Il tornado su Oklahoma visto da un satellite della NASA

•21 maggio 2013 • Lascia un commento

Oklahoma_Strong StormsCrediti: NASA/Goddard/Jeff Schmaltz/MODIS Land Rapid Response Team.

Questa immagine mostra il sistema temporalesco che ha generato il tornado di categoria F-4 nella città di Moore, Oklahoma, e ripresa dallo strumento Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) della NASA a bordo di Aqua, uno dei satelliti Earth Observing System (EOS).

L’immagine è stata catturata il 20 maggio 2013 alle ore 19:40 UTC (2:40 p.m. CDT) all’inizio della sua devastazione.

superthunderstorm-Tornado Oklahoma

Crediti: NASA/Jeff Schmaltz, LANCE/EOSDIS MODIS Rapid Response Team at NASA Goddard; caption by Adam Voiland. 

La stessa immagine è stata elaborata da Adam Voiland del Goddard Space Flight Center della NASA: la linea rossa mostra il percorso del tornado. Il tornado ha toccato terra a ovest di Newcastle alle ore 14:56 ora locale e si è mosso verso nord-est in direzione di Moore, dove ha causato decine di morti e distruzione a larga scala.

Il tornato si è dissipato alle ore 15:36 ora locale dopo aver viaggiato per circa 32 chilometri (circa 20 miglia).

Il numero di morti è stato aggiornato: 24 morti di cui 9 bambini. I soccorsi continuano senza sosta in queste ore. Nelle prossime ore ancora allerta tornado. Tali tornado potrebbero portare anche alluvioni e allagamenti.

Fonte NASA Gallery-Strong Storms Over Oklahoma: http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_2513.html

NASA – Satellites See Storm System that Created Moore, Okla., Tornado- http://www.nasa.gov/topics/earth/features/moore-tornado.html

Sabrina

Tornado devastante in Oklahoma

•21 maggio 2013 • Lascia un commento

Tornado Oklahoma

Moore, Oklahoma, USA: Un tornado si muove sopra le case della cittadina di Moore, in Oklahoma, lunedì 20 maggio 2013, che ha spazzolato via tutta la periferia della città, sollevando in aria i cavalli che si trovavano in una stalla locale e distruggendo completamente abitazioni, scuole, edifici pubblici e tutto quello che trovava nel suo cammino. La sua furia si è abbattuta su una scuola elementare causando la morte di venti bimbi. Crediti: Minnesota Public Radio News.

Uno spaventoso tornado si è battuto sulla città di Moore, una cittadina di 41 mila abitanti a circa 15 miglia a sud di Oklahoma City, Oklahoma, distrugendo tutto quello che trovava. Le stime sono di un tornado di 3,2 chilometri di diametro con una velocità di oltre 300 chilometri all’ora e che ha spazzalato via tutto quello che incontrava per una quarantina di minuti.

Oklahoma_Tornado SuperstitiUna mamma porta in salvo la sua bambina in mezzo alle rovine della scuola elementare Plaza Towers Elementary School, a Moore, Oklahoma. Il tornado largo circa 1,6 chilometri, con venti che arrivavano a 300 chilometri all’ora, ha compiuto lo stesso percorso che aveva compiuto un precedente tornado nel 1999. Un altro tornado si era sviluppato sempre sulla città di Moore nel 2003. Crediti: Minnesota Public Radio News.

Si parla di 91 morti, di cui venti bambini che si erano rifugiati nella Scuola elementare Plaza Towers; trenta bambini sono stati tirati fuori dalle macerie, ma ce ne sarebbero almeno altri dodici sotto. Qualcuno riferisce di aver avvertito delle urla sotto le macerie e i lavori sono continuati tutta la notte.

Tornado Moore PoliceLa polizia di Moore scava tra le rovine alla ricerca di bambini superstiti nella Plaza Towers Elementary School rasa al suolo dal tornado. Crediti: Minnesota Public Radio News.

