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Un universo di emozioni: Licia Colò

Posted in Puntate on 3 Ottobre 2009 by Sabrina

Licia Colò è uno dei volti noti della televisione: il suo «Alle falde del Kilimangiaro» è un programma che va in onda di domenica pomeriggio in diretta su Rai 3 per tre ore, dalle 15 alle 18. Licia rimane sempre impegnata con numerosi lavori dedicati agli animali. Il suo ultimo libro «L’Ottava vita – I nostri animali vivono per sempre», edito dalla Mondadori, è in libreria da circa un anno e sta riscotendo molto successo. La sua intervista (puntata 50 di Tutti Dentro) è disponibile su: http://www.tuttidentro.info .

 Polar Bear Manitoba

 13. Licia Colò, conduttrice televisiva – Intervista del 06/11/2008 – Puntata 50

«Gli animali hanno e provano dei sentimenti che non sono uguali ai nostri, ma non per questo hanno meno valore. E’ molto presuntuoso dire che solo noi proviamo certe emozioni e, quindi, solo noi abbiamo certi diritti. Gli animali soffrono e soffrono tutti.»

Negli scorsi decenni sono stati innumerevoli, purtroppo, gli animali mandati in orbita, non tanto per esplorare lo spazio quanto per conquistare lo spazio e alcuni di loro hanno fatto una gran brutta fine. Tu avresti mai fatto una cosa del genere?

Gli animali sono sempre stati utilizzati per la scienza, per ricerche particolari. Personalmente, sai, a me di scoprire cosa c’è nello spazio non me ne frega assolutamente niente, perché non sappiamo neanche quello che abbiamo nel nostro pianeta, però non voglio che questa risposta sia generalizzata. Io non credo sia giusto, comunque, utilizzare degli animali, parliamo di cani, di scimmie, di primati, per queste realtà, quando si sa che questi animali vanno a morire, però non voglio neanche dimenticare che gli animali vengono utilizzati quotidianamente negli esperimenti scientifici e parliamo di una realtà di oggi. Quindi, bisognerebbe pensarci non una ma mille volte prima.

Licia, secondo te, nel momento in cui certi animali vengono costretti a partecipare a certi esperimenti, possiamo parlare di una libertà non rispettata?

Assolutamente! I diritti degli animali di cui si parla oggi, un tempo non erano presi neanche lontanamente in considerazione. Ancora oggi si sorride quando si parla di diritti degli animali, si dice: “Ma pensa te, che cosa hanno gli animali?”. Invece, abbiamo un utilizzo degli animali nella nostra quotidianità esagerato perché, appunto, li abbiamo utilizzati, come ricordate voi, per mandarli nello spazio, ma li utilizziamo anche nell’alimentazione quotidianamente, non permettendo loro neanche di essere animali… Magari, ne parleremo anche in altre occasioni se volete, però lo sfruttamento degli animali prima che si possa mettere da una parte, di strada da percorrere secondo me ce n’è tanta.

Una domanda “delicata”: pensi che in certi frangenti, un cane, un gatto, un delfino, abbiano più coscienza e umanità di molti uomini?

Questa è una cosa che dicono molto gli animalisti, io non amo fare questi paragoni. perché, comunque sia, non credo che sia corretto. Un gatto è un gatto, un uomo è un uomo, un cane, un delfino sono anche loro un cane e un delfino. Non mi appartiene questo tipo di paragoni. Sicuramente però, è scientificamente provato ormai che gli animali hanno e provano dei sentimenti che non sono magari uguali ai nostri, ma non per questo hanno meno valore. E’ molto presuntuoso dire che solo noi proviamo certe cose e, quindi, solo noi abbiamo certi diritti. Gli animali soffrono e soffrono tutti: quelli più intelligenti magari avranno una maggiore consapevolezza della sofferenza, ma se pensiamo addirittura allo scarafaggio che sicuramente non è l’animale che noi più amiamo, quando ci vede, si terrorizza e scappa. Quindi, la paura, la sofferenza, non mi può convincere nessuno che l’animale non le provino.

Prima hai detto che non hai molto interesse nell’esplorare lo spazio però, facciamo finta che per qualche motivo devi andare su un qualche pianeta portando un messaggio che rappresenti l’umanità. Quali animali porteresti con te sia per avere della compagnia, ma anche per mostrare ad altre civiltà che sul nostro pianeta non ci sono solo gli uomini?

Mamma mia che domanda difficile!!! Porterei sicuramente il cane, il gatto, il delfino… Porterei anche un uccello, un serpente, porterei l’orso… E’ molto difficile, perché è una responsabilità infinita. Ecco, penso porterei un rappresentante di qualsiasi ambiente che abbiamo sulla Terra.

Quindi, una piccola Arca di Noé…

Una piccola Arca di Noé…

Neanche tanto piccola… 

Eh, sì, alla fine bisognerebbe portarne parecchi…

Licia, sono un po’ incuriosita del tuo nuovo libro , mi puoi parlare un po’ di questo nuovo progetto?

Guarda, “L’Ottava vita – I nostri animali vivono per sempre” edito dalla Mondadori è stato scritto perché un anno fa scrissi “Cuore di gatta” che è stato un omaggio al mio rapporto d’amore e di convivenza con la gatta Pupina, che purtroppo non è più con me. Ho pensato di scrivere questa storia per raccogliere dei fondi da utilizzare proprio totalmente per curare i gatti che nessuno cura. Inaspettatamente, il libro è andato molto bene, è diventato un Best Seller e allora mi hanno chiesto di scriverne il seguito, però, scrivere il seguito quando un animale non c’è più non è facile. E allora “L’Ottava vita” si è scritto un po’ da solo perché sono nati dei rapporti bellissimi con tutte le persone che avevano un animale, che hanno condiviso un pezzo di vita con quest’animale; racconto di storie reali, di denunce che bisogna fare, di quotidianità, perché gli animali non sono soltanto i cani o soltanto i gatti, sono un po’ tutti anche quelli di cui noi ci nutriamo e tento, appunto, di parlare di diritti degli animali. Ecco perché mi sta particolarmente a cuore. Una storia d’amore ma anche una storia fatta di concretezza affinché ognuno di noi possa capire un po’ di più gli animali che ci vivono accanto.

Grazie Licia.
Sabrina

Un universo di emozioni: Luisa Corna

Posted in Puntate on 2 Ottobre 2009 by Sabrina

E’ una Luisa molto romantica e profondamente bella internamente (che lo sia esternamente è una cosa del tutto scontata) quella che è emersa nella puntata 48 di Tutti Dentro. La sua intervista in formato mp3 è disponibile sul sito http://www.tuttidentro.info .

 Deserto del Gobi

Deserto del Gobi. Disponibile sul sito di Focus: http://www.focus.it/fileflash/blog/mongolia/2008_11_01_archive.html .

12. Luisa Corna, cantante – Intervista del 17/11/2008 – Puntata 48


«Nel deserto ci siano delle albe e dei tramonti più belli che ho visto, il cielo è in tutto il suo splendore»

 

Cominciamo a parlare di cielo e di spazio. Prima di entrare nel tema della puntata, Luisa, ti è mai capitato di guardare il cielo e di fronte alle stelle di chiederti chissà cosa c’è, chissà se siamo soli nell’Universo?

Sì sì… Mi è capitato. Devo dire che da ragazzina (io ho vissuto in campagna) spesso mi sdraiavo e guardavo il cielo, guardavo le nuvole… Non voglio sembrare troppo romantica, ma vedevo queste nuvole che si muovevano e mi ha sempre molto affascinato. Ovviamente, da ragazzina il cielo lo vedevo di giorno, non di notte. Poi ho avuto delle altre splendide occasioni stando nel deserto di vedere il cielo stellato, che improvvisamente sembra così vicino, e dà un fascino eterno.

Sai Luisa, non sei la prima a dire che nel deserto si osserva un cielo diverso da quello che si osserva nelle nostre città. Non sei la prima e, credo neppure l’ultima, di quelli che noi abbiamo intervistato finora…

Non so se sia il fatto che non c’è praticamente nulla, quindi si è più concentrati su se stessi, perché in un ambiente più contemplativo. Però, ti dà proprio questa sensazione: come se ti arrivasse un po’ più da vicino, tutto è così estremamente luminoso, sembra che tutto abbia dei colori decisamente più intensi. Sicuramente, nel deserto penso ci siano delle albe e dei tramonti più belli che ho visto, il cielo è in tutto il suo splendore.

