L’Astronomia nella Divina Commedia di Dante (II parte)

Pubblicato su Astronomia il 10 Luglio 2009 da Sabrina

Gustave_Doré_Dante_meets_Virgil
Nel maestoso poema di Dante, l’Inferno è una voragine conica che si spinge sino al centro della Terra. Tutto attorno alla parete interna i luoghi di punizione sono suddivisi in terrazzi circolari di diametro gradualmente decrescente, in modo che coloro che si sono macchiati dei peccati peggiori si trovino più vicini al vertice del cono, dove risiede Lucifero, conficcato esattamente al centro della Terra. Quando Dante e la sua guida Virgilio hanno superato il punto più basso dell’abisso e continuano il loro cammino in linea retta, Dante si volta indietro e vede Lucifero “le gambe in su tenere”; alle sue domande Virgilio spiega che ormai hanno cominciato a salire dall’altra parte della Terra. Il Purgatorio è un’ampia collina di forma conica che sorge dall’oceano nel punto diametralmente opposto a Gerusalemme, il “colmo” della “gran secca”, ossia il centro delle terre emerse. Superate le sette cornici del monte, e raggiunto al suo culmine in paradiso terrestre, al poeta è finalmente permesso ascendere alle stelle celesti. Queste sono, naturalmente, dieci: la prima è quella della Luna (sino alla quale giunge l’aria); poi seguono le sfere di Mercurio, di Venere (in cui “s’impunta” l’ombra terrestre), del Sole, di Marte, di Giove e di Saturno. In ognuna di queste sfere appaiono a Dante spiriti beati, i quali hanno però la loro residenza nell’Empireo, per illustrargli la gloria gradualmente crescente di cui sono stati giudicati degni e per indicargli i loro anteriori caratteri e temperamenti terreni, che erano stati influenzati principalmente da uno dei sette pianeti. Nel Convito II, 14-15, Dante spiega che le prime sette sfere corrispondono al Trivio e al Quadrivio delle sette arti liberali. Al esempio, Mercurio, il pianeta più piccolo e più velato dai raggi del Sole, corrisponde alla Dialettica, un’arte meno concreta e più velata di ogni altra, poiché procede con argomenti sofistici e incerti. L’ottava sfera, o sfera stellata, corrisponde alla Fisica e alla Medicina, la nona alla Scienza Morale e il decimo cielo o Empireo alla Teologia.
L’ottava sfera è quelle delle stelle fisse, la nona è il Primo Mobile, la velocità del quale è quasi inconcepibile a causa del fervido desiderio di ogni parte di esso di congiungersi all’ultimo e più divino cielo, il decimo cielo o Empireo, sede di Dio. Le nove sfere sono mosse da tre triadi di intelligenze angeliche: i Serafini muovono il Primo Mobile, i Cherubini le stelle fisse, i Troni la sfera di Saturno e così via fino alla sfera della Luna, che è affidata agli angeli. Nell’undicesimo canto del Purgatorio c’è una chiara allusione alla precessione degli equinozi, o come allora si supponeva, della sfera delle stelle fisse: il “cerchio che più tardi in cielo è torto”. Nella Divina Commedia c’è solo una vaga allusione agli epicicli (Paradiso, VIII, 2: “Che la bella Ciprigna il folle amore / Raggiasse, volta nel terzo epiciclo”); dei pianeti si dice semplicemente che si muovono sull’eclittica (Paradiso, X, 7-9: “Leva dunque, Lettor all’alte rote / Meco la vista dritto a quella parte / Dove l’un moto e l’altro si percote”), ed è curioso osservare che il moto del Sole si dice che ha luogo lungo spirali, proprio come Platone aveva detto nel Timeo. In realtà, vi si parla di spire, ossia di giri che il Sole compie intorno alla Terra. Spira indica semplicemente un moto circolare che si avvolge su se stesso, “come un filo avvolto su per un bastone”. Un’altra antica nozione troviamo nell’osservazione che la sfera della Luna ha il moto più lento. Quando Colombo nel 1498, in prossimità della costa dell’America Meridionale, si rese conto della corrente costante (proveniente dall’Orinoco), che contrastava il moto delle sue caravelle, pensò di essere giunto vicino al punto più alto del mare, da cui l’acqua scorre verso il basso.

