Archivio per Ottobre, 2008

Sulla Terra un robot…

Posted in News on 25 Ottobre 2008 by Sabrina

La Terra senza gli umani.
E’ un tema affrontato al cinema, come in “Io sono Leggenda” e anche in vari libri, come “Il mondo senza di noi” di Weissman. In questi giorni nelle sale italiane c’è Wall E, un piccolo robot che ha una sensibilità più grande di quella di tutti gli umani messi insieme, vissuti prima di lui. Nel 2700 si muove su una superficie polverosa, isolata, si trova a ripulire un mondo dalla spazzatura, a creare grattacieli di immondizia. La lasceremo proprio così la nostra Terra fra meno di 700 anni? Operoso come non mai, gli occhi di Wall E però puntano alle stelle e il suo cuore non è proprio quello di un robot.
Per quanto possa essere un cartone animato e, quindi destinato ai bimbi, in realtà, lo trovo indirizzato prima di tutto agli adulti, quasi fosse il modo più semplice per proiettarsi nel futuro, per cercare di tenere più in considerazione questo piccolo pianeta. Anche quando lo si guarda con gli occhi di un robot.

Sabrina

Una ricerca curiosa

Posted in News on 22 Ottobre 2008 by Sabrina

Provate a digitare sul motore di ricerca “Google” (ho scelto questo perché è quello che uso di solito) la parola chiave GALILEO GALILEI. Quanti link pensate di trovare?
Un numero incredibilmente alto: 2.900.000.
Non male per un astronomo italiano.

Per gli appassionati di filatelia, suggerisco il sito: http://www.minerva.unito.it/Filatelia/G4/ per la lista completa di tutti i francobolli dedicati a Galilei.

Sabrina

Cosa ci spinge a studiare l’Astronomia?

Posted in Amici on 22 Ottobre 2008 by Sabrina

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Giovanni La Mura
Dottorando presso il Dipartimento di Astronomia - Università degli Studi di Padova, che ha partecipato ad una puntata di Tutti Dentro.

Ecco una domanda che ci si pone spesso, particolarmente in una società alla quale piace identificare un immediato risvolto pratico per qualsiasi tipo di impegno. Al di là delle considerazioni tecniche che potrebbero soddisfare questa esigenza, solo citando ad esempio la notevole ricaduta a livello tecnologico e scientifico dei progressi fatti dalla ricerca in questo campo, personalmente mi piace ricordare anche che l’umanità è per sua natura attratta da ciò che appare bello e misterioso, e queste sono qualità che al Cosmo certamente non mancano. Se per scoprirle – e spiegarle – nell’Universo lontano dobbiamo utilizzare gli strumenti più sofisticati a disposizione, non è necessario arrivare a mettere un telescopio di due metri e mezzo nello spazio per rendersene conto subito, in quello che potremmo considerare “il nostro vicinato”.

Forse non ci soffermiamo spesso a pensarci, ma quando ci capita la fortuna di poter alzare lo sguardo al cielo in una limpida notte, lontano dalla Luna e dalle luci delle nostre città, già soltanto i nostri occhi spaziano su di un paesaggio estremamente variabile, che, a partire dai pianeti del nostro Sistema Solare, praticamente a due passi, si popola di miriadi di stelle appartenenti alla Via Lattea, per arrivare, se siamo attenti e fortunati, alla galassia di Andromeda, che, con i suoi soli 24 miliardi di miliardi di chilometri di distanza (all’incirca), è il più lontano oggetto in assoluto visibile all’occhio umano.
Se poi ci si avvale di un piccolo strumento di osservazione, possibilmente dotato di un solido appoggio, in modo da ovviare all’inconveniente degli inevitabili tremori che disturbano questa esperienza, si accede ad un mondo ricco di affascinanti dettagli nascosti alla vista. La sorpresa che ci coglie la prima volta che possiamo osservare il cielo con un piccolo telescopio è una emozione indimenticabile, probabilmente l’eco interminabile della sensazione sperimentata da grandi personaggi che, come Galileo, hanno pensato di puntare i loro nuovi strumenti verso il cielo, magari per semplice curiosità, arrivando invece a fare osservazioni che avrebbero riscritto la storia della Scienza. Inutile rigirare quel piccolo telescopio alla ricerca di un angolo vuoto… a meno che non ci si metta di mezzo una nuvola, si dovrà inevitabilmente concludere che ogni direzione nel cielo è una strada per le stelle, ora grandi ed ora piccole, che popolano la Galassia assieme al nostro Sole.

