisa.

Dal ghiaccio, in particolare dall’acqua sciolta, si osservava la nuca, le spalle nude e parte della schiena di un uomo. Il corpo giaceva supino, con il torace riverso su una lastra di pietra e col volto nascosto. Dopo aver scattato una fotografia, i due turisti la presentarono alle autorità pensando fosse la prova del ritrovamento di un corpo di un alpinista scomparso qualche anno prima. Non si resero conto lì per lì del ritrovmaento di quella che sarebbe diventata la mummia più antica mai scoperta e anche quella più famosa di questi ultimi vent’anni.

Otzi, il ritrovamento. © Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Il giorno successivo il ritrovamento del corpo, una squadra di soccorso austriaca avviò i primi tentativi di recupero. Il recupero fu reso difficile dalle cattive condizioni meteorologiche e durante il primo intervento l’anca sinistra del corpo di Otzi venne danneggiata. Solo il 23 settembre il suo corpo venne recuperato.

Il recupero venne condotto sotto la guida di Rainer Henn, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Innsbruck e ripreso con la telecamera. Ancora oggi quelle riprese costituiscono un documento di grande importanza, perché sul posto non era presente alcun archeologo. Al Museo Archeologico dell’Alto Adige sono oggi mostrate al pubblico.

Dall’acqua di scioglimento dei ghiacciai emersero pure molti resti di cuoio e pelliccia, cordini, lacci e ciuffi d’erba, che giacevano ammucchiati accanto al cadavere; fra i reperti c’era anche un pugnale con la lama di selce e il manico di legno e un’ascia con la lama di rame.

Infine, il corpo e i reperti furono messi in un sacco mortuario e trasportati in elicottero a Vent, nell’Ötztal (Austria) e deposto in una apposita cassa di legno. Per ordine della Procura di Stato un carro funebre trasportò la cassa all’Istituto di Medicina Legale di Innsbruck.

Il corpo apparteneva a un cacciatore dell’Età del Rame, morto sulle montagne circa 5.000 anni fa, il cui volto è stato ricostruito al computer con grande precisione e un modello di Otzi, delle sue vesti e dei suoi utensili è oggi esposto al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano.

Il corpo di Otzi deve essere stato ricoperto di neve e poi di ghiaccio subito dopo la morte. Solo questo può aver impedito che venisse mangiato dagli animali o si decomponesse. Al momento delle morte Otzi aveva circa 45 anni, era alto 160 centimetri e pesava una cinquantina di chili.

Otzi, particolare del volto. © Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Nel luglio 2001, cioè quasi 10 anni dopo il ritrovamento della mummia, il Dott. Egarter Vigl e il Dott. Gostner osservarono un corpo estraneo nella regione della spalla sinistra della mummia, grazie all’analisi delle radiografie. Con degli esami più approfonditi si capì che si trattava di una punta di freccia di selce. Molto probabilmente Ötzi morì a causa di una ferita da freccia alla spalla. Ulteriori dettagli sono emersi ad una più attenta analisi della parte sinistra della schiena dove il Dott. Egarter Vigl notò una piccola ferita, che dalla cute scende in profondità nel corpo. La punta di freccia deve aver provocato un foro di circa 2 cm nella scapola sinistra, fermandosi nei tessuti a pochi millimetri dai polmoni. Non ha colpito, dunque, alcun organo vitale, ma ha raggiunto i fasci vasomotori del braccio sinistro e molti vasi sanguigni. La loro lesione deve aver causato una forte emorragia e, probabilmente, la paralisi del braccio. L’Uomo venuto dal ghiaccio deve essere morto dissanguato in pochi minuti. [Fonte: Museo Archeologico dell’Alto Adige: http://www.iceman.it/it/node/314]

Otzi. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che Ötzi ha vissuto in un periodo intercorrente tra il 3.300 ed il 3.200 a.C., ovvero all’Età del Rame. Crediti immagine: © Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Su una mano sono state rilevate inoltre una ferita profonda, molte escoriazioni e delle contusioni, derivanti da una lotta corpo a corpo che risale senz’altro a poco prima della morte. La recente scoperta di un trauma cranico con forte emorragia nella zona posteriore del cervello e una frattura del cranio fanno ipotizzare una caduta o un’aggressione.

Otzi.  Crediti immagine: © Museo Archeologico dell’Alto Adige.

In passato gli studiosi avevano analizzato il contenuto dell’intestino della mummia, arrivando così ad affermare che circa 30 ore prima di morire Ötzi aveva mangiato dei cereali, carne di cervo (probabilmente cotto) e di capra. Si tentò pure di arrivare allo stomaco di Otzi con uno strumento endoscopico ma il tentativo non andò a buon fine perchè, come si scoprì nel 2009, la TAC rivelò che lo stomaco di Ötzi dopo la morte si era spostato verso l’alto, andando a occupare un’area normalmente occupata dai polmoni. Ancora oggi rimane inspiegabile lo spostamento dello stomaco in quella posizione.

