
Nel 1609, lo stesso anno in cui Galilei per primo puntò il telescopio verso il cielo, Giovanni Keplero (1571-1630) pubblicò l’Astronomia Nova, che conteneva uno studio dettagliato del moto del pianeta Marte (durato dieci anni) e le prime due leggi di Keplero: quella sull’ellitticità delle orbite dei pianeti e quella della conservazione delle aree.
“Queste scoperte sono state egualmente fondamentali per la conoscenza dell’Universo, e mi sembra che invece in giro non se ne parli affatto, forse perchè, nella civiltà dell’immagine in cui viviamo, “vedere” (col cannocchiale) i pianeti fa più effetto che “calcolare” i loro movimenti”, come racconta il Prof. Roberto Nesci del Dipartimento di Fisica – Università La Sapienza di Roma.
La pubblicazione di questo libro ha una storia curiosa. Ricca di illustrazioni schematiche decorate con motivi floreali e allegorici, l’edizione dell’Astronomia Nova ebbe una tiratura limitata e l’imperatore Rodolfo II reclamò per sé tutte le copie, ma dato che il sostegno economico non arrivò, Keplero fu costretto a mettere in vendita i volumi.
Keplero continuò a lavorare a Linz e rifiutò pure l’offerta della cattedra di Astronomia all’Università di Bologna.
The Astronomia Nova is Kepler’s most important work in astronomy.
Focussing on the orbit of Mars, Kepler in his work abandoned the circle which had dominated accounts of planetary motions from the time of Aristotle and Ptolemy. Through the use of Tycho Brahe’s superior planetary tables, Kepler realised that the orbit of Mars fitted the shape of an ellipse. He went on in this work to formulate two of his three laws of planetary motions, including the law that all planets move in elliptical orbits.
Sabrina