Oggi ho voluto allineare brevemente questi pensieri senza la pretesa di giustificare così l’Astronomia e la ricerca astrofisica professionale, ma semplicemente per ricordare che il cielo stellato è uno spettacolo che vale la pena di scoprire. E’ per questa ragione che vorrei concludere questo intervento con un elogio a quelle amministrazioni locali che hanno finalmente iniziato ad impegnarsi per ripristinare e proteggere la bellezza delle notti stellate. E così, per quest’anno, i fuochi di S. Lorenzo patrono abbiamo potuto nuovamente osservarli nello sciame meteorico delle sere di metà agosto.

Foto della galassia di Andromeda (M 31): il più lontano oggetto celeste visibile ai nostri occhi nelle notti limpide, e di una delle sue compagne, la galassia nana M 32.

Grazie Giovanni.

Sabrina

Nel cielo… Un asteroide

Posted in Puntate on 18 Ottobre 2008 by Sabrina

La probabilità che un asteroide colpisca la Terra esiste, ma è estremamente bassa, o quasi nulla.
Lo spazio interplanetario è essenzialmente vuoto: basti pensare alle dimensioni del tutto irrilevanti di un asteroide se confrontato con quelle terrestri o solari: Cerere, il più grande finora conosciuto e che è stato recentemente riclassificato come pianeta nano, ha un diametro di circa 1000 chilometri; il diametro terrestre è di quasi 13000 chilometri, quello solare è circa 109 volte quello terrestre. Ma la stragrande maggioranza degli asteroidi ha dimensioni molto inferiori, che vanno da qualche centinaia di metri fino a un centinaio di chilometri.
D’altronde, la storia del Sistema Solare è una storia di urti continui: per avere un’idea, è sufficiente alzare gli occhi verso la Luna e osservarne la superficie ricchissima di crateri d’impatto di varie dimensioni e fra loro sovrapposti. Anche la Terra è stata bombardata in passato da asteroidi, ma la vegetazione ha cancellato le tracce di questo passato.

Per avere un’idea del numero di asteroidi noti fino ad oggi che hanno probabilità di impatto con la Terr nei prossimi decenni, è possibile visitare vari siti che sono continuamente aggiornati: per esempio, quello della NASA, all’indirizzo: http://neo.jpl.nasa.gov/risk/ ; o quello dell’ESA all’indirizzo: http://spaceguard.esa.int/o quello dell’Università di Pisa su http://newton.dm.unipi.it/cgi-bin/neodys/neoibo . Invece, il sito: http://impact.arc.nasa.gov/neo_main.cfm fornisce la lista completa di tutti gli asteroidi pericolosi. Si osserva che, al momento, non c’è nessun corpo a rischio di impatto con la Terra per i prossimi decenni.

Al nostro Skardy abbiamo rivolto la seguente domanda:
Hai un colpo di sfortuna. Tra una settimana un grosso asteroide cadrà sulle nostre teste. Come passeresti questi ultimi giorni?

“A domande brevi, risposte brevi: magna, bevi e godi. Nel senso: spassiamocela più possibile”.
Ora, però, ha un colpo di fortuna. Puoi salvarti salendo a bordo di una piccola astronave. Oltre a te c’è posto per un’altra persona e poche cose: chi e cosa porteresti?

“La moglie e i miei dischi. Ho anche dei dischi preferiti che porterei con me. Esiste solo la musica degli anni Settanta, sono cresciuto ascoltando i Rolling Stones, i Beatles gli U2. La musica di oggi è semplicemente una derivazione, una conseguenza di quella degli anni Settanta. Tutto il settore musicale che parte dai primi anni Sessanta fino alla fine degli anni Settanta avrà ancora per decenni da insegnare delle cose”.

Adesso che ti abbiamo fatto pensare a questa eventualità, la prossima volta che andrai in spiaggia e guarderai il cielo, lo farai con più apprensione?

“Per dire la verità, mi fa meno paura un asteroide che cade sulla Terra del genere umano: è il genere umano che sta distruggendo un pianeta. Un asteroide al massimo gli tira una botta”.