Un uragano è una tempesta molto violenta che si forma sopra sugli oceani e non sulla terra come si ha nel caso del tornado. Un uragano è caratterizzato da venti che soffiano intorno a un’area centrale di calma che viene chiamata “occhio del ciclone”. La velocità del vento deve raggiungere almeno i 64 nodi (che pari a circa 120 Km/h essendo 1 nodo = 1,852 Km/h). Prima di diventare uragano, si parla di depressione tropicale e poi tempesta tropicale e allo stesso modo queste due definizioni si applicano quando il tornado diminuisce la sua velocità e quindi la sua potenza, soprattutto quando arriva in una zona di terraferma dove non riesce a trovare l’energia sufficiente che invece aveva in mare.

Il tornado, come quello che si è abbattuto in Oklahoma si forma dallo scontro di due correnti di aria calda e fredda, in particolare quando al suolo c’è molta aria calda e in quota aria fredda. E’ proprio col tornado che si scatenano i venti più forti e che possono arrivare a toccare velocità dell’ordine dei 500 chilometri allora.

Hurricane Irene from spaceL’uragano Irene visto dallo spazio. Credti NASA. Qui sotto un dettaglio del suo passaggio nell’agosto 2011. Crediti NASA.

Irene-GOES-LARGE-2011 08 27

Per altre foto, vi suggerisco: MPRnews: Photos: Major tornado outbreak in Oklahoma – 20 maggio 2013: http://minnesota.publicradio.org/display/web/2013/05/20/weather/photos-oklahoma-tornado da cui ho tratto queste immagini.
Altre informazioni su CNN: Oklahoma City tornado: Get the latest developments in this disaster http://www.cnn.com/2013/05/20/us/oklahoma-tornado-developments/index.html

Sabrina

Un potente impatto sulla Luna

•19 maggio 2013 • Lascia un commento

Impact on the Moon

Frame da un video montato su un telescopio della NASA che ha catturato il flash verificatosi venerdì scorso 17 maggio 2013. Crediti: NASA/Robert Suggs.

Un meteorite ha colpito la superficie della Luna, provocando un’esplosione ben visibile da Terra ad occhio nudo. Questo è quanto afferma la NASA in un comunicato stampa di venerdì scorso, 17 maggio 2013 dove afferma che l’evento è durato poco, circa un secondo e per questo può non essere stato osservato da osservatori terrestri.

“E’ esploso provocando una luce quasi dieci volte più intensa di qualsiasi altro oggetto sia stato osservato in precedenza” ha affermato Bill Cooke del Meteoroid Environment Office della NASA.
Gli astronomi della NASA stanno monitorando la Luna da almeno otto anni in modo dettagliato, andando alla ricerca di esplosioni provocate da meteoroidi sulla sua superficie e che rientra all’interno di un programma di ricerca di nuovi detriti spaziali che potrebbero colpire la Terra. La NASA afferma di rilevare in media centinaia di impatti meteoritici sul nostro satellite.

Nessuno di questi meteoriti può comunque eguagliare l’esplosione che si è avuta lo scorso venerdì. La NASA stima che l’oggetto doveva avere dimensioni di circa 40 chilometri di diametro e una larghezza di circa mezzo metro, con una velocità di circa 65,000 miglia all’ora, circa 25 034 m / s, e con una potenza sprigionata pari a 5 tonnellate di TNT.

Ron Suggs, un analista del Marshall Space Flight Center è stato il primo a notare l’impatto in un video digitale registrato da uno dei telescopi (e l’immagine di apertura è tratta da questo vdeo) del programma di monitoraggio.

“Si continuerà a fare osservazioni meticolose anche il prossimo anno, per un’evenutale replica l’anno prossimo, quando il sistema Terra-Luna transiterà nella stessa regione di spazio” ha affermato Cooke.

Un’esplosione sulla Luna avviene in assenza di ossigeno. Il lampo di luce non è deriva da alcun tipo di combustione, come noi di solito spieghiamo avvengono le esplosioni sulla Terra, ma dalla roccia fusa incandescente nel sito d’impatto.