Sicuramente non essendoci luci artificiali si vedranno molte più stelle…

Forse non c’è l’inquinamento, non so da cosa dipenda esattamente, però è… meraviglioso! Hai la possibilità di vedere tutte le varie costellazioni, io non sono un’esperta, però mi divertivo.

Penso che ci sia poi un connubio tra, il vuoto, il silenzio del deserto e il vuoto e il silenzio dell’Universo che abbiamo al di sopra… Probabilmente, anche a livello emotivo c’è anche questo aspetto…

Sì, è fantastico, perché ti senti veramente in comunione con te stessa.

Luisa, ora entriamo con una domanda nell’argomento di oggi: parliamo di teletrasporto, stiamo sognando ovviamente, ma facciamo finta che l’abbiano inventato. Mettiamo che sia una cosa reale, tu ne approfitteresti subito per rendere istantanei gli spostamenti di lavoro (quindi una scelta molto pratica), oppure per viaggiare sul nostro pianeta, come turista per esempio, o perché no, nello spazio, per scoprire chissà quali misteri?

Non lo so… Sicuramente può essere un aspetto affascinamene, perché tutto arriva nell’immediato. Io sono poco tecnologica nella mia vita, sono un po’ tradizionalista, mi piace godermi le varie situazioni: sono convinta che il fascino sta anche nel viaggio. Io lo vedo quando faccio il tour d’estate: a volte prendo l’aereo, ma mi piace andare in macchina, mi piace godermi il viaggio, perché non è tanto quanto l’arrivo… La conquista dello spostamento dà il senso alle cose…

Voglio fare un’osservazione: mi piace questa Luisa molto romantica…

E’ proprio un aspetto fondamentale, molto spesso cerchiamo di arrivare subito al dunque per agevolarci, poi in realtà la vita è questa, è un attimo. Anche il quel passaggio possono succedere delle cose interessanti, può succedere sempre qualcosa che ci può anche cambiare la vita, ci può far riflettere. Quindi, io non sarei così frettolosa, preferirei godermi ogni momento…

Un po’ come il “Sabato del Villaggio”. L’attesa della domenica ti dà sempre una certa emozione. Io comunque, concordo con te. Il viaggio, quell’ora di viaggio per me è d’ aiuto per riflettere, per godermi anche quei piccoli momenti di libertà che mi posso concedere durante il giorno…

Esatto, puoi leggere, puoi semplicemente pensare, concentrarti su una cosa, parlare con una persona e magari trovare degli spunti, puoi scrivere qualcosa… Io penso che sia fondamentale quello. E’ un po’ una filosofia di vita che, magari, mi sono proposta negli ultimi anni, ma che l’ho sempre un po’ sentita. Mi rendo conto che stiamo sempre a correre, a correre… Ma dove andiamo? Per quello che siamo noi, forse abbiamo bisogno di molto meno e, quindi di essere un po’ più sensibili verso noi stessi e gli altri, quindi catturare anche le cose che sembrano un po’ più scontate.

Sicuramente da questa intervista viene fuori una Luisa Corna meditativa, riflessiva, che in parte si può anche vedere in altre tue interviste, soprattutto nella tua pagina su Myspace, però la televisione di oggi non permette alle persone di emergere a 360 gradi.

No, certo…

Tu, come persona, ti senti un po’ limitata dalla televisione che si sta facendo in questo momento?

Ma la televisione filtra anche il modo di essere di una persona… Quello che gli si chiede è di andare veloce, ci si sente dire: «OK, canta, fai una breve intervista…»; diventa sempre molto difficile riuscire a farsi conoscere veramente per quello che si è. E diciamo la verità, forse a volte non interessa neanche poi così tanto… Perché quello che arriva deve essere fatto dal divertimento, da tutto ciò che è più sviluppato nel distrarre. Per quello, ci sono altre situazioni dove è bello conoscersi: per esempio, può esserci la possibilità di un programma dove una persona va e si racconta maggiormente, però, quei generi di programmi che sono capitati a me sono quelli più immediati, quelli dove, se non attraverso la musica, devi raccontare degli stati d’animo e tutto il resto viene sviluppato in una maniera più, diciamo così, repentina.

Abbiamo fatto emergere il tuo lato molto romantico e suggestivo, che poi è anche il tema delle nostre puntate. Il lato romantico e suggestivo che il Cielo può ispirare…

Brava, forse è proprio quello,quando si ricordano degli stati così evocativi come il Cielo, come quello che ci circonda, sicuramente viene fuori un po’ più la sensibilità… Ma, sai, io sono una ambientalista convinta, quindi io adoro tutto quello che è la nostra natura e lì esce proprio la mia vera vena …

Grazie Luisa.

Sabrina

Un universo di emozioni: Massimo Giletti

Posted in Puntate on 1 Ottobre 2009 by Sabrina

 
La seconda intervista con Massimo Giletti è stata dedicata al grande acceleratore di particelle LHC, pochi giorni dopo il guasto nel settembre del 2008. Ne emerge un Massimo preoccupato per la situazione italiana e per la ricerca in generale. Potete trovare la sua intervista su http://www.tuttidentro.info .

 atomo

11. Massimo Giletti – conduttore televisivo – Intervista del 06/10/2008 – Puntata 46


«Non m’interessa sapere com’è nato il mondo. Salvare la vita delle persone mi aiuta a vivere meglio»

Massimo, il tema della puntata è una notizia di un po’ di tempo fa, l’acceleratore di particelle LHC, che avrebbe dovuto creare un buco nero che avrebbe dovuto, a sua volta, inghiottirci tutti. Il TG1 per ben due sere ha seguito la vicenda mettendola addirittura come prima notizia, con Piero Angela in studio, poi però non se ne è saputo più nulla quando si è resi conto che tutto sommato non era poi questo grande pericolo al punto che, quando successivamente è stata data la notizia che l’acceleratore si era rotto, ne è stato parlato per pochi secondi con tono quasi irrisorio. Tu che sei del settore, che lavori come giornalista, secondo te certe «trovate», certe «sparate» fanno davvero bene alla diffusione della scienza, in amore come nella comunicazione ogni mezzo è lecito oppure alle volte si sbaglia?

Come si chiama poi? Ha un nome strano questo acceleratore, ha vari nomi… Insomma, si gioca un po’ troppo con la notizia, c’è bisogno sempre di fare scoop, quando poi scopri che la macchina che costa 7 miliardi di euro, una cifra spaventosa, è andata in tilt, fa un po’ ridere, insomma… Tutto è passato in silenzio questa seconda parte della notizia. Non so… Credo che dietro a questi abitanti del CNR, a questi scienziati e quant’altro, mi sembra lavorino per cose che poi non portino a niente.

Anticipiamo una cosa. Noi poi parleremo, effettivamente, delle ricadute tecnologiche di queste ricerche, perché si è detto di tutto, tranne le cose veramente più importanti, che più ci riguardano da vicino noi, comuni mortali che viviamo ogni giorno con i tanti problemi della vita…

Io vorrei investire quei soldi in qualcosa di molto più utile: trovo che la ricerca vada sostenuta, però bisogna anche vedere i periodi che stiamo attraversando e penso con quella cifra che cosa si possa fare… La metterei a disposizione di chi ha problemi … Cioè di produrre un qualcosa di serio che dia lavoro, continuità, eccetera.

Ti farà piacere sapere che, tra le tante apparecchiature costruite per realizzare questo acceleratore, ne verranno realizzate alcune per individuare tumori e altre malattie…
Spero che lo facciano, perché poi si scopre che dicono queste cose qui per giustificare i grandi investimenti, e invece hanno altri scopi…

Allora poi investigheremo…

Si ma tanto, sai… A quei livelli, quando ci sono queste cifre, non ti lasciano investigare tanto… Ti raccontano loro quello che vogliono. Purtroppo è così. Poi non lo so…

Ritorniamo alla notizia. Perché secondo te quotidiani e telegiornali ci hanno terrorizzato?

