Archivio per Gennaio, 2009

Catturati dal fumetto di Fiami

Posted in News on 26 Gennaio 2009 by Sabrina

 

galileo-a-veneziaLa cerimonia di apertura dell’ Anno Internazionale dell’Astronomia si è tenuta a Parigi il 15-16 gennaio 2009.
Fiami, il fumettista svizzero padre del Cosmic Comic Book “The Lives of Galileo”, fumetto ufficiale dell’Anno dell’astronomia (si veda: http://www.astronomy2009.org/resources/books/detail/book_fiami) e che ha partecipato alla puntata 49 di Tutti Dentro del 15 dicembre 2008, era tra i partecipanti alla cerimonia.
La televisione svizzera tedesca ha realizzato a tal proposito un servizio disponibile sul sito: http://www.sf.tv/sf1/tagesschau/index.php?docid=20090115 . Cliccando su “Jahre der Astronomie” potete ascoltare l’intervista rilasciata da Fiami.

Buona visione.

Le mie congratulazioni a Fiami.

Sabrina

Un cannocchiale che fa ancora storia

Posted in News on 21 Gennaio 2009 by Sabrina

il-cannocchiale-di-galileo

E’ vecchia di due giorni la notizia secondo la quale, come titola Il Corriere Della Sera, “Gli inglesi vogliono “scippare” il telescopio a Galilei” e che potete trovare alla pagina:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_gennaio_16/inglesi_telescopio_galilei_franco_foresta_martin_4f3cc00e-e3c9-11dd-8cd2-00144f02aabc.shtml .

Vi suggerisco di leggere i commenti dei lettori, molto attenti e ben preparati nella storia dell’astronomia.
Galileo è stato un genio, non saprei come altro definirlo, e dopo il perdono della Chiesa per la sua celeberrima frase riferita alla Terra “Eppur si muove”, in questo anno dell’Astronomia celebriamo come si deve.

Sabrina

Dal Canaletto e Bellotto una misura dell’acqua alta a Venezia

Posted in Puntate on 21 Gennaio 2009 by Sabrina

acqua-alta-a-veneziaIl fenomeno dell’acqua alta a Venezia è stato analizzato negli ultimi tre secoli studiando il livello raggiunto dalle alghe sulle pareti degli edifici, che formano una cintura verde, il cui estremo superiore può essere utilizzato come indice del livello medio della marea.
Nella prima metà del XIII secolo i quadri realizzati da Canaletto (1697-1768 ) e dai suoi allievi, tra cui il noto Bernardo Bellotto (1722-1780), con l’utilizzo della camera oscura riportano accuratamente tale indicatore.

“Sono giunte fino a noi delle registrazioni strumentali del livello dell’acqua a Venezia ottenute utilizzando un mareografo a partire dal 1872” ci racconta il Prof. Dario Camuffo dell’Istituto di Scienza dell’Atmosfera e Climatologia del CNR di Padova. “Prima di questa data, mancano osservazioni strumentali dirette ed è necessario rivolgersi a informazioni di tipo indiretto, che ci sono fornite per esempio dalle cronache. L’informazione più interessante, tuttavia, viene dai quadri realizzati da Canaletto e dal Bellotto, nel periodo che va 1725 al 1775 circa: essi usavano, infatti, una camera oscura, una sorta di lanterna magica o macchina fotografica di oggi, dove il raggio luminoso penetra attraverso l’obbiettivo, va su uno specchio, viene riflesso su una superficie di vetro dove si può mettere il foglio di carta e seguire con la penna, molto semplicemente, tutti i dettagli. Canaletto e Bellotto sono stati di una precisione estrema in questa opera di ricopiatura, cosa che abbiamo potuto verificare paragonando una foto di un palazzo di oggi ai dipinti di allora. A parte la precisione, il problema è stabilire qual era allora il livello del mare: esso veniva dato dal fatto che le alghe si attaccano sulle pareti fino ad un certo livello che corrisponde al livello medio delle alte maree. Siccome anche oggi le alghe vivono in laguna e fanno quei bordi verdastri sui palazzi molto caratteristici, è stato sufficiente verificare di quanto si è spostato il livello delle alghe. Con questo abbiamo trovato che, da quei tempi ad oggi,  il livello delle alghe si è spostato di circa 70 centimetri. Facendo le dovute correzioni per il problema del moto ondoso e per i problemi tipici della laguna, abbiamo potuto stabilire che il livello del mare visto dai veneziani, ossia la somma dell’effetto dell’innalzamento delle acque del mare e della subsidenza del suolo è andata ad un ritmo sostanzialmente costante dal giorno d’oggi ai tempi del Canaletto e la differenza fra allora e oggi sono circa 70 centimetri di innalzamento del livello del mare”.