Meteoroid Environment Office - http://www.nasa.gov/offices/meo/home/index.html
Fonte CNN – Bright explosion on moon visible from Earth, NASA says -  http://www.cnn.com/2013/05/18/tech/moon-explosion/index.html?hpt=hp_t2

Sabrina

Una nuova stima degli impatti meteoritici su Marte da HiRISE

•16 maggio 2013 • Lascia un commento

Mars-NASA

I ricercatori della NASA utilizzando delle immagini dal Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) hanno stimato che il pianeta venga bombardato da più di duecento asteroidi o piccole comete ogni anno, formando crateri di almeno 3,9 metri di diametro.

Sono stati identificati in particolare 248 nuovi siti di impatto sulla superificie di Marte nell’ultimo decennio dalle immagini della sonda per determinare l’epoca in cui si sono formati. La stima di 200 crateri all’anno è un calcolo basato sui ritrovamenti che si sono avuti da una survey sistematica di una parte del pianeta.

High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) di MRO è una camera che ha permesso di riprendere immagini di questi crateri recenti prima e dopo altre immagini ottenute da altre camere, per comprendere il momento della loro formazione. Questa combinazione ha fornito un nuovo modo per fare misure dirette del tasso di impatto su Marte. Questo porterà a una migliore stima dell’età delle recenti caratteristiche su Marte, alcune delle quali potrebbero essere state la causa dei cambiamenti climatici.

HiRISE_Craters on Mars

Fonte HiRISE: http://www.uahirise.org/sim/images/craters-l.jpg. Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS/Univ. of Arizona

“E’ emozionante trovare questi nuovi crateri proprio dopo la loro formazione” ha affermato Ingrid Daubar dell’University of Arizona, Tucson, primo autrice dell’articlo pubblicato online questo mese dalla rivista Icarus. “Ci ricorda che Marte è un pianeta attivo, e che possiamo studiarne i processi che stanno avvenendo oggi”.

Questi asteroidi o frammenti di comete tipicamente non hanno dimensioni superiori a uno o due metri di diametro. Le rocce che per la Terra sono troppo piccole per raggiungere la sua superficie a causa dello spesso strato atmosferico, su Marte vengono, invece, a formare dei crateri, perchè il Pianeta Rosso ha un’atmosfera molto più sottile.

HiRISE ha individuato i luoghi dove sono apparse delle macchie scure durante l’intervallo di tempo tra le immagini prese dalla sonda Context Camera (CTX) e da altre sonde. La nuova stima sulla frequenza di formazione di crateri è basata sulla frazione dei 248 nuovi crateri che si sono formati e che sono stati rilevati in queste immagini, e rappresenta un controllo sistematico della frazione di suolo polveroso del pianeta con la CTX a partire dalla fine del 2006. Gli impatti vengono a modificare la parte polverosa del suolo portando alla formazione di zone di impatto ben evidenti. In questa parte della ricerca sono stati evidenziati ben 44 siti di impatti recenti.

La meteorite sopra i cieli di Chelyabinsk, in Russia, lo scorso 15 febbraio 2013 era dieci volte maggiore delle dimensioni medie di questi oggetti che impattano su Marte.

Le stime della frequenza di impatto e della formazione di nuovi crateri sono utili come metro di misura per i ricercatori per una stima dell’età delle superfici esposte su Marte oltre che su altri mondi.

Daubar e gli altri autori della ricerca hanno calcolato il tasso di formazione di crateri con almeno 3,9 metri di diametro. Tale valore è in media pari a uno all’anno per ciascuna area della superficie marziana, ossia pari a circa lo lo spazio occupato dallo stato del Texas. Stime precedenti avevano portato ad una stima tra le tre e le dieci volte maggiore all’anno. Tali stime erano basate su studi di crateri sulla Luna e sull’età delle rocce lunari raccolte durante le missioni Apollo della NASA dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Settanta.

“Marte ora ha la migliore stima di formazione di crateri di tutti i pianeti del nostro Sistema Solare” ha affermato il Principal Investigator di HiRISE, Alfred McEwen dell’University of Arizona, secondo autore del paper.