dore_burning_tombs_Dante
Per tutta la sua vita Dante manifestò un interesse profondo per la cosmografia. Nel 1320, l’anno prima della sua morte, tenne una lezione De acqua et terra per confutare l’opinione espressa più volte nel Medioevo, e anche dopo, che la superficie dell’acqua e della terra non fosse parte di una stessa sfera, ma che il nostro pianeta constasse di una sfera della terra e di una sfera dell’acqua, con centri distinti.
Dante morì nel 1321, quasi esattamente mille anni dopo che l’imperatore Costantino aveva fatto della fede cristiana la religione di stato dell’Impero Romano. Era stato un periodo lunghissimo e quasi del tutto stagnante; al termine di esso l’umanità occupava esattamente, per quanto concerne la cultura, lo stesso posto che al suo inizio; e anche la scienza, la filosofia e la poesia greca erano ancora così imperfettamente note in Occidente che non si era potuta fare alcun serio tentativo di costruire sulle fondamenta da loro offerte. Per secoli gli uomini avevano continuato a rimuginare sul primo capitolo della Genesi; poi, faticosamente, avevano ottenuto l’ascolto compilatori come Plinio e Marziano Capella; e infine era stato scoperto Aristotele, che quasi subito era stato accettato come la guida infallibile.

Sabrina

L’Astronomia nella Divina Commedia di Dante (I parte)

Pubblicato su Astronomia il 9 Luglio 2009 da Sabrina

inferno-lakehead

 

La Divina Commedia di Dante rappresenta le opinioni prevalenti al suo tempo, intorno all’anno 1300, sulla struttura dell’Universo. In generale, è rischioso trarre conclusioni sul livello della conoscenza scientifica di un’epoca sulla base di allusioni di carattere astronomico contenute in opere poetiche: per esempio, chi volesse giudicare del livello dell’astronomia dell’Ottocento attraverso i romanzi, giungerebbe alla conclusione che nulla si sapeva a quel tempo del moto della Luna. Vi si parla abbastanza comunemente della falce di Luna al primo quarto che sorge di sera, o della Luna piena che sale alta nel cielo d’estate, ecc. Ma nel caso di Dante è abbastanza legittimo farlo, perché sia nel poema sacro sia negli altri scritti si dimostra pienamente all’altezza della cultura del suo tempo. Egli era un allievo di Brunetto Latini, che durante il suo soggiorno in Francia, dal 1260 al 1267, era stato contagiato dalla mania per le opere enciclopediche assai diffusa nel paese e che aveva composto la sua celebre opera, Li Livres dou Tresor, in francese. Come per tutti i libri di questo genere, si tratta di una compilazione pura e semplice da fonti classiche e medioevali e la parte astronomica è molto povera. Benché Dante abbia indubbiamente studiato la struttura dell’Universo più a fondo di Brunetto Latini, nessuno dei suoi scritti rivela la minima familiarità con la Syntaxis di Tolomeo, mentre Aristotele, Plinio e specialmente Alfragano, pare siano stati gli autori dallo studio dei quali egli ha tratto maggior profitto. Egli cominciò scrivendo un’opera enciclopedica, Il Convito, che doveva comprendere quattordici libri, dei quali tuttavia solo quattro furono portati a termine. In quest’opera le sue idee cosmologiche sono esposte più sistematicamente con l’aggiunta di una buona quantità di astrologia e altre fantasie.
Le opinioni esposte nel Convito differiscono in pochi casi dalle idee della Divina Commedia; l’esempio più notevole di queste divergenze è dato dalla spiegazione delle macchie lunari. Nel Convito, II, 14, Dante dice che le macchie sono causate dalla rarità di alcune parti del corpo lunare, che non riflettono bene i raggi del Sole. In Paradiso, II, Beatrice tiene una lunga lezione dimostrando che questa teoria è erronea (perché queste parti sarebbero trasparenti e tali si rivelerebbero durante le eclissi solari); la Luna brilla di luce propria e questa differisce nei vari punti sotto l’influenza delle varie guide angeliche, proprio come le stelle dell’ottava sfera differiscono per luminosità a causa della diversa virtù comunicata loro dai Cherubini che le governano.