I risultati ottenuti da questi studi sono fondamentali per le misure di salvaguardia da utilizzare a Venezia.
I palazzi di Venezia erano originariamente protetti contro l’acqua alta da un basamento non permeabile in pietra d’Istria, ma questi sono andati affondando con la città per l’effetto combinato dei fattori naturali e antropici.Ora le acque alte raggiungono i mattoni e gli intonaci che sono rapidamente distrutti dai cicli di cristallizzazione-dissoluzione del sale marino. L’effetto cumulativo dei cicli del sale marino assorbito nella muratura porta, a lungo termine, alla distruzione prima delle malte, poi dei mattoni e della struttura stessa.

“Quando vennero costruiti, i palazzi veneziani avevano delle scale esterne che davano sul Canale, con degli scalini ovviamente liberi da alghe: oggi queste scale sono state completamente sommerse; molti palazzi hanno addirittura la porta invasa dalle acque, quindi si è reso necessario murare la base della porta. Con ciò, si vede chiaramente che tutta la città è sprofondata notevolmente.  Con le nostre ricerche abbiamo potuto dare una risposta quantitativa ad un fenomeno evidente, cioè abbiamo potuto dire esattamente di quanti centimetri fosse la sommersione”.

Per ulteriori informazioni si visiti il sito dell’Istituto di Scienza dell’Atmosfera e Climatologia del CNR di Padova all’indirizzo:

http://www.isac.cnr.it/~microcl/

Il nostro ringraziamento al Prof. Dario Camuffo per la sua disponibilità e gentilezza.
Sabrina e Luca

La fantascienza nelle fiction televisive

Posted in Un giornalista per Tutti Dentro: Emiliano Ricci on 19 Gennaio 2009 by Sabrina

tecnologia

 

Dall’interivsta di Emiliano Ricci – giornalista scientifico della rivista “Le Scienze” – Puntata 45 del 17 novembre 2008.

Da un po’ di tempo la scienza pare aver perso il suo “appeal” particolare, quello di benessere e di bene comune.  Di conseguenza, notevoli sono le difficoltà nel far passare le notizie scientifiche sui giornali non specializzati. L’idea che generalmente si utilizza è di adeguare il linguaggio della scienza a quello “comune” del target cui ci si riferisce, eventualmente giocando sugli aspetti del quotidiano: se parliamo, per esempio, di fisica delle particelle o di cosmologia risulta importante cercare un collegamento con la realtà di tutti i giorni. Rimane il fatto che le persone che ti leggono o leggono una qualsiasi notizia, si pongono sempre le classiche domande: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo, che cos’è la vita e come evolverà l’universo. Sarebbe importante cercare di rispondere, anche se l’argomento non tocca questi grandi temi, perchè anche il solo avvicinarsi a queste tematiche serve a stimolare l’interesse delle persone.

Gli scienziati, in particolar modo quelli italiani, non sono mai stati particolarmente abituati a comunicare al pubblico e solo recentemente hanno iniziato a farlo. E’ utile sottolineare il fatto che esiste una diffidenza generalizzata nei confronti della scienza, che è quella che si osserva in tutto il mondo occidentale, negli Stati Uniti e, in particolare, nel mondo anglosassone, dove la tradizione di scienziati-divulgatori è ben assodata. Emerge un difetto all’origine: giornalisti poco attenti e “capaci di comunicare”. C’è, tuttavia, anche una questione importante: la società attuale pare non riconoscere la funzione base della scienza e della tecnologia.

Noi viviamo in una società altamente “tecnologizzata”: le persone non se ne rendono conto, come non si rendono conto dell’impatto della scienza e della tecnologia nel miglioramento della qualità della vita. Abbiamo un’aspettativa di vita notevolmente aumentata negli ultimi secoli; abbiamo strumenti che per noi sono diventati delle appendici, come il cellulare, il computer, la lavatrice e il televisore, tutti prodotti della ricerca scientifica e tecnologica, ma nonostante questo c’è una diffidenza nei confronti della scienza considerata come un male, un qualcosa che va al di là di tutte le cose buone che ci può aver portato, probabilmente per via della bomba atomica che nessuno dimentica, o di una cattiva divulgazione collegata, per esempio, a cose che toccano il nostro quotidiano, come gli OGM, la procreazione assistita o l’energia nucleare, per tornare a impieghi pacifici.