Non ci resta che sperare che questa “botta” non arrivi mai dal cielo ma che il genere umano se la dia da solo.

Sabrina

Storie sotto lo stesso cielo

Posted in Puntate on 16 Ottobre 2008 by Sabrina

Dove vive il Sig. Fogli?

“In macchina”.

Riccardo è anche questo. “Faccio 60-70.000 chilometri ogni anno da una vita”. E di strada ne ha percorsa davvero tanta, anche solo musicalmente parlando. Lo abbiamo incontrato a Tutti Dentro per parlare del suo cielo e delle storie di tutti i giorni.

“Non me la sentirei di lasciare i miei affetti per un viaggio nello spazio di alcuni mesi: lo spazio mi fa paura. Preferirei portarmi dietro il mio bimbo e farmi un’attraversata in barca a vela, oppure attraversare il deserto.. Lo spazio mi spaventa”.

“Dalla mia casa in Maremma, che è a 150 metri sul livello del mare, di notte quando rientro, a parte il canto degli uccelli notturni, il silenzio è praticamente totale, mi sembra di essere nel deserto del Sahara, dove spesso vado, e quello è un momento di ispirazione. Non che le mie canzoni nascano guardando le stelle, però guardando le stelle e la profondità del cielo trovo un profondo respiro di serenità, che poi induce alla scelta delle parole con cui costruire una nuova canzone”.

“Di fronte a Dio, e voglio crederci, mi viene da pensare che la vita sia solo sul pianeta Terra, che noi siamo i figli di Dio e siamo unici, irripetibili: noi nasciamo da Adamo ed Eva, dalla mela, a cavallo tra il bene e il male. Ma credo anche che, studiando a fondo, noi siamo il frutto di un’evoluzione nata molti milioni di anni fa e che con molta selezione, ahimè, con la perdita dei deboli e la vittoria dei forti, alla fine siamo arrivati ad essere quegli esseri che siano: emozionanti, spietati, buoni, cattivi, bianchi, neri, così scioccamente diversi. Dico “scioccamente” perché noi ci sentiamo diversi, ma di fronte al mondo siamo uguali, siamo piccoli uguali. Per cui, posso dire che spesso mi è capitato di sentirmi strano e di non essere capito a cento metri da casa mia. E’ una sensazione difficile da superare”.

“Tra una cinquantina d’anni credo che vi sarà una grande evoluzione, ma per l’ottanta per cento di noi, io non ci sarò, il mondo non cambierà così velocemente: ci sarà gente che viaggerà su elicotteri e su macchine speciali, ma i contadini della Maremma rimarranno tali, perché c’è bisogno di spazio, non verrà conquistato il mondo intero, credo che troveremo un’energia alternativa. Siamo miliardi sulla Terra e voglio sperare che non viaggeremo tutti con jet privati, non ci metteranno microcip alla nascita. Credo che ci saranno due, tre, quattro velocità su questo pianeta, come ce ne sono già ora, ma chi vorrà scegliere di avere una casa in campagna e coltivare pomodori, acqua permettendo, credo e spero lo riuscirà a farlo ancora”.

Un messaggio per altre civiltà aliene da parte di Riccardo Fogli

“Se siete arrivati qui da noi e noi non siamo arrivati da voi, vuol dire che voi siete più evoluti, per cui non abbiamo niente da dirvi. Se vi è sfuggito, guardate come siamo messi: abbiamo due categorie in piazza, tutti sono scontenti di tutto sia che governino i neri, o i rossi o i gialli, basta andare all’opposizione per non costruire più niente, siamo una massa di “bischeri”, come si dice in Toscana. Viviamo sotto lo stesso cielo e in qualche modo cerchiamo di ostacolare l’energia degli altri. Questo non va bene”.

Un giorno in più che passa ormai con questo amore che non è grande come vorrei. Parole di tutti i giorni. Anche di oggi.

Sabrina

Lo spazio in cucina e la cucina nello spazio

Posted in Puntate on 16 Ottobre 2008 by Sabrina

Andare nello spazio a bordo dello Shuttle da qualche anno è diventato più… Gustoso. A Tutti Dentro abbiamo incontrato il grande Chef Gualtiero Marchesi al quale abbiamo chiesto delle prelibatezze per gli astronauti: alcune ricette speciali direttamente dai fornelli di casa nostra.