MRO ha esaminato Marte con tutti i suoi sei strumenti a partire dal 2006.
“La longevità di questa missione è quella di fornire una meravigliosa opportunità per indagare i cambiamenti su Marte” ha affermato il Deputy Project Scientist di MRO, Leslie Tamppan del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California.

Articolo: I. J. Daubar, A. S. McEwen, S. Byrne, M. R. Kennedy, B. Ivanov, The Current Martian Cratering Rate, Icarus,
disponibile online: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0019103513001693

Per maggiori informazioni sui crateri vi suggerisco il sito di HiRISE: http://uahirise.org/sim
Per notizie su HiRISE: http://hirise.lpl.arizona.edu
MRO: http://www.nasa.gov/mro
Fonte NASA – News Releases – NASA Probe Counts Space Rock Impacts on Mars -
http://www.nasa.gov/home/hqnews/2013/may/HQ_13-142_Mars_MRO_Craters.html

Per approfondimenti: NASA Gallery – Fresh Cluster of Impact Craters on Mars - http://www.nasa.gov/mission_pages/MRO/multimedia/pia16928.html

Sabrina

Asteroide 2013 JM22 stasera in diretta su Virtual Telescope Project

•15 maggio 2013 • Lascia un commento

NEA 2013 JM22 asteroide

E’ stato scoperto il 12 maggio 2013 dal Catalina Sky Survey l’asteroide Near Earth Asteroid 2013 JM22 di circa 100 metri di diametro che domani sera, 16 maggio 2013, avrà un incontro ravvicinato con la Terra, pari  ad una distanza minima di 3 milioni di chilometri, circa 7,8 volte la distanza Terra-Luna.

Stasera alle ore 20.00 UT il Virtual Telescope Project seguirà l’asteroide mentre solca i cieli del nord.

Per poter seguire il fenomeno vi suggerisco di connettervi su: http://www.virtualtelescope.eu/2013/05/14/near-earth-asteroid-2013-jm22-close-approach-online-event-15-may-2013/

Home Page del Virtual Telescope Project: http://www.virtualtelescope.eu/

Fonte: Virtual Telescope Project.

Sabrina

Un landing perfetto per la Spedizione 35 della Stazione Spaziale Internazionale

•15 maggio 2013 • Lascia un commento

Expedition 35 landing

Il landing della Soyuz TMA-07M in Kazakistan, ieri 14 maggio 2013. Si conclude così la Spedizione 35 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Crediti: NASA/Carla Cioffi

La navetta spaziale Soyuz TMA-07M è atterrata ieri 14 maggio 2013 in una zona remota vicino alla città di Zhezkazgan, in Kazakhstan, con a bordo la Spedizione 35 (Expedition 35) della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) formata dal Comandante Chris Hadfield dell’Agenzia Spaziale Canadese (Canadian Space Agency, CSA), l’ingegnere di volo della NASA Tom Marshburn e dall’ingegnere di volo russo Roman Romanenko dell’Agenzia Spaziale Federale Russa (Russian Federal Space Agency, Roscosmos).

I tre astronauti sono rimasti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per cinque mesi dove hanno prestato servizio come membri della spedizione 34 e 35. La missione di rientro, con lo sganciamento dalla ISS, è iniziata alle ore 19.08 EDT ed è terminata alle ore 20.31 EDT (8.31 ora locale di Zhezkazgan) del 14 maggio 2013.

Hadfield, Romanenko e Marshburn hanno viaggiato per oltre 62 milioni di miglia compiendo 2336 orbite attorno alla Terra. Erano partiti il 21 dicembre 2012, realizzando in questo modo una permanenza nello spazio di 146 giorni, 144 dei quali a bordo della ISS.