La fantascienza potrebbe essere un mezzo molto importante per comunicare le ultime scoperte scientifiche. In tempi meno recenti la fantascienza ha sicuramente aiutato la scienza a penetrare nel grande pubblico: questo aspetto ora sta mancando a livello generale, al di là della fantascienza italiana, che manca da sempre. A livello di fantascienza hollywoodiana, in questi anni si toccano sempre meno temi di traduzione della scienza. D’altro canto, la televisione generalista ha come scopo quello di “pescare nel mezzo”, ossia di toccare temi quotidiani come la salute e la sicurezza attraverso fiction su medici e poliziotti, attraverso storie di ammazzamenti vari e, per farlo, non può specializzarsi troppo.
A mio avviso, bisognerebbe mettere d’accordo scienziati e comunicatori per provare a percorrere la strada della fantascienza scientifica in televisione attraverso fiction televisive, come per esempio “CSI”, che ha un fondamento profondamente scientifico, ma che si scontra con la realtà dei fatti… Nonostante tutti gli sforzi dei RIS o della polizia scientifica, in realtà, la ricerca del colpevole e i casi degli omicidi non si risolvono nei 45-50 minuti televisivi. Sicuramente, la fantascienza scientifica può aiutare la gente ad avvicinarsi alla scienza; tuttavia, questa potrebbe diventare una sorte di boomerang: in televisione, infatti, la polizia scientifica e i RIS sono bravissimi a risolvere i problemi, ma la vera scienza nella vita di tutti i giorni sembra non aiutarci affatto.

Ringraziamo Emiliano Ricci per il suo prezioso contributo alla trasmissione Tutti Dentro.

Sabrina e Luca

Dal fumetto alla realtà

Posted in Amici on 10 Gennaio 2009 by Sabrina

superpippo“Il fumetto ha accompagnato la mia infanzia” ci racconta Amedeo, un radioascoltatore affezionato di Tutti Dentro, che vive a Morgano, in provincia di Treviso. “Sono cresciuto con Topolino, Tarzan, Zagor, Tex, Capitan Miki e Alan Ford. Di Topolino ho conservato per tanti anni gli originali; poi, diventato più grande, li ho regalati a qualche mio cugino e parente. Di quel periodo ricordo che molte nozioni e parole sconosciute, apprendevo perché il fumetto me le rappresentava in modo chiaro e, soprattutto, divertente. Un esempio fra tutti: “Via col vento”. La storia di Rossella O’Hara e Rhett Butler fu per me prima di tutto un fumetto; qualche anno più tardi alla tv ne vidi anche la versione cinematografica: buona parte della trama la conoscevo già, perché i paperi più famosi al mondo si erano travestiti e mi avevano entusiasmato tanto con le loro avventure! Da quel momento incominciai a chiedermi: perché a scuola non insegnano con i fumetti? Per esempio, perchè non insegnano la storia che è mi è sempre stata ostica, la odio nelle sue date di guerre famose e nei nomi di spregiudicati capi di stato o sovrani? Sono ancora convinto che se si insegnassero ai ragazzi le vicende di Giulio Cesare o di Alessandro Magno, il medioevo o il Cinquecento, le grandi scoperte e la Rivoluzione Industriale e Francese, imparerebbero in fretta! Non solo: perché non spiegare loro la scienza e le formule della matematica e della fisica tramite i fumetti? Ci si divertirebbe imparando e si imparerebbe divertendosi! Perciò, trovo entusiasmante che un disegnatore come Fiami, peraltro straniero, raffiguri il nostro grande Galileo e la storia dell’astronomia a fumetti! Ci vorrebbe ancor più di queste belle iniziative!”

La mia legge di gravitazione universale

Il personaggio preferito di Amedeo era Super Pippo. Una mattina decise che avrebbe voluto fare anche lui l’eroe, lanciandosi dalla finestra di casa con un asciugamano annodato al collo, imitando in tutto e per tutto Pippo. Fortuna volle che il dislivello tra finestra e terreno non fosse poi così grande, e buttandosi giù non si ruppe l’osso del collo. Di certo, sperimentò sulla sua pelle che qualcosa, nella gravità, nell’aria, nell’asciugamano annodato al collo non andava: l’esperimento non era affatto riuscito. Non contento, qualche tempo dopo, dai fumetti questa volta di Tarzan, decise di appendersi ad un filo molto lungo (che, tra l’altro, terminava con una lampadina, immaginiamo il pericolo passato da questo bimbo particolarmente curioso) e di coprire una distanza di qualche metro passando da un’estremità all’altra di quella che lui considerava una corda. Aggrappatosi, fu un attimo a tirare giù tutto…