Inoltre, Otzi era geneticamente predisposto a malattie cardiocircolatorie. A sostenerlo un gruppo di ricercatori guidati da Albert Zink e Angela Gräfen dell’Istituto per le mummie e l’Iceman dell’Accademia europea di Bolzano (Eurac), Carsten Pusch e Nikolaus Blin dell’Istituto di genetica umana dell’Università di Tubinga, e Andreas Keller ed Eckart Meese dell’Istituto di genetica umana dell’Università dello Saarland.

La mummia non solo presentava una predisposizione genetica, ma anche uno dei sintomi della malattia: la presenza di arteriosclerosi. Il dato è interessante perché 5 mila anni fa Ötzi non era esposto ai rischi che oggi influenzano l’insorgere di malattie cardiocircolatorie. Ötzi infatti non era sovrappeso e non conduceva una vita sedentaria.

Questo rivela che le malattie cardiocircolatorie possono non essere legate alla civilizzazione ha affermato l’antropologo Zinck e il bioinformatico Keller.

Oltre all’arteriosclerosi, dall’analisi del genoma di Otzi si è riscontrata una malattia infettiva trasmessa attraverso le zecche, la borrelia. Si tratta della più antica testimonianza di borreliosi che permette di concludere che già 5 mila anni fa era diffusa.

Ma attraverso gli studi genetici è stato possibile anche ricavare alcune delle caratteristiche fisiche dell’Uomo venuto dal Ghiaccio: aveva occhi marroni, capelli castani e soffriva di intolleranza al lattosio. Già 5 mila anni fa l’intolleranza era molto diffusa tra la popolazione. Grazie all’addomesticamento degli animali, gli uomini hanno sviluppato la capacità di digerire il latte anche in età adulta.

Una mostra temporanea dal titolo “Ötzi²º” al Museo Archeologico dell’Alto Adige dedicata al ventennale del ritrovamento di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio. Vengono illustrate le più recenti scoperte scientifiche presentando numerose curiosità sulla mummia dell’Età del rame. Come un filo rosso, aleggerà per l’intera esposizione la domanda: che impatto ha Ötzi su noi contemporanei?

Informazioni:  Museo Archeologico dell’Alto Adige – Via Museo 43 – I-39100 Bolzano – Tel. +39 0471 320100 – Fax +39 0471 320122 ; sito web: http://www.iceman.it

Orario di apertura:
Il Museo Archeologico è visitabile tutto l’anno, anche i festivi (tranne 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre).
Ingresso: martedì – domenica: ore 10.00 – 18.00.
Lunedì il Museo rimane chiuso.
In luglio, agosto e dicembre il museo rimane aperto anche il lunedì.

Altre informazioni:

Articolo: Marek Janko , Robert W. Stark e Albert Zink, Preservation of 5300 year old red blood cells in the Iceman, J. R. Soc. Interface (Journal of the Royal Society Interface), maggio 2012, doi: 10.1098/rsif.2012.0174 . Disponibile su: http://rsif.royalsocietypublishing.org/content/early/2012/04/26/rsif.2012.0174.short?rss=1

L’articolo in formato pdf è scaricabile su: http://rsif.royalsocietypublishing.org/content/early/2012/04/26/rsif.2012.0174.full.pdf+html

L’ultima cena di Otzi – National Geographic: http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/06/24/news/l_ultima_cena_di_etzi-394110/index.html

Ötzi torna in vita, ecco com’era l’uomo ‘venuto dal ghiaccio’ 5mila anni fa: http://www.nationalgeographic.it/scienza/2011/02/25/foto/otzi-192281/1/

Otzi aveva l’arteriosclerosi – Corriere della Sera.it:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_28/genoma-oetzi-pubblicato_7bb3e306-6224-11e1-9e7f-339fb1d47269.shtml

Ötzi, fu un omicidio in due atti- Corriere della Sera:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_gennaio_29/otzi_omicidio_valentina_tubino_1fb063f4-edf6-11dd-b7db-00144f02aabc.shtml

 Giù, nella pancia di Otzi. In Val Senales si scende nel ghiacciaio-Viaggi Corriere.it:  http://viaggi.corriere.it/viaggi/natura-sport/2008/ghiacciaio%20otzi/sport_ghiacciaio_otzi.shtml

Da Otzi il sangue umano più antico- Corriere della Sera: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_maggio_02/sangue-umano-antico-spampani_75e4c900-9365-11e1-8fab-95894237e3d0.shtml

Sabrina

~ di Sabrina su 5 maggio 2012.

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