
Nel maestoso poema di Dante, l’Inferno è una voragine conica che si spinge sino al centro della Terra. Tutto attorno alla parete interna i luoghi di punizione sono suddivisi in terrazzi circolari di diametro gradualmente decrescente, in modo che coloro che si sono macchiati dei peccati peggiori si trovino più vicini al vertice del cono, dove risiede Lucifero, conficcato esattamente al centro della Terra. Quando Dante e la sua guida Virgilio hanno superato il punto più basso dell’abisso e continuano il loro cammino in linea retta, Dante si volta indietro e vede Lucifero “le gambe in su tenere”; alle sue domande Virgilio spiega che ormai hanno cominciato a salire dall’altra parte della Terra. Il Purgatorio è un’ampia collina di forma conica che sorge dall’oceano nel punto diametralmente opposto a Gerusalemme, il “colmo” della “gran secca”, ossia il centro delle terre emerse. Superate le sette cornici del monte, e raggiunto al suo culmine in paradiso terrestre, al poeta è finalmente permesso ascendere alle stelle celesti. Queste sono, naturalmente, dieci: la prima è quella della Luna (sino alla quale giunge l’aria); poi seguono le sfere di Mercurio, di Venere (in cui “s’impunta” l’ombra terrestre), del Sole, di Marte, di Giove e di Saturno. In ognuna di queste sfere appaiono a Dante spiriti beati, i quali hanno però la loro residenza nell’Empireo, per illustrargli la gloria gradualmente crescente di cui sono stati giudicati degni e per indicargli i loro anteriori caratteri e temperamenti terreni, che erano stati influenzati principalmente da uno dei sette pianeti. Nel Convito II, 14-15, Dante spiega che le prime sette sfere corrispondono al Trivio e al Quadrivio delle sette arti liberali. Al esempio, Mercurio, il pianeta più piccolo e più velato dai raggi del Sole, corrisponde alla Dialettica, un’arte meno concreta e più velata di ogni altra, poiché procede con argomenti sofistici e incerti. L’ottava sfera, o sfera stellata, corrisponde alla Fisica e alla Medicina, la nona alla Scienza Morale e il decimo cielo o Empireo alla Teologia.
L’ottava sfera è quelle delle stelle fisse, la nona è il Primo Mobile, la velocità del quale è quasi inconcepibile a causa del fervido desiderio di ogni parte di esso di congiungersi all’ultimo e più divino cielo, il decimo cielo o Empireo, sede di Dio. Le nove sfere sono mosse da tre triadi di intelligenze angeliche: i Serafini muovono il Primo Mobile, i Cherubini le stelle fisse, i Troni la sfera di Saturno e così via fino alla sfera della Luna, che è affidata agli angeli. Nell’undicesimo canto del Purgatorio c’è una chiara allusione alla precessione degli equinozi, o come allora si supponeva, della sfera delle stelle fisse: il “cerchio che più tardi in cielo è torto”. Nella Divina Commedia c’è solo una vaga allusione agli epicicli (Paradiso, VIII, 2: “Che la bella Ciprigna il folle amore / Raggiasse, volta nel terzo epiciclo”); dei pianeti si dice semplicemente che si muovono sull’eclittica (Paradiso, X, 7-9: “Leva dunque, Lettor all’alte rote / Meco la vista dritto a quella parte / Dove l’un moto e l’altro si percote”), ed è curioso osservare che il moto del Sole si dice che ha luogo lungo spirali, proprio come Platone aveva detto nel Timeo. In realtà, vi si parla di spire, ossia di giri che il Sole compie intorno alla Terra. Spira indica semplicemente un moto circolare che si avvolge su se stesso, “come un filo avvolto su per un bastone”. Un’altra antica nozione troviamo nell’osservazione che la sfera della Luna ha il moto più lento. Quando Colombo nel 1498, in prossimità della costa dell’America Meridionale, si rese conto della corrente costante (proveniente dall’Orinoco), che contrastava il moto delle sue caravelle, pensò di essere giunto vicino al punto più alto del mare, da cui l’acqua scorre verso il basso.

Per tutta la sua vita Dante manifestò un interesse profondo per la cosmografia. Nel 1320, l’anno prima della sua morte, tenne una lezione De acqua et terra per confutare l’opinione espressa più volte nel Medioevo, e anche dopo, che la superficie dell’acqua e della terra non fosse parte di una stessa sfera, ma che il nostro pianeta constasse di una sfera della terra e di una sfera dell’acqua, con centri distinti.
Dante morì nel 1321, quasi esattamente mille anni dopo che l’imperatore Costantino aveva fatto della fede cristiana la religione di stato dell’Impero Romano. Era stato un periodo lunghissimo e quasi del tutto stagnante; al termine di esso l’umanità occupava esattamente, per quanto concerne la cultura, lo stesso posto che al suo inizio; e anche la scienza, la filosofia e la poesia greca erano ancora così imperfettamente note in Occidente che non si era potuta fare alcun serio tentativo di costruire sulle fondamenta da loro offerte. Per secoli gli uomini avevano continuato a rimuginare sul primo capitolo della Genesi; poi, faticosamente, avevano ottenuto l’ascolto compilatori come Plinio e Marziano Capella; e infine era stato scoperto Aristotele, che quasi subito era stato accettato come la guida infallibile.
Sabrina




Se l’anno terrestre durasse un numero intero di giorni, non ci sarebbero problemi a stabilire un calendario. Ma i fatti sono noti: c’è un piccolo quarto di giorno in più. Unica soluzione: gli anni bisestili. Ma è sempre stato così?