Continua…
Sabrina

L’Astronomia Nova di Keplero

Pubblicato su Astronomia il 8 Luglio 2009 da Sabrina

 Johannes_Kepler_1610

Nel 1609, lo stesso anno in cui Galilei per primo puntò il telescopio verso il cielo, Giovanni Keplero (1571-1630) pubblicò l’Astronomia Nova, che conteneva uno studio dettagliato del moto del pianeta Marte (durato dieci anni) e le prime due leggi di Keplero: quella sull’ellitticità delle orbite dei pianeti e quella della conservazione delle aree.

Queste scoperte sono state egualmente fondamentali per la conoscenza dell’Universo, e mi sembra che invece in giro non se ne parli affatto, forse perchè, nella civiltà dell’immagine in cui viviamo, “vedere” (col cannocchiale) i pianeti fa più effetto che “calcolare” i loro movimenti”, come racconta il Prof. Roberto Nesci del Dipartimento di Fisica – Università La Sapienza di Roma.

La pubblicazione di questo libro ha una storia curiosa. Ricca di illustrazioni schematiche decorate con motivi floreali e allegorici, l’edizione dell’Astronomia Nova ebbe una tiratura limitata e l’imperatore Rodolfo II reclamò per sé tutte le copie, ma dato che il sostegno economico non arrivò, Keplero fu costretto a mettere in vendita i volumi.
Keplero continuò a lavorare a Linz e rifiutò pure l’offerta della cattedra di Astronomia all’Università di Bologna.

The Astronomia Nova is Kepler’s most important work in astronomy.
Focussing on the orbit of Mars, Kepler in his work abandoned the circle which had dominated accounts of planetary motions from the time of Aristotle and Ptolemy. Through the use of Tycho Brahe’s superior planetary tables, Kepler realised that the orbit of Mars fitted the shape of an ellipse. He went on in this work to formulate two of his three laws of planetary motions, including the law that all planets move in elliptical orbits.

Sabrina

Gli impegni di Galilei nel 1609 – 1610

Pubblicato su Astronomia il 7 Luglio 2009 da Sabrina

Il cannocchiale di Galileo

Alcune date che hanno segnato la storia dell’astronomia grazie a Galileo:

- 11 febbraio 1609: Galileo informa Antonio de’ Medici dei suoi studi sulla meccanica ed in particolare sul moto dei proiettili e sulla resistenza dei materiali, aggiungendo di aver scoperto grandissime proprietà della natura per quanto riguarda l’acqua ed i fluidi in generale.

- Maggio 1609: Galileo termina l’Opera “De’ corpi gravi naturalmente mossi et de’ proietti”. Manifesta a Luca Valerio l’intenzione di parlarne con lui.

- 5 giugno 1609: Galileo comunica a Luca Valerio due principi relativi alla teoria del moto. Galileo aveva, a questo punto, scoperto l’esatto principio degli incrementi di velocità e stesa la scrittura “De motu naturaliter accelerato”.

- Giugno 1609: Giacomo Badovere annuncia a Galileo a Parigi la comparsa di uno strumento composto di lenti entro un tubo. Galileo quindi viene accidentalmente a sapere dell’esistenza di strumenti di tal genere; nell’estate del 1609, un olandese esibisce a Venezia “un occhiale, col quale le cose lontane si vedevano così perfettamente come se fussero state molto vicine”. Sul finire del 1608 un certo Hans Lipperhey, fabbricante di lenti ed occhiali di Meddleburg, aveva invano tentato di brevettare il cannocchiale e Paolo Sarpi, amico di Galileo, ne era a conoscenza già dal novembre dello stesso anno.