Pavel Vinogradov della Roscosmos è attualmente il comandante dell’Expedition 36. E’ affiancato dall’ingegnere di volo della NASA Chris Cassidy e dal cosmonauta russo Alexander Misurkin. I tre membri dell’equipaggio lavoreranno insieme ad altri tre astronauti, l’ingegnere di volo della NASA Karen Nyberg, il cosmonauta russo Fyodor Yurchikhin e l’ingegnere di volo dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Luca Parmitano che raggiungeranno la ISS il prossimo 28 maggio 2013.

Siamo pronti a seguire in diretta il lancio di questa missione che porterà il nostro Luca alla sua prima missione a bordo della ISS, dove rimarrà per sei mesi. In programma anche due passeggiate spaziali.

Expedition 36

Expedition 36, formata dal Comandante Pavel Vinogradov (a sinistra in basso) e dall’ingegnere di volo Fyodor Yurchikhin (a destra in basso). Dietro di loro, da sinistra: gli ingegneri di volo Alexander Misurkin, Chris Cassidy, Luca Parmitano e Karen Nyberg. Crediti: NASA. Cliccare per ingrandire. Fonte: http://www.nasa.gov/mission_pages/station/expeditions/expedition36/index.html

L’astronauta canadese Chris Hadfield con questo video, dove canta Space Oddity a bordo della ISS, ha fatto il giro del mondo.

Altre informazioni su:
NASA Astronauts – https://twitter.com/@NASA_Astronauts
International Space Station – NASA-Station Crew Off Duty Tuesday, Expedition 35 Crew Lands Monday  – http://www.nasa.gov/mission_pages/station/expeditions/expedition36/e36_051413.html
NASA Gallery – Expedition 35 Landing - http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_2509.html

Sabrina

Il Premio Pierazzo per gli studenti laureati in ricordo di Betty del Planetary Science Institute

•14 maggio 2013 • 2 commenti

MiniPlanetarySystem
Rappresentazione artistica di un pianeta e della sua stella. Crediti: NASA.

Il Planetary Science Institute ha istituito il premio annuale The Pierazzo International Student Travel Award che sostiene e incoraggia gli studenti laureati alla collaborazione e alle relazioni internazionali nel campo delle Scienze Planetarie.

The Pierazzo International Student Travel Award è stato annunciato ufficialmente lo scorso 8 maggio 2013 in memoria della Senior Scientist Betty (Elisabetta) Pierazzo, nata a Noale, Venezia, e che lavorava presso il Planetary Science Institute di Tucson, Arizona, un’esperta nel campo dei modelli di impatto di asteroidi e comete in tutto il Sistema Solare, oltre che un’esperta nell’ambito dell’astrobiologia e degli effetti ambienti prodotti dagli impatti sia su pianeti come Terra e Marte.

Il suo lavoro spaziava dalle intuizioni dettagliate sull’impatto di Chicxulub, che ha causato l’estinzione dei dinosauri, al ricavare dei vincoli nello  spessore della crosta ghiacciata del satellite di Giove, Europa. Oltre a questo si era occupata anche dello sviluppo della vita esplorando il trasporto di sostanze organiche da parte delle comete sui pianeti e su Europa, e allo studio della creazione di sistemi idro-termici sotterranei formatesi a causa di urti che possono aver creato siti favorevoli per la vita sul pianeta Marte.

Elisabetta Pierazzo con il Koala

Elisabetta Pierazzo abbraccia un koala. Crediti: PSI/Pierazzo/HomePage: http://www.psi.edu/about/staff/betty/Personal.html

Una delle sue più grandi ricerche era quella dedicata al Meteor Crater in Arizona facendo diverse apparizioni in trasmissioni nazionali e internazionali, tra cui National Geographic, dove spiegava la formazione di questa ben nota struttura.

Due premi verranno assegnati ogni anno: uno verrà aseggnato allo studente laureato che lavori nel suo Dottorato di ricerca presso un Istituto degli Stati Uniti, per sostenere i viaggi per vari meeting di carattere scientifico, come conferenze e workshop al di fuori degli Stati Uniti; il secondo premio sarà dato ad uno studente laureato che lavori nel suo Dottorato di ricerca presso un Istituto al di fuori degli Stati Uniti per sostenere i viaggi di conferenze e workshop nell’ambito delle Scienze planetarie negli Stati Uniti. Ogni premio consisterà in un certificato e in un compenso economico fino a 2 000 dollari.