Il primo piatto, come è giusto che sia, Marchesi lo dedica alla pasta. “Proporrei di cuocerla e condirla con poco olio e del pecorino grattugiato. Poi preparerei un risotto con verdure di stagione, che hanno, come si dice, una buona grinta, come carciofi o asparagi, tagliati a pezzettini, saltati in padella e infine aggiungerei il riso, per avere un gusto più netto della verdura. E non potrebbe mancare, da buon milanese quale sono, la costoletta di vitello alla milanese e un ossobuco in gremolata, che potrebbe accompagnare pure un risotto”.

“Accetterei subito di volare sullo Shuttle, sono anni che lo dico. Vedere il mondo, l’universo, vedere la Terra… Deve essere di un’emozione, non ho parole… Credo che dopo aver visto questo potrei anche finire la mia vita, oramai ho quasi ottant’anni. Sarebbe una grandissima emozione. Chissà che non mi senta qualcuno e mi inviti…”

“Con me nello spazio porterei… Troppe cose, mi piace tutto, dato che sono troppo legato alla qualità delle cose. Se proprio dovessi scegliere, porterei l’ultima cosa che ho colto, ho visto, mi ha colpito per la sua qualità e che non ha bisogno di essere interpretata, perché poi ci penso io a rovinarla, quello per cui l’occhio è andato al di là della barricata: potrebbe essere un pezzo di carne, o un pesce o una pasta frolla”.

Se l’appetito vien mangiando, ora l’appetito vien viaggiando nello spazio.

Sabrina

Sotto le stelle di Springfield

Posted in Puntate on 12 Ottobre 2008 by Sabrina

“I Simpson sono un capolavoro assoluto di letteratura e di cinema nel panorama della produzione mondiale”. Così esordisce Marco Malaspina, giornalista scientifico dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica italiano, invitato a Tutti Dentro nella dodicesima puntata.

“C’è di tutto nei Simpson: politica, religione, la nostra vita, la scienza e anche l’astronomia. Occupandomi per lavoro di scienza e di comunicazione della scienza, l’ho rintracciata nei Simpson attraverso la tv, le videocassette e le registrazioni di alcuni miei amici; in un secondo momento l’ho catalogata, ho dato una forma sistematica alla presenza della scienza facendone un libro”.

Edito da Sironi Editore, “La scienza dei Simpson”, recentemente ristampato per la quarta volta in Italia, è ora in procinto di varcare il confine e sbarcare in Francia.

Come mai la scienza in un cartone animato come i Simpson?

“Due sono i motivi principali: il primo, più originale, sta nella squadra degli sceneggiatori dei Simpson (circa un centinaio): una buona parte di loro proviene da facoltà scientifiche, in particolare dall’Università di Harvard; sono ricercatori di matematica o fisica, sono ingegneri e chimici. “Mai una trasmissione televisiva ha avuto una tale squadra di scienziati tra i suoi sceneggiatori” (da un’intervista a David Cohen). L’altro motivo è che i Simpson sono un cartone animato estremamente realistico e riconoscono meglio di quanto non lo sanno fare le redazioni dei nostri telegiornali, quale ruolo ha la scienza in senso lato, comprendendo quindi anche la salute e l’ecologia, nelle nostre vite. Ce n’è tanta e quindi, lasciano parecchio spazio alla scienza. Uno dei tanti esempi, è il caso degli psicofarmaci dati ai bambini. Di questo medicinale, che va sotto il nome di “Ritalin” se ne è parlato e se ne parla moltissimo anche in Italia: è usato per curare l’ADHD, il disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività. Nei Simpson c’è un’intera puntata dedicata a questo farmaco: lo presentano nel loro modo incantevole, dissacrante, ma al tempo stesso puntuale, facendone vedere i pro e i contro, gli effetti indesiderati nei bambini, ma soprattutto (e questa è la caratteristica principale della scienza nei Simpson), cosa accade quando la scienza entra in famiglia. Nel mio libro la chiamo “la scienza da cucina”, perché è quella che sperimentiamo tutti i giorni, in particolare alla sera quando la famiglia si ritrova a cena e capita che alla tv si parli di una nuova cura, di una nuova medicina, di un nuovo ritrovato o di una nuova scoperta. La scienza ha un impatto sulle nostre vite quotidiane, che è diverso da quello che si legge sui giornali, o quello che può avere sulla politica, sull’economia, sull’università. E’ un impatto molto intimo che va a ribaltare le relazioni. Come reagisce un bimbo quando gli si dice: “Guarda, per aiutarti, per farti star meglio, da domani dobbiamo darti questa pillolina”. A me incuriosisce sapere come reagisce un bambino. Questo di solito non lo si ritrova nei giornali dove appare solo il parere di politici, medici, insegnanti o delle famiglie, ma non quello dei bimbi. I Simpson, invece, lo fanno vedere”.