- Luglio – Agosto 1609: Galileo costruisce il suo primo cannocchiale.  Non ne fu l’inventore: le lenti erano già note da secoli come per esempio dimostrano alcuni affreschi che risalgono al 1352 e che raffigurano due cardinali i quali leggono aiutandosi con lenti correttive per la vista. All’epoca di Galileo gli occhiali si comperavano direttamente in negozi o rivolgendosi a venditori ambulanti.
Alla diffusione delle lenti corrispondeva tuttavia una mancanza di spiegazione delle loro proprietà. Gli studiosi di ottica erano, in generale, più inclini a studiare il comportamento ottico dei corpi che si ritenevano perfetti dal punto di vista geometrico, e cioè lo specchio piano e la sfera, trascurando quelle lenti che erano invece all’attenzione dei tecnici impegnati nella produzione e nella vendita di strumenti per la correzione dei difetti della vista.

- 21 agosto 1609: Galileo sale sul campanile di San Marco per mostrare ad alcuni patrizi veneti gli effetti del cannocchiale.

- 24 agosto 1609: Galileo si presenta alla Signoria di Venezia e fa dono ad essa del cannocchiale, accompagnato da una scrittura.

- Autunno 1609: Galileo fa ulteriori scoperte nella Luna, nella Via Lattea e nelle nebulose.

- 7 gennaio 1610: Galileo scopre tre satelliti di Giove.

- 13 gennaio 1610: Galileo scopre il quarto satellite mediceo.

- 30 gennaio 1610: Fa stampare il “Sidereus Nuncius” e ne fa incidere le figure. Un libro di poche pagine che eserciterà nella cultura del Seicento un ruolo imponente. Il contenuto delle scoperte in esso annunciate e le loro conseguenze sulla filosofia naturale e sulla concezione generale del mondo portarono a degli attacchi testimoniate in alcune lettere. Il “Sidereus Nuncius” può essere a ragion veduta considerato come uno dei libri più importanti che mai siano stati scritti.

- 1 marzo 1610: Licenza di stampa del “Sidereus Nuncius” dai Capi del Consiglio dei Dieci.

- 12 marzo 1610: Si pubblica a Venezia in 550 esemplari il “Sidereus Nuncius”, dedicato a Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana. La prima edizione trasforma radicalmente la vita di Galileo. Lasciata l’Università di Padova, nel giugno del 1610 ottiene il titolo di matematico e filosofo del Granduca fiorentino. L’incarico ufficiale ebbe inizio in ottobre. Il contratto poneva la condizione che non esistesse alcun obbligo d’insegnamento, così che egli potesse interamente dedicarsi alla ricerca. La fama circondava ormai Galileo in quale, da buon matematico conosciuto entro una ristretta cerchia di specialisti, era diventato l’uomo pubblico di cui si parlava ovunque.

Sabrina

Calendari lunari

Pubblicato su Astronomia il 6 Luglio 2009 da Sabrina

 

Luna BN

Nella tradizione occidentale (soprattutto con l’arrivo del Cristianesimo e l’adozione del calendario solare) l’opposizione tra Luna malefica e Sole benefico è una costante, come si capisce bene da tutta l’iconografia classica. Non esiste nulla di ciò nelle civiltà orientali e arabe che avevano adottato calendari lunari. Proviamo a vedere che differenza c’è tra le due scelte.
L’anno comprende dodici cicli lunari, alternativamente di 30 e 29 giorni, che danno un totale di 354 giorni. Lo scarto di 11,25 giorni rispetto all’anno solare fa in modo che il calendario musulmano comporti 19 anni di 355 giorni e 11 anni di 385 giorni (i cosiddetti “anni abbondanti”). Il primo giorno dell’anno primo (l’Egira) di questo calendario corrisponde al 16 luglio 632 dell’era cristiana.
Oltre ai calendari lunari e solari, esistono anche calendari lunari-solari. Si tratta di calendari sincronizzati sia con la durata dell’anno tropico che con quella del mese lunare. Per poter mantenere questa sincronia, occorre alternare anni di 12 e di 13 mesi. In questi calendari la data d’inizio delle stagioni si sposta in avanti o indietro d un anno all’altro, ma si mantiene sempre vicina (entro 12-13 giorni) a una data fissa. L’astronomo ateniese Metone (V secolo a. C.) aveva notato che 19 anni solari (ciclo di Metone) coincidevano con 235 lune (l’errore è di un’ora e 30 minuti). Ne deriva che il ciclo di 19 anni comprende dodici anni comuni e sette anni embolismici, dove un anno comune dura 354 giorni e alterna dodici mesi di 29 e 30 giorni, mentre un anno embolismico dura 384 giorni e alterna tredici mesi di 29 e 30 giorni.
Avviene lo stesso nel calendario ebraico e nell’antico calendario cinese.