“Sono molto contento che il Planetariy Science Institute possa offrire un’opportunità agli studenti laureati di incontrare e costruire nuove collaborazioni a lungo termine con colleghi planetologi di altri paesi in un momento in cui il supporto per i viaggi di conferenze a livello internazionale è stato tagliato dalla NASA ” ha affermato il Direttore del Planetary Science Institute Mark Sykes e anche PSI CEO. “L’esplorazione del Sistema Solare è sempre più internazionale. Con questo premio onoriamo Betty per aiutare a costruire dei ponti tra gli Stati Uniti e le altre nazioni”.

Elisabetta era una mente aperta, geniale, rigorosa e sistematica nel suo approccio alla scienza. Ha riconosciuto la necessità del confronto e la validità numerica di diversi codici complessi per modellare gli impatti ed i crateri da esplosione, organizzando e sollecitando la comunità scientifica nel realizzare questo importante studio.

Elisabetta si era trasferita negli Stati Uniti nel 1989; l’anno successivo frequentava la scuola di specializzazione presso il Department of Planetary Sciences dell’Università dell’Arizona ricevendo il suo PhD nel 1997. La qualità del suo lavoro è stata riconosciuta dall’Università dell’Arizona con il Premio “P. Gerard Kuiper Memorial Award”. Elisabetta ha continuato a studiare all’Università dell”Arizona come Research Associate (Ricercatore Associato), e nel 2002 passò al Planetary Science Institute come Research Scientist. E ‘stata promossa a Senior Scientist nel 2007.

Negli ultimi sei mesi, Elisabetta ha combattuto una rara forma di cancro. Non ha mai voluto lasciarsi sopraffare dalla malattia, ha reagito e la sua mente era sempre rivolta al futuro. Nell’ultima settimana della sua vita, così si legge nel Memorial lasciato dal suo staff, nel mezzo del trattamento chemioterapico, correggeva i compiti della sua classe, lavorava su vari articoli di ricerca, scriveva recensioni e preparava nuove proposte di lavoro di tipo educativo con i suoi colleghi, pur sempre trovando il tempo per trascorrere momenti preziosi con la sua famiglia e gli amici. Improvvisamente e’ stata colpita da una embolia polmonare.

Voglio ringraziare il fratello Flavio che ho rivisto pochi giorni fa e che mi ha dato l’a prima ispirazione per il post;  il marito Keith, incontrato l’anno scorso in occasione del primo anniversario della scomparsa, una persona di grande cultura e simpatia. Voglio anche ringraziare Raj Pillai per avermi dato l’input per finire l’articolo e per la piacevole chiacchieraa su Betty.

Altri articoli correlati:
Nuovi studi sull’estinzione dei dinosauri – http://tuttidentro.wordpress.com/2010/06/21/nuovi-studi-sullestinzione-dei-dinosauri/
Elisabetta, ci mancherai – http://tuttidentro.wordpress.com/2011/06/28/elisabetta-ci-mancherai/
Ancora mistero sull’asteroide che estinse i dinosauri – http://tuttidentro.wordpress.com/2011/09/27/ancora-mistero-sullasteroide-che-estinse-i-dinosauri/

Fonte Planetary Science Institute – Pierazzo International Student Travel Award Established by PSI : http://www.psi.edu/news/press-releases

Memoriale per Elisabetta al Planetary Science Institute: http://www.psi.edu/memorial/betty_it.html in italiano;
La sua pagina: http://www.psi.edu/~betty/
Sito web del Planetary Science Institute: http://www.psi.edu/
Altre pagine dedicate a lei:
La sua pagina di vita personale: http://www.psi.edu/about/staff/betty/Personal.html
http://www.psi.edu/about/staff/betty/betty.html

Sabrina

 
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