Perché è il gioco delle parti, vedi che abbiamo bisogno di parlare d’altro per nascondere quello che sta succedendo? Più parliamo di queste cose, meno parliamo dell’economia che non funziona e di tutto il resto. Io penso che questi scoop servano per depistare un attimo… Bisogna mettersi tutti a lavorare in grande silenzio, soprattutto i politici devono imparare a parlar meno e lavorare, di più in grande silenzio. La stessa cosa vale per i sindacati. L’Italia è un paese che rischia di fare la fine dell’Argentina, nessuno lo vuole dire, nessuno lo vuole sentir dire, questa è la verità. Anziché sentir parlare di gallerie sotto il mondo o quant’ altro vorrei sentir parlare di come arrivare a fine mese, questo mi interesserebbe molto di più, come mettersi tutti ,insieme, destra e sinistra, a lavorare perché questo paese funzioni una volta per tutti, invece di continuar a parlare del fascismo… Io ho letto sul «Corriere della Sera» in prima pagina una notizia che il Generale non ha citato i bersaglieri piemontesi morti di Porta Pia, ma ha citato solo quelli caduti per il Papa. Stiamo parlando del 1861… Questo è un paese che non riesce ad uscire da discussioni futili, inutili e cretine. Parliamo del concreto, di quello che la gente ha bisogno che si faccia, non di cavolate di questo tipo. Io vorrei che queste informazioni si impegnassero su questa linea, sennò se non ci mettiamo noi… Stiamo parlando di cose inutili!

Questa è una cosa sulla quale concordiamo anche noi. Purtroppo vivendo in prima persona anche il precariato, possiamo anche confermare, per esempio, che in questi giorni ci sono stati delle manifestazioni perché sembra che non si vogliano più rinnovare i contratti a tutti i precari…

Io ne ho discusso proprio domenica scorsa in televisione col Ministro Brunetta… Questo è un paese che non può fare un’infornata sui tutti i precari di tutto il mondo; bisogna iniziare a premiare chi è bravo, chi serve e chi funziona e mandare a casa chi non lavora… Allora, i giovani, e la maggior parte di questi precari sono giovani e mal pagati, se entrassero nel settore pubblico lo migliorerebbero e invece stiamo ancora con gente che non sanno ancora usare il computer nei Ministeri, che però porta a casa lo stipendio e non si aggiorna e non fa nulla. Questo è un grosso problema che non si può parlare in un minuto. Questi sono i problemi veri. Precari per tutta la vita?  Io ho gente che lavora con me e che è precaria da dieci anni, bravissima, però non entra fissa. Quindi sono i problemi…

Quale notizia scientifica vorresti veramente sentire e commentare nell’«Arena»?

Una scoperta che riuscisse a debellare la sclerosi multipla. Io ho sostenuto Telethon  per tanti anni: vorrei che si riuscisse a trovare una cura, sarebbe un grande passo. Spero che si possano avere questo tipo di notizia. Non mi interessa sapere com’è nato il mondo… Cioè, va bene lo sapremo, ma non mi cambia la vita sapere che è nato in un modo o se è nato nell’altro. Salvare la vita delle persone mi aiuta a vivere meglio.

Sembra di capire che sei molto proiettato sul presente, sulla vita che stiamo vivendo noi in questo momento…

Noi abbiamo il dovere di proiettarci sul presente… Non possiamo guardare al passato o a un futuro ancora molto lontano. Dobbiamo renderci conto del sistema di vita oggi, quello che sta succedendo e prima che sia tardi…

Grazie Massimo.

Sabrina

Un universo di emozioni: Roberto Giacobbo

Posted in Puntate con i tag , , , on 29 Settembre 2009 by Sabrina

Roberto Giacobbo, presentatore di “Voyager“, programma televisivo dedicato ai misteri e a tutto ciò che ancora non è stato svelato completamente. La sua intervista originale la trovate su http://www.tuttidentro.info .

 Alieno su Marte

La statuetta su Marte. Disponibile su: http://www.beliceweb.it/alveare/leggi_ext.php?a=articoli/mistero&i=marte_immagini_nasa.htm

10. Roberto Giacobbo – conduttore televisivo di «Voyager» – Intervista del 11/03/2008 – Puntata 37

«Abbiamo avuto la grande fortuna di avere la vita»

 

Quello che vedete in televisione, oltre ad essere il mio lavoro, è anche la mia passione, quindi per me lavorare seguendo certi temi è una fortuna. Lo facevo già da prim, senza dover poi rappresentare tutto quello che ricercavo e per le cui cose mi impegnavo. Fuori da questo, devo dirti la verità, non c’è moltissimo tempo dato che solo quest’anno dovremmo registrare 24 prime serate prima del 31 dicembre, oltre alle 31 puntate per ragazzi, tenendo conto che noi produciamo da soli tutto questo. Quindi, il poco tempo che mi avanza lo dedicato alla famiglia, alle mie tre bambine e a mia moglie, con la quale riesco ogni tanto a rubare del tempo per fare cose che, devo dire la verità, mi piacciono tantissimo. Stare con loro, per me, è ancora la cosa più bella che posso fare.

Certo. Quindi non sei tra quelli che hanno sacrificato la propria vita privata per dedicarsi esclusivamente al lavoro? Questo ci fa piacere, comunque, sia chiaro.

Ho avuto la fortuna di aver sposato un’autrice, facevamo gli autori ancor prima che nascesse «Voyager» e abbiamo creato insieme «Stargate» quando era ancora su «La 7» e quindi è stato proprio un percorso di vita che incidentalmente ha coinciso con il lavoro.

Ma quand’è nata la tua passione per tutto ciò che è il mistero? E’ una cosa che avevi innata dentro di te?

Il mistero, legato poi in questo caso, alla storia dell’archeologia… Io sono stato uno di quei bambini che faceva tante domande e, quindi, non mi accontentavo mai di quello che mi veniva raccontato perché mi venivano dei dubbi e questo non è altro che mistero. Forse la vera differenza di «Voyager» e dei programmi che ho scritto, perché io sono sempre un autore prestato alla conduzione… Ho iniziato a fare l’autore molti anni fa. «Voyager» è un programma di domande a caccia di risposte: non è un programma di risposte, dove qualcuno si mette su una cattedra e cerca di insegnare qualcosa a qualcun altro. Assolutamente. Solamente la condivisione di curiosità e con la disponibilità dei mezzi televisivi per andare a cercare cosa è successo.

Questo mi ricorda tanti anni fa, quando ero piccolo, che rimasi affascinato da alcuni documentari che andavano in onda su alcune reti private dove si parlava di quella che poi fu chiamata «archeologia spaziale». Oltre ad altri telefilm di fantascienza fu questo che mi diede la spinta a studiare il cielo e a studiare astronomia. Quindi, per certi aspetti abbiamo delle cose in comune che adesso andremo ad affrontare con le domande.
Siccome noi trattiamo di spazio, la prima domanda così a bruciapelo: tu credi nell’esistenza di forme di vita intelligente nell’Universo?

Mah, se ci crede Margherita Hack perché non dovrei crederci io? Lei ha molti più dati di me… E’ inconfutabile che l’Universo essendo infinito, e su questo potete capire che la mente umana non riesce a capire quanto sia l’infinito, non è possibile che all’interno di una cosa infinita ci siano delle cose finite. Noi quindi non possiamo essere gli unici. Ci dovranno necessariamente essere altre forme di vita.

Anche a «Voyager» avete trattato l’argomento su Marte. Sicuramente in passato c’è stata acqua allo stato liquido, oceani o forse laghi, o forse chissà forme di vita. Secondo te, Roberto, due miliardi di anni fa, potrebbero essersi sviluppate forme di vita intelligenti sul pianeta rosso?

Io voglio capire chi dice che non è stato possibile da cosa si appiglia. Cioè, è talmente vago il tema che necessariamente si può pensare a tutto e al contrario di tutto. C’è una teoria che è molto affascinante: fa pensare che il Sole, com’è naturale che sia, lentamente si stia raffreddando e lentamente i pianeti che hanno una certa struttura, che permettono di avere un suolo praticabile, diventano a turno ideali per la vita. Parliamo di quantità di anni che variano intorno ai miliardi. Quindi, è molto probabile, secondo quelli che hanno portato avanti questa teoria, che Marte fosse il pianeta ideale per vivere proprio due o tre miliardi di anni fa e lentamente lo sia diventato la Terra, come tra poco lo diventerà Venere e così via per tutti i pianeti che si avvicinano al Sole man mano che il Sole tenderà a raffreddarsi e quindi a elargire meno calore all’interno del Sistema Solare.