Sabrina

Breve storia del calendario

Pubblicato su Astronomia il 5 Luglio 2009 da Sabrina

clessidra Se l’anno terrestre durasse un numero intero di giorni, non ci sarebbero problemi a stabilire un calendario. Ma i fatti sono noti: c’è un piccolo quarto di giorno  in più. Unica soluzione: gli anni bisestili. Ma è sempre stato così?

Il calendario giuliano

Per molti secoli, il calendario ufficiale è stato il calendario giuliano, stabilito da Giulio Cesare nel 45 a. C. Consigliato da Sosigene, Cesare aveva deciso di adottare un calendario solare piuttosto che lunare, come accadeva fino ad allora. La durata dell’anno solare era rimasta in 365.25 giorni, vale a dire con un errore di circa 11 minuti in più rispetto all’anno tropico.

L’anno giuliano è diviso in dodici mesi di trenta o trentuno giorni, eccezion fatta per febbraio che ne contiene 28 o 29 (ogni quattro anni). Da notare che il conteggio degli anni a partire dalla nascita di Cristo è stato introdotto solo nel VI secolo.

Il calendario gregoriano

Nel 1582, l’effetto di accumulo dell’errore di 11 minuti commesso da Sosigene, aveva spostato di ben tredici giorni il ritorno delle stagioni! Papa Gregorio XIII, su consiglio di Clavius, decise allora di recuperare dieci dei tredici giorni, cosicché la data dell’equinozio di primavera fosse di nuovo il 21 marzo, come era al momento del Concilio di Nicea (325 d. C.). Per fare in modo che l’errore di 11 minuti non ricominciasse, lentamente, ma in modo evidente, a spostare le stagioni, si decise anche che ci sarebbero stati meno anni bisestili. E’ per questo che, nel calendario gregoriano, gli anni divisibili per 4 hanno 366 giorni, eccezion fatta per quelli divisibili per 100 ma non per 400 (in tal modo, il 1700, il 1800 e il 1900 non sono stati bisestili, il 2000 lo è stato, il 2100, il 2200 e il 2300 non lo saranno, ecc.).

In questo calendario ci sono dunque 97 anni bisestili ogni 400 anni, vale a dire che l’anno solare è stimato essere pari a 365 più 97/400 = 365,2425 giorni.

Un ultimo errore

Alcuni paesi, come la Spagna, l’Italia e il Portogallo, hanno immediatamente accettato queste modifiche: in quei luoghi, il giorno successivo al 4 ottobre 1582 fu così il 15 ottobre 1582 (Santa Teresa d’Avila morì proprio in quella famosa lunga notte dal 4 al 15!).

La Francia (eccezione fatta per l’Alsazia-Lorena) li ha seguiti il 9 dicembre. Altri stati hanno adottato questo calendario solo molto più tardi: l’Inghilterra e le sue colonie nel 1752, la Svezia nel 1753, il Giappone nel 1783, la Cina nel 1912, la Russia nel 1918, la Grecia nel 1923, etc.

In realtà, c’è ancora un errore nel calendario gregoriano e per eliminarlo occorrerebbe che nessun anno divisibile per 400 fosse bisestile. Per il momento nessuna decisione è stata presa al riguardo, ma bisogna ammettere che non c’è alcuna fretta!