“I fumetti mi hanno sicuramente insegnato alcune storie classiche, ma nello stesso tempo c’erano aspetti che non riuscivo a ritrovare nella realtà, come volare su una fune, imitando Tarzan, o buttarmi da una finestra e planando in modo dolce, come riusciva sempre a fare Super Pippo”.
La gravità gli ha mostrato che essa può essere tanto importante, ma anche tanto pericolosa.
Questo a indicare il fatto che il fumetto viene preso sul serio dai bambini, tanto che i più coraggiosi cercano di ricreare, correndo seri rischi, la situazione vissuta dal loro eroe.

Ringrazio Amedeo per il suo prezioso contributo.

Sabrina

Il meraviglioso della materia e della vita

Posted in Per approfondire on 10 Gennaio 2009 by Sabrina

Nebulosa V838 MonocerotisPubblichiamo qui di seguito il testo integrale dell’intervista rilasciata dal Prof. Luigi Secco nella puntata del 5 gennaio 2009.

di Luigi Secco
Titolare del corso di Fisica della Gravitazione presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università degli Studi di Padova


Il Bosone di Higgs

Le particelle subatomiche, ossia i costituenti degli atomi che hanno dimensioni inferiori all’atomo stesso (quest’ultimo è pari a circa 10^-8 cm), si possono dividere in due grandi classi: i bosoni e i fermioni.

I fermioni, i costituenti della materia ordinaria di cui siamo fatti anche noi, sono il protone, il neutrone (particelle del nucleo atomico), e l’elettrone, particella che ruota intorno al nucleo dell’atomo e che rende la sua carica elettrica nulla.

I bosoni sono i mediatori delle forze. Le forze fondamentali della natura sono quattro: la forza gravitazionale, la forza forte, la forza debole e quella elettromagnetica. Nella visuale moderna le forze si possono leggere come scambi di particelle virtuali, chiamate bosoni, fra due particelle materiali. Per esempio, due elettroni ad una certa distanza possono avere un effetto fra loro repulsivo. Questo effetto repulsivo si può leggere come uno scambio di fotoni virtuali fra le due particelle. I fotoni sono infatti bosoni, come lo sono i gluoni, particelle di scambio per le interazioni fra nucleoni nel caso della forza forte.
La particella di Higgs è un bosone che ha una massa molto rilevante. Infatti, a differenza, per esempio, del fotone e del gluone che hanno massa nulla, sembra che il bosone di Higgs abbia una massa piuttosto grossa: circa 100 volte quella del protone, che è pari a 1.67 x 10^–27 kg. Per capire il ruolo della particella di Higgs bisogna andare ai primissimi istanti dell’evoluzione del cosmo, a circa 10^-11 secondi dopo il Big Bang. A quell’epoca, le due forze fondamentali, debole ed elettromagnetica, sono unificate: si può dire che sono una forza unica. Il mediatore di questa forza unica è una particella non dotata di massa.

Ma andiamo con ordine. L’interazione debole avviene tramite bosoni molto pesanti, l’interazione elettromagnetica ha, invece, bisogno di bosoni di massa zero, come lo è il fotone. Come è possibile che due forze che necessitano di mediatori molti diversi, sono un’unica forza? A quell’epoca, sopra un certo livello di energia, praticamente tutti i bosoni sono privi di massa: sia il fotone per sua natura, sia i mediatori della forza debole, ossia le particelle W ^+ , W^ – e la particella Z0, scoperta dal Prof. Rubbia al CERN di Ginevra. Grazie all’espansione dell’Universo, l’energia cala leggermente e i mediatori della forza debole acquistano massa. Quindi, le particelle W ^+,  W^ – e la particella Z0 acquistano una massa che è circa 100 volte la massa del protone, mentre il fotone rimane con massa nulla. E’ il bosone di Higgs a compiere questo piccolo “miracolo”, dando massa ai mediatori della forza debole e lasciando intatta la massa del fotone, che continua a rimanere nulla. Si tratta di un piccolo miracolo nel senso che una forza unificata che inizialmente era caratterizzata dall’avere come unico valore quello nullo della massa dei suoi mediatori, viene ad avere una massa ben precisa, al di sotto ad un certo livello di energia dell’Universo e grazie alla sua stessa espansione.