Abbiamo parlato anche del cosiddetto «volto di Marte» che poi, in realtà, la Nasa ha dimostrato essere solamente una formazione rocciosa. Ultimamente è venuto fuori un discorso particolare: una fotografia di una statuetta marziana che, anche in questo caso, è venuto fuori essere probabilmente un pezzo di roccia.
Queste notizie, soprattutto quest’ultima secondo te, non rischiano di fare più male che bene alla ricerca della verità perché, poi, magari gettano discredito su altre ricerche di «confine» che sono invece possibili ma che vengono gettate nello stesso calderone?

Ma guarda, di solito chi cerca di screditare ricerche alternative prende il punto debole, perché sai, parlando di ricerche alternative spesso c’è un punto debole, e si generalizza quel punto debole. Allora si dice «Non c’è vita su Marte… Non è stata trovata…» e si generalizza dicendo che «non è stato trovato nulla, sono tutte formazioni rocciose e queste sono le foto…». Intanto, le foto sulla quale vale la pena di discutere su Marte sono almeno una trentina e non sono solo due. Ci sono per esempio quelle dove si vedono una specie di muri di contenimento, ci sono quelle dove si vedono delle mappe che possono sembrare addirittura delle città, insomma, ci sono delle situazioni veramente particolari rispetto a quelle solo della statua o del volto su Marte.
E poi, ci sono delle ricerche molto più approfondite, che sono state messe un po’ da parte, riguardo alcuni strati sotterranei dove si sarebbero trovati dei residui fossili di alcuni organismi monocellulari, che trovo molto interessanti.

Qualche settimana fa a «Voyager» ho visto un servizio sulla Luna, in particolare sulla questione «Ci siamo stati o non ci siamo stati sulla Luna?».Qui abbiamo tantissime cose da dire: fotografie che la Nasa ha ammesso di aver ritoccato, per esempio. Secondo te, c’è davvero una congiura così grande e se sì, è possibile che in tutti questi anni sia riuscita ad andare avanti?

Il problema è che quando uno ritocca delle fotografie dovrebbe dichiararlo e allora, nel momento in cui viene scoperto, dovrebbe assumere un’altra posizione, dicendo: «Signori, questa è una foto bella ma che è stata ritoccata per questi motivi… Perché l’originale era così, ma preferiamo far vedere questa perché… » e tutti non avrebbero battuto ciglio perché andava bene; nel momento in cui si fanno delle cose di nascosto ci sono persone che dicono: «Se è stata fatta una cosa di nascosto, chi ci impedisce di pensare che di nascosto siano state fatte altre cose?». A questo punto, dovrebbe venir fuori la Nasa e dimostrare veramente realmente la verità. Riguardo la prova finale se sono stati la prima volta sulla Luna, penso sia facile trovarla e l’ho dichiarata anche alla fine del servizio: quando il modulo lunare, il Lem, si è staccato dalla Luna ed è tornato in contatto con l’Apollo, quella base da cui è partito necessariamente è una base che è rimasta sul suolo lunare, quindi basterebbe dato che si sta facendo la scanerizzazione della Luna, vedere se sta lì, dato che la prima missione si sa esattamente dov’è atterrata ed esattamente dove si è collocato questo modulo che è rimasto lì. Basterebbe controllare questo e si chiuderebbero tutte le discussioni, ma purtroppo la Nasa ancora non lo fa.

Quando la sera, la notte guardi il cielo con tutto l’infinito che ti circonda e anche con tanti misteri che ancora dobbiamo risolvere che sensazioni provi? Più il desiderio di andare, partire, esplorare, o forse più una paura di essere circondati dall’ignoto?

Io penso che siamo talmente piccoli e siamo degli stupidi a galleggiare nello spazio e a continuare a fare guerre e a odiarci, senza tener conto che abbiamo avuto la grande fortuna di avere la vita.

Concordiamo. Anche questa è una cosa che emerge sempre dalle nostre interviste.
Lanciamo un appello alle televisioni e ai telegiornali: non esiste solo la politica e il calcio, esiste un universo sterminato attorno a noi. Ogni tanto occupiamoci anche d’altro perché stare sempre lì a parlare di battibecchi tra un partito e l’altro sembra davvero che stiamo su un granello di sabbia a contenderci quel granello quando di fronte a noi c’è l’oceano…

C’è bisogno di parlare di tutto, basta avere equilibrio come sempre nella vita. E’ difficile trovare l’equilibrio, per cadere da una parte all’altra è un attimo.

Grazie Roberto.

Sabrina

Un universo di emozioni: Alessandro Cecchi Paone

Posted in Puntate con i tag , on 27 Settembre 2009 by Sabrina

Diventato famoso con “La Macchina del tempo” che per dieci anni ci ha guidati dentro le grandi scoperte scientifiche, il suo carattere e il suo modo di fare sono emersi durante il suo soggiorno su “L’Isola dei famosi”. Per me è un grande divulgatore scientifico.

 mars-exploration-rover_art

Disponibile sul sito della The Planetary Society: http://www.planetary.org/image/PIA04413_mars-exploration-rover_art.jpg .

9. Alessandro Cecchi Paone – giornalista scientifico – Intervista del 14/03/2008 – Puntata 33


«L’errore grave è che si pensa di dover comunicare soltanto con le nozioni, invece si comunica di più e meglio se si coinvolgono le emozioni»

 

…Alle volte fare divulgazione non è semplice. Riuscire in qualche modo a legare divulgazione e intrattenimento può essere un modo per arrivare a più persone.

Guarda che per dieci anni «La macchina del tempo» ha avuto successo solo e soltanto per questo, e non a caso, ha avuto successo anche e soprattutto tra i bambini, perché comunque si imparava giocando, si imparava divertendosi. E’ solo un problema italiano: chi fa cose serie deve essere vestito di grigio, deve avere la faccia feroce, mentre chi fa cose leggere deve essere un pagliaccio. E’ tipico invece della tradizione anglosassone che i professori che fanno le cose più serie poi organizzano delle feste e hanno una vita assolutamente normale, assolutamente divertita e divertente. Pensate per esempio, in «L’attimo fuggente» e questi dubbi sono soltanto provinciali e italiani, ma non sono affatto tipici di altre civiltà più avanzate della nostra.

Qui in Italia c’è la convinzione che chi fa ricerca, allora la comunicazione e la divulgazione la si fa a tempo perso quando non si ha niente di meglio da fare. Non è così, perché è un lavoro fare comunicazione in tutti i sensi…

Ma ti dico di più. Nel mondo anglosassone la divulgazione di ciò che si fa e di ciò che si scopre, di ciò che si studia è sentito come un dovere. Cioè uno che studia, che scopre delle cose e non le dice è considerato un danno per la società. Qui invece succede il contrario: uno più nasconde, più non si capisce, parla difficile, più si veste triste e più è considerato serio ma ugualmente inutile.

Il problema maggiore non è tanto arrivare alla gente ma arrivare all’interno…

… Arrivare alle emozioni. L’errore grave è che si pensa di dover comunicare soltanto con le nozioni, invece si comunica di più e meglio se si coinvolgono le emozioni, perché è provato scientificamente che un’emozione, che corrisponde ad una nozione, la fissa per sempre nella memoria. Una nozione che arriva solo e soltanto in termini di contenuto cerebrale si perde.

E questa è una considerazione che ben volentieri rigiro ai miei colleghi che da anni sostengono questa cosa che stai dicendo tu, adesso. Alle volte sembra che parlino nel vuoto e invece non è così,. e mi fa piacere sentire che anche da Alessandro c’è una conferma di questo punto di vista, che in Italia prima o poi dovrà pure affermarsi…

Io me lo auguro, diciamo che ci stiamo lavorando da tanti anni, qualcosa lo abbiamo ottenuto. Insistiamo, che ti posso dire?

Alessandro, quando tu guardi in alto e pensi al cielo, quali emozioni provi e, soprattutto, che cosa pensi?