“L’astronomia è la materia preferita dai bimbi di Springfield, come lo è del resto per molti ragazzini italiani. Lisa è una patita dell’astronomia: nell’episodio “E le stelle stanno a guardare” organizza una raccolta di firme per presentare una petizione al Sindaco di Springfield contro l’inquinamento luminoso; Bart scopre una cometa, tra l’altro pericolosissima, come si scoprirà ben presto, che sta per distruggere Springfield.

L’esempio senza dubbio più realistico legato allo spazio è nell’episodio “Homer nello spazio profondo”. E’ la storia di un lancio spaziale. La NASA è seriamente preoccupata per un motivo in effetti curioso anche se molto aderente alla realtà: sono crollati gli indici di ascolto dei lanci dello Shuttle, in parole povere la gente non li guarda più.

Lo stesso Homer appena ne vede uno in televisione esclama irritato: “Oh, no! Ancora uno di quei noiosissimi lanci spaziali! Cambia canale, cambia canale!”.

Se scende l’audience scendono pure i finanziamenti per i voli spaziali. Per questo motivo la NASA, seriamente preoccupata, decide di portare avanti una ricerca di marketing: “Come fare per interessare la gente allo spazio?” E il risultato che ne emerge è che la gente è stanca di astronauti perfetti, di bravi ingegneri e di grandi piloti. C’è bisogno di una persona comune, una persona nella quale identificarsi. Così la NASA decide di prelevare Homer, il prototipo di operaio zoticone, dal suo divano per sistemarlo sul sedile dello Shuttle. In orbita, si può ben immaginare, il nostro eroe ne combina di tutti i colori. In realtà, questo ci fa vedere come la comunicazione della scienza, e in questo caso l’aspetto mediatico, finisca per condizionare la scienza stessa.

Posso citare due frasi al volo: ad un certo punto il comandante della missione si rivolge ai tecnici e chiede: “Come sta andando il lancio?” e la risposta è immediata: “Non lo sappiamo, perché tutti i computer sono dedicati a misurare gli indici di ascolto”.

Non siamo poi così lontani dalla realtà: forse non tutti sono stati attenti alle ultime missioni spaziali americane ma una maestra è andata in orbita proprio nell’estate 2007. Pochi anni prima dell’episodio dei Simpson, il 28 gennaio 1986, le immagini del disastro dello Shuttle Challenger nella fase di lancio, erano ancora ben impresse nella mente di tutti, comprese quelle degli sceneggiatori. Sei erano astronauti, la settima una maestra, Christa McAuliffe, lanciata in orbita chissà per quale motivo…”.

Senza ombra di dubbio, i Simpson sono una seconda famiglia per moltissimi di noi: è facile immedesimarsi, dato che fanno quello che facciamo noi. Guardano la tv.

“E’ anche vero che vengono definiti “la famiglia più disfunzionale d’America, un’etichetta che si portano addosso da moltissimi anni. In realtà, è una famiglia che funziona benissimo: spesso si tende a considerarne solo l’aspetto sarcastico, la parodia dell’uomo moderno e dei tratti peggiori della vita attuale. Se ci pensiamo bene, in realtà, i Simpson sono una famiglia dove per esempio non si sta mai da soli, di sera si discute, se esce di casa un membro della famiglia si preoccupano tutti finché non rientra”.

“Alcuni mesi fa un sociologo fece un’indagine chiedendo ad un gruppo di bambini: “Chi è il vostro modello di papà?”. Molti risposero “Homer Simpson”. E la preoccupazione del sociologo aumentò quando ricevette la stessa risposta dal figlio. Dall’indagine emerse che Homer è padre ideale perché alla sera sta sempre a casa in compagnia dei figli”.

Oltre ad acquistare un cannocchiale per loro e a farsi una birra con Stephen Hawking.

Sabrina