Quando sento il bosone di Higgs definito come la particella di Dio, mi meraviglio nel senso che tutto è di Dio! Credo, comunque, che si voglia sottolineare con questa denominazione il fatto che il bosone di Higgs dà una massa ben precisa ai mediatori della forza debole, le particelle W ^+ W ^– e Z0.
Il motivo per cui le particelle debbano avere una determinata massa è un bel prolema, così come lo è l’intensità delle forze: perché le forze devono avere quel preciso valore che noi conosciamo e non un altro? Si capisce che il valore delle forze e delle masse sono intimamente legati al fatto che noi esistiamo. L’Universo è fatto in modo tale che la vita ad un certo momento ha potuto sbocciare e questo è legato ai valori delle forze e ai valori delle masse nell’Universo. Quindi, io credo che con “particella di Dio” si voglia riferirsi al fatto che il bosone di Higgs ha compiuto il piccolo miracolo nel dare una massa con un valore ben preciso (che è quello che conosciamo e che è legato alla vita) a delle particelle che prima ne erano prive. Questo atto può venir legato alla Creazione, a Dio e alla vita. A me pare che ci siano tanti altri aspetti della cosmologia che riflettono l’azione di un Artefice.

Perché siamo fatti di materia e non di antimateria

Nei primissimi istanti dell’evoluzione cosmologica, vi era una continua presenza di materia e antimateria e una conversione della materia più antimateria in radiazione. Quindi, l’Universo da questo punto di vista era molto simmetrico, cioè c’era sia la materia ordinaria, di cui siamo fatti anche noi, che l’antimateria. Andando ad istanti estremamente lontani da noi ma vicinissimi al Big Bang, a circa 10^-35 secondi, avviene che le tre forze forte, debole ed elettromagnetica sono unificate e sono mediate dal bosone di Higgs. Sacharov nel 1967 scoprì che i bosoni, come fanno tutte le particelle estremamente pesanti, decadono in quark e antiquark. Con l’espansione dell’Universo,              avviene una piccola differenza fra i quark e gli antiquark in cui decadono i bosoni di Higgs. Per fissare le idee, possiamo dire, che in un certo istante vi sono un miliardo (10^9) di antiquark e un miliardo più uno di quark. In quanto particella e sua antiparticella, ci si aspetterebbe che quark e antiquark si annichilino fra loro, dando luogo ad un “gamma”, ossia ad una particella di radiazione. Sennonché, l’Universo a  circa 10^-35 secondi dopo il Big Bang è così denso che i quark hanno una proprietà un po’ particolare: quando sono molto vicini non “si sentono”. Perché questi riescano “a sentire” la loro azione reciproca, bisogna andare ad un’epoca posteriore rispetto al Big Bang, a circa 10^-5 secondi, quando l’Universo grazie all’espansione, è più rarefatto e quindi quark e antiquark sono più lontani. Tre quark iniziano a costituire un nucleone mentre tre antiquark un antinucleone. Data la loro lontananza e quindi grazie alla loro azione reciproca, avviene una grande annichilazione che fa sì che su  10^9 particelle ne  rimanga una sola, per via di quel piccolo eccesso di materia ordinaria sull’antimateria.

L’Universo è fatto meravigliosamente bene: c’è una sorta di calibratura estremamente fine dell’Universo. Devono, infatti, concorrere tutta una serie di fattori perché esso sia fatto di materia ordinaria e perché, ad un’epoca più tarda, la vita, fatta a sua volta di materia ordinaria, possa comparire. Il fattore stesso di espansione dell’Universo viene a decidere dello squilibrio tra materia e antimateria e, successivamente, dell’annichilazione tra quark e antiquark. Il fatto che noi siamo fatti di materia piuttosto che di antimateria è legata quindi, a questa annichilazione; d’altra parte essa produce una quantità enorme di radiazione, quindi di fotoni, che sono fondamentali per l’esistenza della vita. I fotoni, infatti, costituisco una specie di “bacino termostatico” di enorme capacità termica che permette di verificare il secondo principio della termodinamica, secondo il quale durante la sua evoluzione l’Universo aumenta l’entropia, ma nello stesso tempo permette che localmente vi sia una diminuzione di entropia (che sembrerebbe un paradosso), quindi una strutturazione dell’Universo locale e, di conseguenza, un grado di informazione estremamente elevato di cui la vita stessa ha bisogno per nascere.

Ringraziamo il Prof. Luigi Secco per il suo prezioso contributo.
Sabrina e Luca