Innanzitutto, provo un grande senso di libertà e di pace, perché gli spazi infiniti sono estremamente riposanti. Esci da tutti i limiti che la vita normale, quotidiana ci pone sia di tipo pratico sia di tipo immateriale… Ti senti libero. E poi penso da divulgatore scientifico alla meravigliosa corsa della conoscenza umana che ai tempi dei greci pensava che il cielo fosse solamente l’interno di una sfera nera con dei buchi da cui filtrava la luce che c’era nello spazio esterno, fino a quello che grazie a Galileo e da Galileo in poi abbiamo, invece, scoperto oggi, sappiamo oggi e continuiamo a scoprire oggi, con la certezza di colonizzare presto sia la Luna che Marte e quindi anche l’entusiasmo delle conquiste della mente umana.

A proposito di Marte, mi ricordo che qualche anno fa in una trasmissione, non ricordo il nome, c’eri tu ospite da una parte e dall’altra c’era Fedro de «Il Grande Fratello» che doveva rappresentare un po’ la voce del popolo. L’argomento era il perché si spendono tanti soldi per mandare i rover della Nasa su Marte. In quell’occasione io mi ricordo che tu avevi detto che uno dei motivi poteva essere un problema, cioè il fatto che fra trent’anni, probabilmente, le risorse del pianeta si sarebbero esaurite. E mi ricordo che in quella trasmissione parlavi anche della possibilità di andare a vivere su Marte sotto delle cupole fra trent’anni. Una mia curiosità: non è troppo pessimista questa visione, nel senso che fra trent’anni saremo tutti sotto le cupole? Credevi per davvero o era stata estremizzata questa visione per rimanere in tema con la trasmissione?

Io sono un divulgatore scientifico e non è che «credo», studio delle cose, le so e le racconto agli altri e quindi, questa è una «certezza» che non è basata su una credenza ma su un fatto indubitabile: nessuno ne parla, ma il mondo è strapieno e sarà sempre più popolato. Oggi siamo sei miliardi; entro la fine di questo secolo saremo dieci miliardi. Allora, nessuno può contestare che sulla Terra non c’è posto fisico per dieci miliardi di persone, ma soprattutto non c’è energia, non c’è cibo, non c’è acqua. Siccome l’uomo da sempre, da quando è nato, da quanto è comparso, ha operato degli spostamenti alla ricerca di nuovi spazi e di nuove risorse, finché ha potuto l’ha fatto sulla Terra, ora che la Terra è completamente popolata, va da sé – è dato assolutamente per logica – che comincerà ad andare fuori, verso altri spazi al di là del pianeta Terra. Altrimenti, già non si spiega come mai da alcuni anni abbiamo già iniziato ad esplorare il cosmo, abbiamo messo piede sulla Luna, abbiamo fatto la stazione orbitante. Tutto questo viene fatto in vista di andare su altri corpi celesti, o a vivere o a trovare le risorse che sulla Terra non ci saranno più e già cominciano a scarseggiare come dimostra il petrolio.

Facendo una previsione, secondo te, quando avremo la tecnologia e le capacità di poter andare a vivere su Marte?

Innanzi tutto ricordiamoci che già da molti anni ci sono dei nostri simili che vivono in orbita, a trecento chilometri sopra la nostra testa, nella stazione orbitante internazionale: è una cosa che non viene ricordata, viene data per scontata. Ma c’è già un drappello di pionieri che sta facendo per noi una specie di fase preparatoria di tutto questo: quindi, è già realtà. Credo che entro la metà di questo secolo sarà possibile costruire e abitare le prime cupole sotto cui ricreare l’atmosfera e le condizioni necessarie perché un certo numero di persone si trasferisca a vivere lì e prepari una migrazione via via più cospicua che sarà cosa della seconda metà del secolo e dei secoli prossimi.

Grazie Alessandro.

Sabrina

Un universo di emozioni: Jocelyn

Posted in Puntate con i tag , on 25 Settembre 2009 by Sabrina

Jocely, un’altra grande personalità che ha toccato il mio cuore. Ho un ricordo bellissimo dell’intervista che ho realizzato insieme al mio collega Luca. La sua splendida intervista è alla pagina di Tutti Dentro: http://www.tuttidentro.info .

 La Terra

8. Jocelyn, Regista, autore televisivo e conduttore – Intervista del 16/02/2008 – Puntata 32

«Il pianeta va preservato, dobbiamo essere molto attenti a quello che facciamo»

 

In questa puntata parliamo del nostro pianeta, Tutti Dentro tratta di spazio e di cielo, in particolare parliamo del fatto se il nostro pianeta ci fa stare veramente al sicuro dai pericoli dello spazio esterno oppure no. Siccome nelle tue trasmissioni, spesso e volentieri, facevi esperienze abbastanza «dinamiche» allora abbiamo pensato che potevi essere un ospite adeguato per questo argomento.
Quanto punti gli occhi verso il cielo provi mai un senso di sgomento per quello che puoi immaginare là fuori, oppure un senso di solitudine? O che cos’altro?

La tua domanda mi fa molto piacere perché io sono un grande osservatore della natura. Avendo anche la passione per la fotografia, passo molto tempo a fare dei tramonti e, delle volte, cerco di avere tramonti con la Luna, che sono una mia specialità. E devo dire che questo mondo che ci circonda, lo spazio e l’infinito, mi riempiono di gioia. Da un’altra parte mi ribello davanti alla cattura dell’acqua potabile da parte di molte nazioni e, soprattutto, di imprenditori privati, per citarne uno, Bush, che tolgono a dei paesi come il Guatemala per esempio, l’acqua e per la diffusione di malattie che derivano dall’acqua non potabile…  Queste sono le cose che mi rendono triste e che mi fanno arrabbiare veramente, perché l’acqua è una delle nostre ricchezze, che viene sprecata o commercializzata, l’acqua è di tutti, è un bene di tutti e deve essere un bene che praticamente la Terra ci dà. Di risparmiare l’acqua per noi è importante, anche nei piccoli gesti di tutti i giorni, come per esempio, quando ci si fa la barba (che non è nel tuo caso, Sabrina), conviene utilizzare il lavandino riempito d’acqua e non lasciarla correre dal rubinetto; quando ci si lava i denti o ci si fa la doccia vale la stessa cosa… Sembra un questo piccolo gesto che possiamo fare ogni giorno: prima di tutto, a livello di denaro, sulla fattura è importante, ma, è soprattutto un gesto che permetterebbe di preservare il nostro pianeta e permetterebbe ad altre nazioni di approfittare di quest’acqua. Invece, per quanto ci riguarda, noi sprechiamo molto questo bene. Scusate. Sono partito sull’acqua, ma l’acqua è uno dei tanti temi come tanti altri, come per esempio il fatto di avere un telefonino e di cambiarlo ogni 2×3 e di buttarlo. La bachelite che utilizziamo all’interno del telefono è qualcosa che togliamo ai paesi cosiddetti sottosviluppati. Parliamo di tante situazioni come il Darfur e altro e sono delle situazioni del pianeta. Il pianeta va preservato, dobbiamo essere molto attenti a quello che facciamo. Io non sono un «verde arrabbiato», sono solamente una persona che osserva e che osserva tanto. E vedo delle volte uno spreco nella società di consumo veramente al di fuori delle norme. Dunque, questo crea di conseguenza, delle violenze, delle guerre, delle situazioni molto sgradevoli che mettono in pericolo la nostra vita, il nostro futuro.

Questa tua riflessione personale apre la strada alla mia domanda: ti senti al sicuro sul pianeta Terra?

Non è che ho tanta scelta… Non è che posso andare su un altro pianeta… Dunque, mi devo accontentare, me lo devo far sentire sicuro, me lo devo far sentire mio, altrimenti non so che cosa potrei fare… Ma devo dire che ogni tanto penso: «Ma qual è il punto più sicuro del mondo?». Eh, non c’è. Un posto vale l’altro, non c’è un punto più sicuro dell’altro. Può darsi, ed è ancora è tutto da verificarsi, la Nuova Zelanda, che è un po’ l’Italia alla rovescia, essendo dall’altra parte del mondo. O l’Australia, ma ha altre problematiche… Però, è a 32 ore di volo, non è che uno può fare la spesa in Italia e andare a dormire in Nuova Zelanda.

Se ti fosse data la possibilità di un viaggio verso un pianeta del sistema solare che cosa faresti?