Sabrina

III. L’anno tropico

Pubblicato su Astronomia il 4 Luglio 2009 da Sabrina

Le stagioni

L’idea base di un calendario è quella di seguire il ciclo delle stagioni. Ma a che cosa corrispondono le stagioni da un punto di vista astronomico? Per capirlo, bisogna sapere che l’asse di rotazione della Terra, è l’asse immaginario intorno al quale la Terra ruota in un giorno, ma tale asse non è perpendicolare al piano dell’eclittica (quello dell’orbita terrestre). Lo spostamento è di circa 23 gradi e 27 primi: ci sono dunque dei momenti nell’anno in cui l’emisfero Nord è maggiormente rivolto verso il Sole e ne riceve i raggi in modo più diretto, altri momenti in cui è l’emisfero Sud che ne riceve di più. In particolare, quando il polo Nord è rivolto verso il Sole, l’emisfero settentrionale risulta più vicino all’astro e più esposto ai suoi raggi; l’emisfero meridionale si trova invece nel punto più lontano dal Sole e meno esposto alla sua luce. I due emisferi sono soggetti alle condizioni opposte quando la Terra è esattamente a metà della sua rivoluzione. Si tratta dei solstizi rispettivamente d’estate (20 o 21 giugno) e d’inverno (22 0 23 dicembre). Durante il solstizio d’estate la durata del giorno rispetto alla notte è massima sopra l’equatore e minima sotto; viceversa a quello d’inverno. Fra un solstizio e l’altro, quando la Terra raggiunge i punti intermedi fra i solstizi, i raggi solari che la colpiscono sono perpendicolari all’equatore: entrambi gli emisferi ricevono allora, per breve tempo, la stessa quantità di luce solare e il giorno ha quindi la medesima durata ovunque. Sono gli equinozi, che segnano l’inizio della primavera (20 o 21 marzo) e dell’auturnno (22 o 23 settembre).

Mettiamoci allora nel punto d’equinozio: facciamo partire il cronometro e aspettiamo il ritorno della Terra a questo equinozio. In tal modo vedremo quale delle nostre due misure precedenti era quella valida. Con questo metodo il cronometro si ferma sulla seguente misurazione:

365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi

Ancora differente… Questo è chiamato anno tropico, diverso come ben si vede dall’anno siderale e da quello anomalistico.

Quale dei tre anni è quello giusto? Da un punto di vista pratico, per l’elaborazione di un calendario, la risposta è senza dubbio: l’anno tropico. Sapere che la Terra è più o meno vicina al Sole (ciò a cui si riferisce l’anno anomalistico) è di poco interesse in quanto lo scarto tra le distanze estreme è lontano dall’essere sufficiente ad alterare il clima in modo decisivo.

Riguardo al tempo di ritorno delle stelle nel cielo, l’interesse pratico è sostanzialmente nullo. Il cammino delle stagioni, sul quale è tarato l’anno tropico, come pure il nostro calendario, è di gran lunga la cosa più importante per noi abitanti della Terra.

Sole di Mezzanotte dalla Norvegia

Fonte: http://arivederlestelle2009.blogspot.com/2009/03/equinozi-solstizi-e-lalternanza-delle_19.html . Il Sole di Mezzanotte in Norvegia.

Sabrina

II. L’anno anomalistico

Pubblicato su Astronomia il 3 Luglio 2009 da Sabrina

anno anomalistico

Esiste un modo per misurare l’anno senza servirsi delle stelle.

Consideriamo di nuovo l’orbita terrestre. Il punto punto in cui la Terra è più vicina al Sole viene chiamato perielio. Per misurare il tempo impiegato dalla Terra per compiere una rivoluzione attorno al Sole, si può procedere così: si attende che la Terra si trovi al perielio, si fa partire un cronometro e si aspetta con pazienza che vi ritorni (sembra facile a dirsi, ma nella pratica è molto difficile determinarne il momento preciso). Si arresta il cronometro per avere la misura dell’anno e il risultato è un po’ più grande di quello precedente, calcolato considerando una stella (e che abbiamo definito anno siderale):