Non mi interessa veramente più di tanto. Sapendo praticamente con certezza perché ora possiamo sapere se i pianeti sono abitati o non abitati, non vedo un pianeta che è un paradiso come può esserlo la Terra.  Dunque, non sono stimolato ad andare verso un altro pianeta. Se lo faccio, lo faccio per sportività, per fare qualcosa, come uno scalatore che va in vetta ad una montagna. Vuol dire che uno ha una soddisfazione personale ma tanto non ha dato niente e non ha ricevuto niente…

Dici che «Andare tanto per andare» non conta, ci dovrebbe essere uno scopo ben preciso?

Assolutamente, perché è un dato sportivo quello di andarci, ma un dato pratico non c’è.

In questa intervista è venuto fuori un Jocelyn diverso da quello che ci ricordavamo in televisione perché è un Jocelyn non solo molto riflessivo ma anche molto attento a ciò che ci circonda. Quello che dovremmo essere un po’ tutti quanti. La televisione a volte non fa emergere questi lati, vero?

Non fa emergere perché uno fa un lavoro, fa qualcosa in una direzione, non è che deve dimostrare tutta la sua scienza. E poi io ho una frase mia, che ripeto da quando avevo 16 anni: «La cultura è come la marmellata: meno ne hai e più la spalmi». Dunque, per quanto mi riguarda la mia cultura, se cultura ne ho, non è che la metto in vetrina ogni 2×3, se faccio una trasmissione di giochi parlo del gioco…

Sì… Forse non è tanto la televisione, ma noi che la guardiamo che veniamo un po’ tratti in inganno e pensiamo che sia tutta lì la realtà, non è così, è solo una parte…

Non è così, la televisione è una lente di ingrandimento ma bisogna saperla leggere. Si capisce immediatamente se qualcuno ha la stoffa o se non ce l’ha, anche nel modo di indirizzarsi e di parlare con gli altri. Sai, è un po’ come con la radio. La radio per me è un grande amore, il secondo amore (perché ho cominciato col teatro e per questo che è il secondo), perché la radio è praticamente la televisione senza telecamere, sono le nostre voci, il nostro modo di essere, il nostro modo di porsi su questo mezzo che fa andare la fantasia di chi ci ascolta. Vuol dire che la nostra voce diventa immagine, diventa immaginario, diventa fantasia. E’ dunque importante il modo di indirizzarci alla gente con errori, con balbuzie, con tutto quello che essere un essere umano ma che fa anche la sua personalità.

Grazie Jocelyn.

Sabrina

Un universo di emozioni: Riccardo Fogli

Posted in Puntate con i tag , on 22 Settembre 2009 by Sabrina

Riccardo Fogli è di una spontaneità e di una semplicità incredibili. Confesso che, fin dal primo istante durante l’intervista, ebbi la sensazione di parlare con un amico, e solo quando ricordò, canticchiandola, una canzone che amava tantissimo,  la sua voce inconfondibile mi fece tornare alla realtà: stavo parlando con Riccardo Fogli, che con la sua “Storie di tutti i giorni”, aveva accompagnato la mia vita. La sua intervista è disponibile su: http://www.tuttidentro.info .

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7. Riccardo Fogli, cantante – Intervista del 12/12/2007 – Puntata 23


«Lo spazio mi spaventa»

Molti mi chiedono: «Dove vive il Sig. Fogli?». In macchina, ha ha ha! E si fa una risata. Faccio 60-70 000 chilometri ogni anno da una vita.

Te la sentiresti di lasciare i tuoi affetti per un viaggio nello spazio di alcuni mesi?

No. Mi fa paura lo spazio infinito. Preferirei portarmi il mio bimbo dietro e fare la traversata in barca a vela, oppure attraversare il deserto… Lo spazio mi spaventa”

Per te il cielo rappresenta qualcosa? Fonte di ispirazione per una nuova canzone o un momento introspettivo?

Sì. Dalla mia casa in Maremma, che è a 150 metri sul livello del mare, di notte quando rientro, a parte il canto degli uccelli notturni, il silenzio è praticamente totale, mi sembra di essere nel deserto del Sahara, dove spesso vado, e quello è un momento di ispirazione. Non che le mie canzoni nascano guardando le stelle, però guardando le stelle e la profondità del cielo trovo un profondo respiro di serenità, che poi induce alla scelta delle parole con cui costruire una nuova canzone”.

In «Malinconia», che tra l’altro è una delle mie canzoni preferite, dici: «Metti che un giorno, all’improvviso, per strada, ti chiedi se è soltanto questa la vita». Allora, io ti chiedo: la vita, secondo te, è tutta qui, su questo pianeta oppure è anche ben oltre, in tutto l’Universo, solo che noi non ci pensiamo mai e ci perdiamo nei problemi quotidiani?

Guarda, di fronte a Dio, e voglio crederci, mi viene da pensare che la vita sia solo sul pianeta Terra, che noi siamo i figli di Dio e siamo unici, irripetibili: noi nasciamo da Adamo ed Eva, dalla mela, a cavallo tra il bene e il male. Ma credo anche che, studiando a fondo, noi siamo il frutto di un’evoluzione nata molti milioni di anni fa e che con molta selezione, ahimè, con la perdita dei deboli e la vittoria dei forti, alla fine siamo arrivati ad essere quegli esseri che siano: emozionanti, spietati, buoni, cattivi, bianchi, neri, così scioccamente diversi. Dico «scioccamente» perché noi ci sentiamo diversi, ma di fronte al mondo siamo uguali, siamo piccoli uguali. Per cui, posso dire che spesso mi è capitato di sentirmi strano e di non essere capito a cento metri da casa mia. E’ una sensazione difficile da superare. E che puoi superare solo leggendoti dentro, cercando la forza in te, nell’amore, nei tuoi cari. Nella famiglia, soprattutto.

Riesci ad immaginare la vita sulla Terra fra una cinquantina d’anni?
 
Sì. Credo che vi sarà una grande evoluzione, ma per l’ottanta per cento di noi, io non ci sarò, il mondo non cambierà così velocemente: ci sarà gente che viaggerà su elicotteri e su macchine speciali, ma i contadini della Maremma rimarranno tali, perché c’è bisogno di spazio, non verrà conquistato il mondo intero, credo che, in qualche modo, troveremo un’energia alternativa. Siamo miliardi sulla Terra e voglio sperare che non viaggeremo tutti con jet privati con mille schermi, no… Non ci metteranno microcip alla nascita. Credo che ci saranno due, tre, quattro velocità su questo pianeta, come ce ne sono già ora, ma chi vorrà scegliere di avere una casa in campagna e coltivare pomodori, acqua permettendo, credo e spero lo riuscirà a farlo ancora”.

Avresti un messaggio da lasciare a nome della Terra per eventuali civiltà aliene, per civiltà che vivono su altri mondi? Potrebbe essere anche una tua canzone…

Non lo so, guarda… Gli direi: «Se siete arrivati qui da noi e noi non siamo arrivati da voi, vuol dire che voi siete più evoluti, per cui non abbiamo niente da dirvi. Se vi è sfuggito, guardate come siamo messi: abbiamo tutte le categorie in piazza, tutti sono scontenti di tutto sia che governino i neri, o i rossi o i gialli, basta essere all’opposizione per non costruire più niente, siamo una massa di «bischeri», come si dice in Toscana»
Viviamo tutti sotto lo stesso cielo e in qualche modo cerchiamo di ostacolare l’energia degli altri. Questo non va bene. Non va bene per niente.

Grazie Riccardo.

Sabrina

Un universo di emozioni: Alessandro Benvenuti (II parte)

Posted in Puntate con i tag , , on 21 Settembre 2009 by Sabrina

Qui di seguito, la seconda parte dell’intervista ad Alessandro Benvenuti realizzata in occasione del Natale 2007. Con lui a Tutti Dentro (http://www.tuttidentro.info) abbiamo parlato della Stella di Natale, la cometa che seconda la tradizone ha guidato i Re Magi alla Grotta di Betlemme per adorare Gesù Bambino.

re magi stella cometa
6. Alessandro Benvenuti, attore e drammaturgo – Intervista del 06/12/2007 – Puntata 19

«Probabilmente la stella di Natale è stata una valvola di sicurezza, un qualcosa che è servito per dare un sogno in più alle persone.  »

 

Come artista sei davvero molto impegnato. Ci stiamo chiedendo dove trovi tutte queste forze ed energie…

Le energie si trovano, perché è una lotta continua contro il «pressapochismo», la banalità, il senso del ridicolo che permea tante azioni e tanti fatti che avvengono in Italia, da quelli politici a quelli non culturali, alla gestione dei cervelli delle persone e alla non gestione. E’ un’Italia brutta quella che noi viviamo in questi anni, per cui il compito di un’artista, se tale è, è quello di difendere il bello e questo ve lo dico con la solita frase, con molta umiltà: io sono umile di mio, perché mi hanno insegnato dei principi morali che mi portano ad esserlo, per cui non ho bisogno di dirlo, anche se purtroppo l’ho già detto, però sono piuttosto orgoglioso nel rivendicare una lotta armata contro la deficienza. Allora uno si deve dar da fare, perché per quel poco che conta il tuo nome, per qualcuno sei un punto di riferimento, anche se un punto di riferimento piccolissimo. Però di fatto, se si può dare un piccolo esempio, che può fare una persona, un singolo, un artista, una persona che ha un po’ di visibilità, se non cercare di dare un esempio che non sia un esempio di imbecillità o di disonestà, perché tanto questi sono valori che già sono apprezzatissimi da una grande quantità di persone oggi in Italia. La prepotenza, la sopraffazione, l’essere assassini il giorno prima e modello il giorno dopo… E’ una cosa alla quale oramai si stanno abituando i nostri figli, le nostre figlie, ed è una cosa non solo deprimente ma pericolosissima. Per cui, io mi do tanto da fare perché c’è tanto da fare. Sono in trincea, come i veri artisti ma si sta in trincea cercando di difendersi dagli attacchi della stupidità. Ora, senza voler sembrare nulla di più di una persona normale, che cerca di fare nel migliore dei modi possibili, è quello di cominciare da un sito internet per dire il proprio mestiere.

Tra l’altro quando apri il tuo sito c’è una frase di Thomas Unknown che dice: «Noi siamo il nuovo che avanza e quando ci toccherà indietreggiare lo faremo con un’eleganza tale che farà epoca». Questa è una frase molto bella…

Si dice che in genere se uno ha vissuto o bene o male lo si vede nell’ultimo istante di vita, però questa frase vuol dire: «Beh, sì dai, me lo sono meritato il passaggio…», cioè «Cerchiamo di vivere e di morire  –scusate il termine – con eleganza» che è quella che oggi manca all’Italia, ossia che manca a tutte quelle persone che dovrebbero dare l’esempio e si fanno vedere in televisione, che si propongono come modelli di vita, di pensiero e dell’agire e che tutto hanno fuorché l’eleganza. A me piace molto lo stile, l’eleganza, non perché sia chi sa chi di snob…Perché semplicemente nella semplicità c’è una grande eleganza e quindi, quella frase vuole significare questo.

Sai, Alessandro, devo dire che hai anticipato con le tue risposte alcune delle domande che volevamo farti: da quella su un tuo pensiero sulla fantascienza in teatro a quella sulla situazione attuale, di imbecillità. Hai usato un termine, secondo me, perfetto perché viviamo in un paese dove ci capita di intervistare nella nostra trasmissione ricercatori che vivono con 800 euro al mese e neanche sicuri perché da un anno all’altro possono essere mandati a casa  e, viceversa, persone che si ubriacano, ammazzano altre persone e diventano modelli. E’ un paese davvero dei controsensi questo dell’Italia. Purtroppo, controsensi anche abbastanza squallidi.

Sì, è la tristezza di tutti i giorni, è il pensiero di una tristezza incombente, come ne «La Storia Infinita» l’avanzamento del Grande Nero che mangia tutto. Sai, dove c’è mercato le regole le detta il mercato, senza poi volere demonizzare tutti gli aspetti, perché in nessuna attività umana esistono solo aspetti negativi: in tutte le attività umane ci sono il pro e il contro, c’è il buono e il cattivo, c’è il bianco e il nero… E’ che qui c’è una corsa al nero da far paura! Perché, sembra che sia il colore dominante, che tira di più. E’ anche vero che c’è «un concorso di colpa», per citare un film che ho fatto come attore, di tutte quelle persone, da incominciare dai mezzi di informazione, che godono nel poter dare notizie di colore nero perché sanno che in qualche modo hanno più successo di quelle di colore bianco, che è un altro segno tristissimo dei tempi che corrono. D’altra parte è cosi: il mercato vuole questo. Vuole lo scandalo, vuole il gossip, vuole i video scioccanti, vuole sempre di più entrare nell’intimità delle persone per rendere spettacolare qualunque evento della vita, essendo capaci di costruire un vero spettacolo di fantasia perché in questo caso è la fantasia che viene uccisa. Quando noi si fa vedere le cose in televisione, che è anche giusto che ci siano ma limitati a quelli che sono i canali di informazione o le cose che si occupano di documentarismo. Non si può far diventare la vita della gente uno spettacolo di varietà perché vuol dire rendere ridicolo, togliere l’anima alle persone, vuol dire renderli tutti personaggi, ed è questa la cosa più drammatica: è la cosa che ci fa dimenticare il senso del pudore, il senso della vergogna che, invece, sono delle valvole di sicurezza importantissime per un essere umano. Provare vergogna è importantissimo, perché uno che non prova vergogna o non sa più provare vergogna – perché i modelli vincenti sono quelli sfrontati che non solo non provano vergogna ma fanno quello che gli pare – vuol dire rendere l’uomo più vicino alla bestia, disinibirlo completamente. La disinibizione è una conquista, non può essere una roba che tu hai, così, per moda, o perché qualcuno te la spaccia come senza controindicazioni, che viene data così a tutti… Non è così. Non si può dare a tutti tutto, perché ognuno di noi è predisposto e preparato a sopportare qualche cosa, non tutto. Il dover sopportare tutti, il dover sopportare tutto vuol dire far esplodere il cervello delle persone, vuol dire togliere la sicurezza alle persone. Abbiamo iniziato parlando della stella di Natale perché probabilmente la stella di Natale è stata una valvola di sicurezza, è stata un qualche cosa che è servito per dare un sogno in più a delle persone. Che poi per talune persone questo sogno sia diventato un incubo, perché attraverso questo sogno poi un’intera Chiesa è diventata una massacratrice, come tutte le Chiese che massacrano coloro che pensano in modo diverso a dei diversi, però di fatto nel momento in cui è nata, è nata probabilmente come un qualcosa di cui l’uomo abbisognava per farsi forza, perché la notte era troppo fredda e buia, perché il futuro era troppo spaventoso, per tutti questi motivi che sono tutti motivi umani e legittimi, non si va a giudicarli e fanno parte dell’uomo.

Grazie Alessandro.

Sabrina

Un universo di emozioni: Alessandro Benvenuti (I parte)

Posted in Puntate con i tag , , on 20 Settembre 2009 by Sabrina

Molto profondo il pensiero che ci ha lasciato Alessandro Benvenuti nell’intervista a Tutti Dentro, mandata in onda alla vigilia di Natale del 2007. Per questo, il tema che avevamo scelto era la stella di Natale, come spesso viene indicata la cometa che avrebbe guidato i Re Magi dal Bambino Gesù. E che forse fu un allineamento planetario.

Natale_Roberto Mangosi

Un ringraziamento speciale a Roberto Mangosi per avermi dato la possibilità di pubblicare questa vignetta.  Potete trovare il meglio del suo lavoro su “Ridere è una cosa seria” disponibile alla pagina:http://enteroclisma.blogspot.com/  e su ”Blog A 2″ con Lino Giusti su:  http://crepapelle.blogspot.com/ . Immagine disponibile alla pagina:  http://enteroclisma.blogspot.com/2007/12/buon-natale.html .

 

6. Alessandro Benvenuti, attore e drammaturgo – Intervista del 06/12/2007 – Puntata 19

«Qualunque cosa sia stata, è nata per una ragione che io voglio pensare legata al bene, alla speranza, al desiderio di vedere le cose in positivo, ma credo che soprattutto il termine «speranza» sia forse quello che sento più intimamente giusto legandolo a questo fenomeno»

Ti sei mai fatto la domanda: «Che cos’era la stella di Natale?»