365 giorni, 6 ore, 13 minuti e 53 secondi

Questa stima definisce l’anno anomalistico (il termine “anomalia” assume qui il significato tecnico preciso e indica l’angolo tra il perielio, il Sole e la Terra in un dato momento) il quale, a sorpresa, non ha la stessa durata dell’anno siderale.
E’ vero che la differenza non è grande, ma non va sottovalutata con il pretesto che i due valori sono quasi gli stessi: al contrario, bisogna tenerne conto. Se due calcoli di una stessa quantità non danno il medesimo risultato, la differenza, per quanto minima possa essere (nella misura in cui gli errori sperimentali sono trascurabili), manifesta una lacuna teorica che si dovrebbe colmare.
Continua…
Sabrina

Il fumetto di Fiami

Pubblicato su News il 2 Luglio 2009 da Sabrina

logo_cleup

So di aver interessato e incuriosito molte persone nel progetto “Le Vite di Galileo”, fumetto ufficiale dell’Anno dell’Astronomia 2009 realizzato dal fumettista (mio grande amico) svizzero Fiami (http://www.fiami.ch ). Ieri sono andata a trovare Andreina Bardus, capo responsabile della Redazione Cleup (http://www.cleup.it) per visionare la bozza in italiano. Non l’avevo mai annunciato pubblicamente, ma sono la traduttrice del fumetto e vedere la copia in bianco e nero è stata per me una grandissima emozione…

Vorrei qui ringraziare Andreina, Cristiana e Marta che lavorano alla Cleup e che hanno creduto in questo fumetto fin dall’inizio. Ma naturalmente, ringrazio Fiami, un’occasione così speciale non l’avevo mai vissuta e spero che assieme ad Andreina sia per lui un bel regalo che l’Italia, sua seconda patria, gli fa.

Galileo

Naturalmente, non mancherò di tenervi informati sui futuri sviluppi.

Sabrina

Quanto tempo dura un anno?

Pubblicato su Astronomia il 2 Luglio 2009 da Sabrina

Orbita terrestre

Ogni 1 gennaio dobbiamo sostituire il vecchio calendario con quello nuovo. Come si fa a misurare il tempo che trascorre tra il primo gennaio e il 31 dicembre di uno stesso anno? Un anno che naturalmente misuriamo col calendario, ma non è così semplice. Occorre anche mettersi d’accordo sulla durata che si presume debba avere un anno.

I. L’anno siderale

Un anno è il tempo impiegato dalla Terra per compiere un giro intorno al Sole. Espresso in giorni è un po’ più di 365. Il numero non è intero: ecco una fonte di complicazioni, ma in realtà i problemi sono più di uno.
Per capire quanto tempo in più di 365 giorni e per averne una misura, l’idea più semplice consiste nell’utilizzare le stelle. La Terra ruota intorno al Sole secondo un’orbita ellittica, in realtà si tratta praticamente di un cerchio, senonchè il centro di questo cerchio (o ellisse) non è il Sole stesso. D’altra parte le stelle sono distanti, talmente distanti che non è una forzatura per le nostre valutazioni immaginare che esse siano tutte ridotte a dei punti immobili. In questa approssimazione, per conoscere il tempo impiegato dalla Terra a compiere un giro intorno al Sole, si prende una stella qualunque sul piano dell’orbita terrestre, che viene chiamato piano dell’eclittica, e si attende che il Sole passi proprio davanti ad essa. Non appena il Sole ci nasconde la stella scelta, si fa partire un cronometro. La Terra compie il suo “piccolo giro” fino a ritrovarsi di nuovo allineata con il Sole e la stella. A quel punto, si ferma il cronometro, che ci indica la seguente misura;

365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi

In realtà, nella pratica, occorre essere un po’ più abili, poiché il Sole, con la sua straordinaria luminosità, offusca senza pietà la debole luce della nostra stella di riferimento. A parte questo, il metodo funziona. La misura precedente definisce l’anno siderale, così chiamato perché si calcola a partire dalle stelle.

Ma esiste un modo per misurare l’anno senza servirsi delle stelle.

Continua
Sabrina