Sì, me la son fatta! Ho avuto delle risposte immediate, per cui fin dall’età di 18 anni è stata la cometa, il segno che ha portato alcune persone titolate verso una grotta, dove c’era una persona molto importante che avrebbe cambiato il corso della storia. E poi, per un po’ me la sono dimenticata, non aveva più molta importanza. Poi uno inizia a farsi molte domande, e quindi credo comunque che possa essere stato il bisogno di vedere un qualcosa che in quel momento doveva essere storicamente visto.
E’ un tema affascinante ma che offre tante interpretazioni a seconda dei bisogni che uno ha di raccontarsi le cose come meglio crede. Io fondamentalmente credo che sia un grande oggetto simbolico di discussione. Non sono molto erudito in materia e vi faccio io una domanda a voi: è scientificamente provato che vi fu questo fenomeno astrale?

Ci sono varie ipotesi, diciamo che quella più plausibile ma non certa è un allineamento planetario. Cioè, dato per certo che c’è stato un allineamento tra Marte, Giove e Saturno, che vuol dire che in prospettiva i tre puntini sembravano toccarsi e siccome ognuno di questi tre pianeti aveva un significato in termini astrologici allora probabilmente, per chi guardava il cielo all’epoca aveva un significato particolare vedere questo evento in cielo, anche perché non è un evento molto comune. Ed è avvenuto intorno al 3 a.C. Poi, che sia stato quello, che non sia stato niente, neanche noi non lo sappiamo..

Senza fare quello che vuole eludere la risposta, credo che sia anche perché non ho una risposta. Così sgombro il panorama da ogni dubbio… Credo sia un qualcosa che ha a che fare col bisogno che l’uomo ha di raccontarsi delle cose che servono fondamentalmente all’uomo. Quindi, qualunque cosa sia stata, è stata una cosa nata per una ragione che io voglio pensare legata al bene, legata alla speranza, legata al desiderio di vedere le cose in positivo, ma credo che soprattutto il termine «speranza» sia forse quello che sento più intimamente giusto legandolo a questo fenomeno. In fondo, è un fenomeno di fede, è legato ad un evento che tutt’oggi smuove nel bene e nel male miliardi di persone, e quindi è difficile parlarne con distacco ed è difficile anche parlarne senza appunto entrare nel campo della fede, quindi del probabile e dell’improbabile, del certo e dell’incerto. Quindi si resta in questo ambito. Per me come simbolo è tornata ad avere un senso in cui, fatta con l’assoluta complicità di mia moglie, lo devo riconoscere, il Natale, per la mia prima figlia Camilla è tornato ad essere una festività con un significato preciso. E a quel punto, che da tanti Natali non festeggiavo, dato che il Natale era confinato come drammaturgo nello spettacolo «Benvenuti in casa Gori» che racconta, appunto, un pranzo di Natale – il mio spettacolo di cult che porto in giro da vent’anni – ecco che grazie a Camilla e poi dopo a Carlotta e poi dopo a Teresa, questo simbolo e con tutto quello che ne consegue, è tornato a far parte della nostra famiglia, ossia una storia che in qualche modo poteva e doveva essere ancora una volta raccontata. Adesso, se si va a chiedere a Camilla, a Carlotta e Teresa che cos’è per loro questa stella, forse anche loro hanno una risposta diversa rispetto a 15-18 anni fa, l’età della mia prima figlia. Quindi, credo che tutto sommato, si debba dire che questa come risposta è più che bastante. Senza chiedersi troppi perché.
Fine prima parte.
Grazie Alessandro.

Sabrina

Un universo di emozioni: Fabio e Mingo (II parte)

Posted in Puntate con i tag , on 12 Settembre 2009 by Sabrina

Continua qui la bella e divertente intervista a Fabio e Mingo che potete trovare in formato mp3 in Tutti Dentro: http://www.tuttidentro.info .

Astronauta_Terra

5. Seconda parte – Fabio e Mingo, inviati speciali di «Striscia la notizia» – Intervista del 11/11/2007 – Puntata 17

Fabio: «Non prendo neanche l’aereo. Per me sei mesi nello spazio diventa impossibile».


Mingo: « Sei mesi nello spazio? Troppo poco. Mi affascina, è una cosa bellissima»

Veniamo ora al tema della puntata. Parliamo di energie pulite: il Sole e tutte le stelle riescono a produrre energia in modo del tutto pulita. Più avanti sentiremo un giovane ricercatore che sta cercando di studiare un nuovo modo di produrre energia nucleare che non produca scorie radioattive e che, soprattutto, non produca la possibilità di fabbricare bombe atomiche. Quindi, un’energia nucleare pulita della cui esistenza noi non ne sapevamo nulla. E’ una ricerca che ha bisogno di soldi, perché è ancora agli inizi e di cui nessuno parla. Voi da questo punto di vista come la pensate? E’ possibile, ispirandosi alla natura, ad avere un’energia pulita che non produca sempre qualche danno all’ambiente?

Mingo: Io spero di sì, che ci sia questa possibilità, ma soprattutto che il sistema mondiale permetta tutto questo e magari poi non vada a toccare degli interessi economici, perché molte cose oggi non vengono portate alla luce, proprio perché ci sono grandi interessi nel mondo -  e parliamo anche delle grandi scoperte in medicina –. Quindi, io sono assolutamente d’accordo nello sfruttare la natura. Poi dipende da qual è il sistema: questo giovane ricercatore riuscirà a dimostrare la sua scoperta?

Fabio: Soprattutto, gliela interromperanno prima? Cercheranno di non farla? Gliela faranno fare fino alla fine? Queste sono le cose importanti. Da quello che sto vedendo io, ci sono parecchi comuni che si stanno organizzando a utilizzare i pannelli solari, altri gli impianti eolici, quindi qualcosa, almeno qui in Italia, si sta incominciando a muovere. Certo, come diceva Mingo, a livello mondiale si dovrebbero organizzare un po’ tutti, però se dessero degli incentivi ai vari condomini, alle varie abitazioni all’utilizzo dei pannelli solari…

Mingo: I pannelli solari sono importantissimi. Io sono andato ad abitare in una casa nuova, che ho costruito interamente. L’architetto per esempio non mi ha detto che c’era questa possibilità, eppure si poteva fare benissimo.. Quindi, perché? Non c’è ancora la forma mentis nei giovani architetti di oggi? Eppure l’architetto che ha lavorato per la mia abitazione è giovane. Perché non hanno messo questa possibilità? Io avrei assolutamente messo i pannelli solari, sono importantissimi e poi c’è un risparmio pazzesco. Perché?
Non lo so.

Questo, tra l’altro, te lo confermo anch’io perché quando scendo a Roma e vado dai miei genitori, loro hanno i pannelli solari e in una stagione come questa, dove il cielo è nuvoloso e coperto o piove, l’acqua scende bollente in ogni momento della giornata.

Mingo: Bisogna sviluppare anche quest’altra cosa: lo Stato stesso con degli incentivi deve portare le abitazioni ad avere i pannelli solari e mi pare ci sia già un movimento da questo punto di vista.

Io farei volentieri a meno dell’incentivo sul decorder sul digitale terrestre e prenderei quello sul pannello solare… O almeno darei la scelta.

Mingo: Ma ci sono tanti interessi! He he…

Se vi offrissero la possibilità di andare per sei mesi o otto mesi nello spazio ad esplorare il cosmo, però sapendo che per tutto quel periodo dovrete abbandonare i vostri cari e i vostri affetti, voi accettereste?
Mingo: Per quanto tempo? Sei mesi, otto mesi? Troppo poco. Molto di più! Io accetterei, si! Perché ripeto: mi affascina, una cosa bellissima. Lo farei.
Fabio: Per me diventa difficile perché non prendo neanche l’aereo, ho le vertigini… Diventa difficile per sei mesi, non lo prendo neanche per un’or l’aereo…Per me andare nello spazio è impossibile.

Ma nello spazio non hai più il senso di vertigini… Quindi potresti anche provarci, dai!

Mingo: E poi c’è molto spazio nello spazio! Non c’è problema di spazio, appunto!

Mingo: Vi ringrazio. Ci avete coinvolto in questa intervista, che è anche un po’ diversa, effettivamente. E’ stata un’intervista diversa dalle solite per l’argomento, che a me piace moltissimo. Quindi, complimenti per l’idea di fare una trasmissione sulle stelle e sullo spazio dove poi non si parla solo di quello. Complimenti!

Fabio: Quando volete siamo a vostra disposizione!

Grazie Fabio, grazie Mingo!

Sabrina